In ufficio la pausa pranzo è sempre più salutista

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Più attenzione verso una sana alimentazione. Il cibo è importante per la nostra salute e merita un occhio di riguardo. Sono sempre più salutiste le pause pranzo in ufficio. Tra le città più sensibili a menu healthy e veg, Milano guida la classifica seguita da Roma, Firenze, Bergamo e Monza. Tra le professioni più ‘attente’ risultano esserci avvocati, architetti e professionisti nel settore bancario e finanziario. Il trend enogastronomico emerge da un’analisi del food delivery Deliveroo sugli ordini effettuati con il servizio business (6.000 aziende utilizzatrici a livello globale di cui oltre 500 in Italia). L’indagine ha registrato in Italia, contemplando pranzi e cene in ufficio, un aumento nel volume degli ordini del 152% nell’ultimo anno per piatti healthy oriented a base vegetale. Dal punto di vista della scelta gastronomica le specialità preferite per il lunch break nel capoluogo milanese risultano essere le poke bowls (piatti a base di avocado) e le insalate, in particolare la cesar salad e quella realizzata con la quinoa. A Roma invece, oltre alla cesar salad, vanno per la maggiore i veg-burger, con verdure e ingredienti vegetali al posto della tradizionale carne, la pita vegana, rivisitazione della classica pita greca in chiave veg, e le polpette bio vegane, a base di ceci e di verdure di stagione. Una scelta alimentare vegetariana/ vegana, viene sottolineata anche da numerosi studi scientifici. Nel 2018 uno studio condotto dall’università di Oxford: solamente una dieta più equilibrata, nella quale il consumo di carne fosse ampiamente limitato, a favore di frutta e verdura, basterebbe per evitare 5,1 milioni di decessi nei prossimi 35 anni. Cifra che salirebbe a 7,3 milioni se si adottasse una dieta vegetariana e a 8,1 milioni se si scegliesse di diventare vegani. In termini concreti, secondo i ricercatori inglesi bisognerebbe almeno aumentare, da subito, del 25 per cento i consumi di frutta e verdura, e diminuire del 56 per cento quelli di carne rossa. Ciò comporterebbe inoltre ricadute benefiche anche per le casse pubbliche di tutti i paesi: lo studio stima infatti che si potrebbero risparmiare – in funzione dei diversi scenari – tra 735 e mille miliardi di dollari all’anno. Ciò perché si eviterebbero molte cure finanziate oggi dai servizi sanitari nazionali. Il Professor Umberto Veronesi (scienziato, uno dei più famosi oncologi al mondo, docente universitario e anche ex-Ministro della Salute) in una vecchia intervista disse: “Le proteine animali non servono a niente, servono solo a complicare la vita al nostro fegato e ai nostri reni. Da tenere in conto che i vegetariani vivono in media sette anni in più dei non vegetariani. La carne non serve a niente, se mai, rende tutto più complesso nel nostro metabolismo”. L’organizzazione mondiale della sanità attraverso la Iarc, l’agenzia sulla ricerca contro il cancro, ammette che il consumo di carne rossa è probabilmente cancerogeno sugli esseri umani. Le carni lavorate, spiega l’Oms, includono le carni che sono state trasformate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione , fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione“.