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L’aula si è rotta: i nuovi modelli di ambiente scolastico

| 3 Marzo 2019 | ATTUALITÀ

Che i metodi di insegnamento e apprendimento siano cambiati rispetto al passato è un aspetto ormai sotto gli occhi di tutti. Docenti, alunni e genitori si trovano in una scuola molto cambiata rispetto a vent’anni fa quando ad esempio le lezioni erano solo frontali e la didattica si basava soltanto sui libri. Tuttavia, nonostante una modificata prospettiva in atto dal punto di vista dell’insegnamento, quello che manca, soprattutto in Italia, è una riformulazione delle architetture e degli spazi scolastici. Infatti, le scuole italiane si caratterizzano principalmente da classi indipendenti e con corridoi o cortili come unici luoghi di incontro con gli altri studenti della scuola. Dunque, al fine di rispondere alle nuove esigenze di bambini e adolescenti, è importante ridefinire i luoghi di studio e di scoperta.

Questo argomento viene discusso ampiamente in un libro pubblicato da INDIRE (Istituto Nazionale, documentazione, innovazione, ricerca educativa) dal titolo emblematico e di per sé esaustivo “The classroom has broken“, ovvero “L’aula si è rotta” di Samuele Borri. Il punto di partenza del libro, assolutamente condivisibile, è la presenza determinante dell’ambiente scolastico, in quanto influenza (positivamente o negativamente) l’apprendimento. Lo spazio, proprio come affermava il pedagogista Loris Malaguzzi, è un “terzo insegnante”. Quindi, per il ruolo che esso svolge la nuova didattica deve tener conto di un nuovo modo di concepire gli spazi.

L’ambiente scolastico in Italia

Il quarto capitolo è uno dei più significativi dell’intero libro, in quanto analizza gli spazi educativi per la scuola italiana del terzo millennio. La giusta riflessione dell’autore parte da una consapevolezza chiara: gli attuali spazi di insegnamento (ovvero le tradizionali aule) non riescono più a soddisfare i nuovi bisogni educativi di bambini ed adolescenti. Le aule indistinte tra loro e qualcuna dedicata alle attività laboratoriali non sono più sufficienti a garantire un ambiente di formazione efficace rispetto ai bisogni educativi del terzo millennio.

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Ecco, quindi, la proposta dell’autore. Prima di tutto, così come le attività didattiche devono essere diversificate, anche l’ambiente scolastico deve esserlo. Ovvero, ci devono essere luoghi di lavoro e strumenti diversi in base alle necessità didattiche. Quindi, gli spazi devono essere aperti, gli arredi flessibili e le tecnologie mobili.

Il manifesto di Indire

Queste proposte di rinnovamento dell’ambiente scolastico sono sicuramente allettanti e giuste, in un Italia e in una Europa che devono far fronte concretamente ai nuovi bisogni degli studenti. Ma come trasformare le classi da tradizionalmente chiuse a luoghi complessi aperti? Sicuramente, gli insegnanti giocano un ruolo importante, ma sicuramente l’ago della bilancia è rappresentato dalla politica nazionale e regionale e dagli amministratori locali. Ed è per questo motivo che per indirizzare le scelte politiche Indire ha pubblicato un manifesto dal titolo 1+4 Spazi educativi per la scuola del terzo millennio. In queste linee guida vengono analizzati 5 spazi di apprendimento che devono essere costruiti per consentire diverse attività come lavori di gruppo, utilizzo delle tecnologie digitali e condivisione di temi che coinvolgano tutti gli studenti della scuola. I cinque luoghi che ogni istituto scolastico dovrebbe avere sono:

  • spazio di gruppo, dove si costruisce l’identità del gruppo classe;
  • spazio esplorazione, il luogo della scoperta;
  • agorà, lo spazio che accoglie tutti gli studenti;
  • spazio individuale che favorisce la concentrazione dei singoli studenti;
  • spazio informale per lo svago e il relax.

A questo punto la domanda che sorge spontanea, e che apre ad una serie di riflessioni, è la seguente: l’Italia e le scuole di tutto il territorio sono pronte ad aprirsi a questi nuovi spazi? Riusciranno a rispondere in questo modo alle nuove esigenze di bambini ed adolescenti? Sicuramente negli ultimi anni l’Italia si è aperta al digitale. A tal proposito basti pensare all’utilizzo della LIM (lavagna interattiva multimediale) che però non è ancora disponibile in tutte le aule. Questo, quindi, fa pensare ad una apertura dell’Italia verso una nuova scuola, ma d’altro canto è ancora lunga la strada da fare. A tal proposito, insieme ad una rivoluzione didattica, che è tuttora in atto, urge anche rimodulare le architetture scolastiche e gli spazi di studio soprattutto per preparare gli studenti al lavoro del domani.

TAG: classe, Indire, innovazione digitale, insegnamento e apprendimento, LIM, scuola, scuola italiana, spazi educativi
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