Le proteine animali non fanno bene alla salute

637

Giorno dopo giorno si moltiplicano gli studi, che confermano il danno di un regime alimentare carnico.

Non ci rimanga male nessuno, ma una dieta ricca di proteine animali non fa bene alla salute. La nuova conferma arriva da uno studio dell’Università della Finlandia orientale, che è stato pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.

Questa ricerca ha individuato come gli uomini che prediligevano una dieta con molte proteine animali (più di 200 grammi al giorno) avevano un rischio maggiore di morte (+23%) nell’arco di 20 anni rispetto a chi faceva una dieta più equilibrata (con meno di 100 grammi al giorno di carne).

A partecipare allo studio sono state 2.600 persone e i ricercatori hanno selezionato chi mangiava principalmente carne rossa. La ricerca ha anche rilevato che un elevato apporto complessivo di proteine alimentari era associato a un maggior rischio di morte negli uomini a cui era stato diagnosticato, all’inizio dello studio, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari o il cancro.

Già analisi precedenti avevano suggerito che un elevato apporto di proteine animali, e in particolare il consumo di carni lavorate come salsicce e salumi, è associato ad un aumentato rischio di morte. Del resto, essendo troppo ricca di grassi, la carne favorisce lo sviluppo di tutte le malattie degenerative come quelle cardiovascolari ed il cancro.

Troppo ricca di proteine, la carne può essere causa di insufficienza renale. L’alimentazione ricca di albumine e grassi favorisce la proliferazione dei batteri della putrefazione, con malassorbimento delle vitamine e produzione di sostanze cancerogene come il ciclopentantrene.

Le feci e le urine delle persone che mangiano la carne contengono sostanze mutagene, capaci, cioè di modificare in modo permanente il patrimonio genetico delle cellule, sostanze che scompaiono passando all’alimentazione vegetariana per ricomparire con la ripresa di una dieta mista.

Per quanto riguarda una dieta vegetariana/vegana, umenta la resistenza fisica grazie ad una notevole presenza di amidi, nei cereali, nei legumi secchi, nella manioca e nelle patate, che vengono depositati come riserva energetica sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli.

Evita la stitichezza grazie all’elevata presenza di fibre che regolarizzano il transito intestinale. Riduce i rischi di malattie cardiocircolatorie e cancro grazie ad una percentuale di lipidi meno elevata e più equilibrata; riduce il rischio di altre malattie degenerative fra le più comuni della nostra società, come: artrite, artrosi, diabete, obesità, osteoporosi.

Inoltre, spostando l’equilibrio acido-base dell’organismo verso l’alcalinità può prevenire il riacutizzarsi delle patologie cronico-degenerative. Uno studio recente, pubblicato su ‘The Lancet’, definito “l’analisi più completa degli effetti della dieta sulla salute” parla chiaro: un regime alimentare sbagliato è stato responsabile nel 2017 di 10,9 milioni di morti (contro gli 8 mln di decessi associati al tabacco e i 10,4 mln da ipertensione), pari al 22% delle morti registrate fra gli adulti.

Prima causa le malattie cardiovascolari, seguite da tumori e diabete. Benché, sempre stando all’analisi, l’effetto dei singoli fattori dietetici sia variabile da un Paese all’altro, ci sono 3 abitudini che ‘coprono’ più della metà dei decessi associati a una cattiva alimentazione e 2 terzi (66%) dei Dalys: basso apporto di cereali integrali, poca frutta, alto consumo di sodio.

L’altra metà delle morti e il 34% dei Dalys vengono invece ricondotti a un elevato consumo di carne rossa, carni lavorate, bibite zuccherate e acidi grassi.