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Il menù criminale nel piatto degli italiani

| 14 Febbraio 2019 | CRONACA, IL FORMAT

Ma cosa mettiamo nei nostri piatti?

Mozzarella sbiancata con la soda, pesce vecchio rinfrescato con un “lifting” al cafados, carne dei macelli clandestini di animali rubati, nocciole turche prodotte con il lavoro dei minori, miele “tagliato” con sciroppo di riso. Ecco servito “Il crimine nel piatto degli italiani”, il “menù” del sesto Rapporto Agromafie, con cui Coldiretti “mette a tavola” alcuni esempi di prodotti illegali, pericolosi o frutto dello sfruttamento dei lavoratori. Dall’antipasto al dolce, i piatti “proposti” rappresentano come la criminalità porti sulle tavole degli italiani, per speculare sul cibo e sulle filiere agroalimentari, prodotti illegali frutto di traffici, inganni, frodi e manipolazioni. Il menù del crimine vede fra gli antipasti la mozzarella sbiancata con carbonato di soda e perossido di benzoile oppure le frittelle di bianchetti, conosciuti a Napoli come cicinielli, vietati dal regolamento UE 1967/2006 che ne mette fuori legge la cattura, lo stoccaggio, l’immagazzinamento e la vendita che purtroppo però ancora avviene attraverso le vie illegali. Se poi si passa ai primi – sottolinea la Coldiretti – sulla tavola del crimine si può trovare il riso che arriva dalla Birmania frutto della persecuzione e del genocidio dei Rohingya. Quando poi si passa ai secondi – evidenzia la Coldiretti – si rischia di trovare nel piatto del pesce vecchio “ringiovanito” con il cafados, una miscela di acidi organici e acqua ossigenata che viene mescolata con il ghiaccio e consente di dare una freschezza apparente, oppure una bistecca che arriva da macelli clandestini senza alcun controllo sanitario sia sulla carne sia sui locali nei quali viene sezionata e tanto meno sulle procedure igieniche usate dai “macellai” per il lavoro. Per contorno la “tavola del crimine” propone tartine di tartufi cinesi spacciati per italiani visto che il “Tuber indicum” è simile del tartufo nero nostrano al quale assomiglia nell’aspetto senza però possederne le straordinarie qualità organolettiche e funghi porcini secchi romeni serviti come italiani. Il tutto innaffiato da vino scadente adulterato con lo zucchero, la cui aggiunta è vietata in Italia. Per condimento si rischia di imbattersi, soprattutto tra i low cost, nella frode dell’olio di semi colorato alla clorofilla al posto dell’extravergine. Un pericolo presente anche al ristorante dove ancora vengono portate in tavola vecchie oliere e bottiglie senza il tappo anti rabbocco che – spiega la Coldiretti – sono vietati da anni.Il rischio della truffa riguarda anche le formaggiere dove al posto di parmigiano reggiano o grana padano dop vengono spesso spacciate imitazioni di infima qualità. Ad accompagnare i piatti illegali c’è poi il pane cotto in forni clandestini dove si usano scarti di legna e mobili laccati contaminati da vernici e sostanze chimiche. Tra i dolci le preoccupazioni riguardano ad esempio i biscotti con il miele “tagliato” con sciroppo di riso, mais o zucchero per gonfiarne il volume con sottoprodotti che costano un decimo del vero miele. C’è infine anche il rischio di portare a tavola inconsapevolmente i frutti dello sfruttamento come le nocciole turche o le banane dell’Ecuador prodotte dal lavoro minorile come denunciato dal Ministero del lavoro degli Stati Uniti. E’ importante non essere superficiali con il cibo. Secondo la Fao, l’Oms e l’Unione africana, i cibi contaminati da batteri, virus, parassiti, tossine o sostanze chimiche causano globalmente, oltre 600 milioni di malati e 420mila morti ogni anno, con un costo stimato di almeno 100 miliardi di dollari in Paesi e basso e medio reddito. Per quanto riguarda l’estero, la Cina copre da sola il 35% dell’utilizzo globale di fertilizzanti chimici, una quantità pari a quella di Stati Uniti e India insieme: per dare un’idea, si consideri che mentre la media globale è di 8 chilogrammi di prodotti fitosanitari per ettaro di terreno, gli agricoltori cinesi raggiungono i 21,9 chilogrammi per ettaro (2,6 volte più degli Usa e 2,5 volte sopra la media europea). Altrettanto preoccupante è il quadro delle acque. Nel corso del 2015, le 5118 stazioni di monitoraggio idriche hanno rilevato nel 61,3% dei casi acque di qualità scarsa o estremamente scarsa. Anche l’eccessiva somministrazione di antibiotici negli allevamenti pone gravi rischi per la salute dei consumatori: secondo il ministero della salute di Pechino, la Cina produce ogni anno circa 210mila tonnellate di antibiotici per usi animali. Di questi appena 30mila vengono esportati, mentre gli altri soddisfano un consumo che arriva a 138 grammi per ogni capo di bestiame (negli Stati Uniti sono 13 grammi per animale). Si stima che un terzo di questi finiscano nell’organismo umano attraverso il consumo di carne. Il dramma dell’elettrosmog, dell’inquinamento atmosferico, della cattiva alimentazione sono gli aspetti inquietanti legati alla crescita indescrivibile di tumori? Secondo i dati del censimento ufficiale dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom), dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), di Fondazione Aiom e di Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), raccolti nel volume ‘I numeri del cancro in Italia’, sono 373.300 i nuovi casi di tumore stimati in Italia nel 2018, in aumento di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. Attenzione a tutto quello che compriamo e soprattutto scegliere sempre alimenti biologici . Un suolo sano e vitale è la corretta base di partenza per ottenere prodotti sani e vitali. Questo è il primo impegno dell’agricoltore biologico. Banditi dunque concimi, diserbanti, insetticidi, anticrittogamici di origine chimica, nel biologico la crescita delle piante viene sostenuta dall’utilizzo di prodotti organici (come il letame) o di tecniche (come il sovescio, le rotazioni colturali) appropriate, dall’utilizzo di prodotti o meccanismi di difesa naturali (come zolfo, rame, macerati di piante, lancio di insetti utili predatori dei parassiti, consociazione di piante diverse). “E’ necessario controllare affinché tutti i prodotti che arrivano sulle tavole degli italiani, provenienti dall’interno o dall’estero dei confini nazionali rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali o serviti al ristorante, ci sia un percorso di qualità e legalità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute”, afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che occorre vigilare sui cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l’illegalità o lo sfruttamento”.

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