L’alleanza Stop 5G sbarca in Parlamento e rinnova al Governo la richiesta di una moratoria

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Ci sono tanti interessi e in ballo c’è la salute dei cittadini. Proprio per questo martedì 26 Febbraio 2019 alle ore 13:00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati si terrà la conferenza stampa dell’alleanza italiana Stop 5G per rinnovare la richiesta di una moratoria per la tecnologia 5G, il wireless di quinta generazione privo di studi preliminari sul rischio per la salute pubblica, fortemente criticato da ampia parte della comunità medico scientifica internazionale, non ultimo dal Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea, che ne evidenzia i pericoli per ecosistema e popolazione civile. Con l’occasione verrà presentato alla stampa anche il programma e le finalità del 1° meeting nazionale Stop 5G di Sabato 2 Marzo 2019 a Vicovaro (Roma) dal titolo ‘Emergenza politica di precauzione’ a cui, finora, col sostegno dei cittadini hanno aderito parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, assessori, partiti e movimenti politici, associazioni base e di malati, ecologisti e ambientalisti. L’evento è patrocinato da Istituto Ramazzini, Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia, ASSIMAS Associazione italiana di medicina ambiente e salute, ICEMS International Commission for Electromagnetic Safety. Relatori della conferenza stampa: Nicholas Bawtree (direttore della rivista Terra Nuova), Maurizio Martucci (giornalista, scrittore, autore del libro d’inchiesta ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili’ e portavoce nazionale dell’alleanza Stop 5G) e la scienziata Dott.ssa Fiorella Belpoggi (Direttrice dell’area ricerca del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini). All’incontro parteciperà una delegazione trasversale di membri di Camera e Senato, alcuni già autori di interrogazioni parlamentari sul pericolo 5G: all’On. Sara Cunial (MoVimento 5 Stelle), al Sen. Andrea de Bertoldi (Fratelli d’Italia) e al Sen. William de Vecchis (Lega) verrà consegnata la raccolta di firme promossa dal Comitato di Tutela e Salvaguardia dell’Ambiente in Monte Porzio Catone Onlus (Roma) sottoscritta da oltre 10.000 cittadini, con l’obiettivo di rappresentare al Governo Conte il rinnovo per la richiesta di un’urgente moratoria finalizzata a scongiurare l’invasione di milioni di nuove mini-antenne a microonde millimetriche su tutto il territorio nazionale nonché l’innalzamento dei limiti di legge per l’irradiazione elettromagnetica. Parteciperà altresì anche una delegazione di malati, affetti dalle invalidanti malattie ambientali della Sensibilità Chimica Multipla (MCS) ed Elettrosensibilità (EHS), aderenti al Comitato Oltre la MCS e all’Associazione Italiana Elettrosensibili che su Eppela ha promosso un’azione di crowdfunding per sostenere la ricerca dell’Istituto Ramazzini negli ultimi dati che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro valuterà nell’aggiornamento della cancerogenesi dell’elettrosmog. Nei mesi passati, il Prof. Martin L. Pall, Professore emerito di Biochimica e di Scienze Mediche di Base della Washington State University, ha inviato alle istituzioni europee e statunitensi una revisione di studi che dimostrano la pericolosità della tecnologia 5G. Il Prof. Pall non lascia scampo ad equivoci: il 5G provoca danni cellulari al DNA – rottura al filamento singolo del DNA, rottura del filamento doppio, ossidazione delle basi del DNA; diminuzione della fertilità maschile e femminile, aumento di aborti spontanei, abbassamento di ormoni come estrogeni, progesterone e testosterone, abbassamento della libido;danni neurologici e neuropsichiatrici; apoptosi e morte cellulare; stress ossidativo e aumento dei radicali liberi (responsabili della maggior parte delle patologie croniche); effetti ormonali; aumento del calcio intracellulare; effetto cancerogeno sul cervello, sulle ghiandole salivari, sul nervo acustico. Insomma, c’è poco da scherzarci, l’impatto su tutta la popolazione sarà davvero dannoso. Qualche tempo fa 170 scienziati indipendenti hanno chiesto alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei. Con il sostegno dell’associazione AMICA, Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale. I primi firmatari dell’appello sono stati Rainer Nyberg, EdD, professore emerito della Åbo Akademi in Finlandia, Lennart Hardell, docente al Dipartimento di Oncologia della facoltà di medicina di Orebro in Svezia. Poi sono seguite le firme di altre decine e decine di scienziati. L’appello chiede alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei. “Serviranno molte nuove antenne con un’implementazione su larga scala che in pratica si tradurrà in un’installazione di antenne ogni 10-12 case nelle aree urbane, aumentando così in modo massiccio l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici – dicono gli scienziati – Con “l’uso sempre più intensivo delle tecnologie senza fili” nessuno potrà evitare di essere esposto perché, a fronte dell’aumento di trasmettitori della tecnologia 5G (all’interno di abitazioni, negozi e negli ospedali) ci saranno, secondo le stime, “da 10 a 20 miliardi di connessioni” (frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture e autobus autoguidati, ecc.) che faranno parte del cosiddetto “Internet delle Cose”. Tutto questo potrà causare un aumento esponenziale della esposizione totale a lungo termine di tutti i cittadini europei ai campi elettromagnetici da radiofrequenza”. “L’introduzione senza cautela del 5G, nonostante gli allarmi – ha dichiarato la Dott.ssa Fiorella Belpoggi , Direttrice dell’area ricerca del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini – sembra non aver insegnato nulla ai governi rispetto alle lezioni del passato: i governi dovrebbero prendere tempo in attesa di valutazioni accurate sulla pericolosità di questa tecnologia innovativa con studi sperimentali appropriati. L’Istituto Ramazzini ha ancora in essere l’apparato espositivo utilizzato per studiare le frequenze del 3G e si rende disponibile a condividere la propria struttura con le parti interessate, cittadini, istituzioni e industria. Si tratta a questo punto solo di volontà politica, agire per garantire la salute pubblica sarebbe solo un fatto di democrazia”.