Glifosato, la Corte Ue annulla il divieto per l’accesso agli studi per la tossicità

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Ma cosa ci nascondono?

La Corte Ue ha annullato le decisioni con cui l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha negato l’accesso agli studi sulla tossicità e la cancerogenicità del glifosato, la sostanza attiva presente nell’erbicida Roundup – il più venduto al mondo – prodotto dalla multinazionale americana Monsanto.

“L’interesse del pubblico ad accedere alle informazioni – secondo quanto stabilito dai giudici europei – è non solo quello di sapere che cosa è, o prevedibilmente sarà, rilasciato nell’ambiente, ma anche quello di comprendere il modo in cui l’ambiente rischia di essere danneggiato dalle azioni in questione”.

La sentenza riguarda le cause presentate da quattro eurodeputati e un cittadino che si erano appellati ai giudici Ue a seguito del rifiuto dell’Efsa di consentire l’accesso agli studi di tossicità non pubblicati. Tali studi riguardavano la dose giornaliera ammissibile (ADI) di glifosato e risultati e analisi sulla cancerogenicità della sostanza attiva.

L’Efsa aveva motivato la propria decisione sostenendo che la divulgazione delle informazione avrebbe potuto “arrecare un serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese” autrici degli studi e che “non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione”. Il Tribunale Ue oggi ha “condannato” l’Efsa ad aprire gli archivi in nome dell'”interesse pubblico prevalente”.

L’Efsa, scrivono i giudici Ue, “non può negare” la divulgazione di questi documenti “adducendo che ciò avrebbe arrecato pregiudizio alla tutela degli interessi commerciali dei proprietari degli studi richiesti”. Non si gioca con la salute delle persone.

Secondo i dati, presentati poco tempo fa alla prima Conferenza internazionale sulla sicurezza alimentare, apertasi ad Addis Abeba e organizzata da Fao, Oms e Unione africana, nel Mondo i cibi contaminati da batteri, virus, parassiti, tossine o sostanze chimiche causano globalmente, oltre 600 milioni di malati e 420mila morti ogni anno, con un costo stimato di almeno 100 miliardi di dollari in Paesi e basso e medio reddito.

Il Glifosato, e’ il diserbante più usato al mondo, in agricoltura, nel giardinaggio e per la manutenzione del verde. Già nel 2015, lo IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dall’Oms, lo ha inserito nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (gruppo 2A).

È stato introdotto sul mercato nel 1974, ed è oggi l’erbicida più utilizzato al mondo: dalla sua introduzione ne sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate. Ricordiamo il reportage fotografico di Pablo Ernesto Piovano sui gravi danni per la salute della popolazione causati dall’utilizzo del glifosato nelle coltivazioni Ogm in Argentina, dove negli ultimi anni i casi di cancro in età pediatrica sono triplicati così come le malformazioni alla nascita.

Tra i bambini emergono malattie considerate inspiegabili dai medici che non ammettono realmente che il glifosato possa esserne la causa. Sono molte le famiglie che hanno perso i loro figli a causa dei tumori, legati ad esempio ai polmoni, alla tiroide e non solo. In Argentina oltre ai campi contaminati ci sono anche accumuli di rifiuti, comprese di taniche di glifosato. Quando i rifiuti diventano troppi si brucia tutto.

In Italia è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificate, ma il glifosato è comunque molto usato sia sulle colture arboree ed erbacee sia in aree che non sono destinate all’agricoltura. È uno dei prodotti fitosanitari più venduti a livello nazionale. Il monitoraggio delle presenza del glifosato nelle acque al momento è effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza è presente nel 31,8 per cento dei punti di osservazione delle acque superficiali, e il suo metabolita (Ampa) nel 56,6 per cento dei casi.

Il glifosato e l’Ampa sono tra le sostanze che più determinano il superamento degli standard di qualità ambientale (Sqa) nelle acque superficiali: l’Ampa in 155 punti (56,6 per cento del totale), il glifosato in 85 punti (31 per cento del totale). Lo sviluppo del mercato è legato alla crescente adozione delle colture ogm, in particolare nelle economie emergenti dell’Asia Pacifico e dell’America Latina.

I mercati più ricchi sono gli Stati Uniti, il Brasile, l’Argentina, il Sudafrica, l’India e la Cina. Nell’Asia Pacifico, regione che nel 2012 costituiva un terzo della domanda globale di glifosato, la crescita è guidata dalla Cina e dall’India. La regione che garantisce i fatturati più alti è invece il Nordamerica, dove i prodotti a base di glifosato hanno prezzi più alti.

I principali produttori di glifosato sono le statunitensi Monsanto, DowAgro e DuPont, l’australiana Nufarm, la svizzera Syngenta e le cinesi Zhejiang Xinan Chemical Industrial Group, Jiangsu Good Harvest-Weien Agrochemical e Nantong Jiangshan Agrochemical & Chemicals.