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Essere cullati regala un sonno più profondo

| 12 Febbraio 2019 | IL FORMAT

Sempre di corsa, tutto deve essere fatto in maniera veloce e frenetica. Diventa stressante anche cullare il proprio figlio nella società robotizzata. Ma tutto questo provoca inevitabilmente degli enormi problemi. Mentre, essere cullati migliora la qualità del sonno, aiuta ad addormentarsi più in fretta e a dormire più profondamente, infine potenzia la memoria (attraverso il consolidamento dei ricordi durante il sonno). Lo rivelano due studi entrambi condotti in Svizzera e pubblicati sulla rivista Current Biology, poche settimane fa, uno svolto con animali, l’altro con un gruppo di persone.

Tutti coloro che hanno avuto un bebè sanno bene che cullarlo lo aiuta ad addormentarsi prima. Ma il motivo di ciò restava poco chiaro. Gli scienziati svizzeri hanno fatto dormire un gruppo di volontari nel proprio laboratorio del sonno, una notte su di un letto basculante, l’altra sullo stesso letto tenuto fermo. Ebbene, nel primo caso i volontari si sono addormentati più in fretta e hanno avuto una fase più lunga di sonno profondo (il sonno più rigenerante, quando nel cervello ‘circolano’ le onde lente). Inoltre, in seguito a questa notte in cui sono stati cullati ininterrottamente, i volontari hanno totalizzato un punteggio maggiore ai test di memoria cui sono stati sottoposti il mattino seguente (il test consiste nel memorizzare coppie di parole la sera, prima di andare a letto e tentare di ricordarle al mattino). Il potenziamento della memoria è coerente con la maggior durata del sonno profondo, fase in cui si consolidano i ricordi. Nei topolini gli esperti hanno scoperto che gli effetti del movimento ondulatorio (della culla o di un’amaca ad esempio) sono mediati dall’orecchio interno che trasferisce l’informazione del movimento al cervello. Secondo gli esperti un giorno potrebbe essere possibile ricostruire gli effetti del cullare in modo artificiale (ad esempio con dei farmaci) andando a stimolare le stesse aree neurali attivare dal movimento ondulatorio e aiutare così chi soffre di insonnia e gli anziani con problemi di memoria.

Attenzioni e tempo, soprattutto per i bambini diventa fondamentale per la loro crescita. Inoltre, in altro studio, pubblicato sempre sulla rivista scientifica Current Biology afferma, che accarezzare delicatamente un bambino è un antidolorifico naturale, in grado di ridurre nel piccolo l’attività cerebrale associata a esperienze dolorose. Durante le degenze ospedaliere i bimbi vengono sottoposti a molte procedure mediche, in alcuni casi dolorose, ma la ricerca in quest’ambito è carente. In questo caso, i ricercatori dell’Università di Oxford e della John Moores University di Liverpool, hanno indagato la capacità analgesica dell’accarezzare, monitorando l’attività cerebrale di 32 bambini, mentre venivano sottoposti a normali esami del sangue.

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La metà dei piccoli è stata accarezzata con un pennello morbido durante il prelievo e questo gruppo ha mostrato il 40% in meno di attività del dolore nel cervello rispetto al gruppo di controllo. “Il tatto sembra avere un potenziale analgesico senza il rischio di effetti collaterali”, commenta Rebeccah Slater, autore principale. Lo studio hai inoltre rilevato che la velocità ottimale per la diminuzione del dolore era di circa 3 cm al secondo. Questa velocità attiva infatti una classe di neuroni sensoriali nella pelle chiamata afferenti C-tattili, che in precedenza hanno dimostrato di ridurre il dolore negli adulti. “I genitori – ha aggiunto Slater – accarezzano i loro bambini in modo intuitivo a questa velocità ottimale. Se riusciamo a capire meglio le basi neurobiologiche di tecniche come il massaggio infantile, possiamo migliorare i consigli che diamo ai genitori su come confortare i loro bambini”.

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