Preghiera in gennaio di Fabrizio De André, la critica di Antonietta Pezzullo

Un testo particolare che lascia un significato importante dopo la morte di una persona molto cara.

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Preghiera in gennaio sono versi di una canzone di Fabrizio De André, scritta dopo la morte suicida di Luigi Tenco. Il testo s’ispira a una poesia francese “Prière pour aller au paradis avec les ânes”di Francis Jammes.

Per De André queste parole nascono nell’intento di lasciare all’amico “qualcosa che lo gratifichi, che lo ricordi”. Scritta dopo i funerali, sono parole che provano a sconfiggere la morte e a ridare valore a chi non c’è più.  E’ un canto poetico sofferto, di pietà che l’autore seppur ateo, rivolge a Dio  per accogliere “la sua anima… là dove in pieno giorno  risplendono le stelle”.

De André dona leggerezza alla perdita, con una visione mesta ma soave, fra un “sentiero fiorito” e “l’ultimo vecchio ponte”. Versi armoniosi che sollecitano alla carità, a un atto di bene quasi a sanarlo dalla stessa solitudine naturale della morte, privo di giudizio e morale.

Un abbraccio il suo, che “soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte”.  L’idea irriverente per De Andrè di un Paradiso commosso, non solo “per chi non ha sorriso” o “per quelli che han vissuto con la coscienza pura”, ma di un luogo di misericordia, benevolo e lenitivo.

In fondo “l’inferno esiste solo per chi ne ha pura”. Attraverso queste parole liriche, commoventi, De André, cerca di ridare a Tenco riscatto, lasciandolo nei nostri pensieri in una dimensione sempre viva, dove l’anima ancora si muove ed esplora l’ultimo tratto. Nello stesso mese anni dopo,  morirà anche Fabrizio, l’11 gennaio del 1999 in pieno inverno, in una  natura fredda, a lutto. Forse per non lasciarci “piangere da soli”.

Aveva solo cinquantanove anni e tanti cieli ancora da vivere e da raccontare. Troppo presto. Possiamo provare a immaginarlo in alto, tra l’azzurro e il sole, con la sua aria scanzonata, a creare parole sensate e legarle in rivoli di nuvole. E il cielo muto, piegato al suo suono, che attende e ascolta ora anche “la sua voce che ormai canta nel vento Dio di misericordia vedrai sarai contento”.