L’Italia agli Italiani. Scusaci, Mahmood

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La vittoria di Mahmood a Sanremo ha destato molte critiche e commenti che, solo a leggerli, fan raccapricciare. E non si tratta del giudizio sulla canzone, sul testo o sulla melodia. Ognuno ascolta quello che vuole, ognuno ha i propri gusti musicali che nessuno può o deve contestare. Purtroppo, però, in questa 69esima edizione del Festival di Saremo i commenti sul vincitore sono andati ben oltre la musica.

Prima di tutto, mai come quest’anno, da settimane prima dell’inizio della kermesse musicale, si è notata una forte influenza del mondo della politica. Basti pensare, infatti, al polverone creatosi dopo il commento del direttore artistico Claudio Baglioni sui migranti e le varie battute sull’argomento dette da Claudio Bisio sul palco dell’Ariston.

Dopo la proclamazione di Alessandro Mahmoud, molti hanno iniziato ad agitarsi e a riscaldare le dita per diventare i famosi leoni da tastiera. E anche in questo caso i commenti non hanno riguardato la musica, la vera protagonista di Sanremo. Infatti, per molti Mahmood non avrebbe dovuto vincere non perché la canzone non fosse bella o perché il testo non fosse valido. Alessandro non avrebbe dovuto vincere, dicono, perché non è italiano (cosa, tra l’altro, non vera).

A tal proposito basta leggere i numerosi commenti sulla pagina ufficiale del Festival di Sanremo che confermano quanto detto. Riportiamo testualmente alcuni commenti letti: “Per logica Festival delle canzone italiana che ci azzeccano gli stranieri li a Sanremo vanno come ospiti o NO?”, “Non a neanche il nome Italiano come fa vincere il festival della canzone italiana qualcuno mi può dare una spiegazione logica”, “In Egitto dovevi vincere!!! Il Sanremo egiziano non quello italiano!!!!”. Senza contare gli orrori grammaticali, è evidente la ventata razzista che tali commenti hanno.

Mahmood vincitore politico?

La vittoria di Mahmood ha portato anche molti politici italiani e non solo ad esprimere a caldo il loro parere. Per molti di loro la sua vittoria è a sfondo politico. Uno dei primi a cinguettare è stato il vicepremier Matteo Salvini che ha twittato testualmente: “Mahmood…………… mah………… La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite??”. Subito è intervenuto Alessandro di Battista del M5Stelle secondo cui molti hanno utilizzato la vittoria di Mahmood a scopi elettorali. Attacco celato a Salvini? Molto probabilmente sì. Sul legame Sanremo-politica ha fatto molto discutere l’intervento di Mariagiovanna Maglie, nota opinionista che ha scritto: “Un vincitore molto annunciato Si chiama Maometto, la frasetta in arabo c’è, c’è anche il Ramadan e il narghilè, e il meticciato è assicurato. La canzone importa poco, Avete guardato le facce della giuria d’onore?”.

Ma anche sui social non sono mancati i tantissimi commenti di persone che hanno creduto che dietro la vittoria di Mahmood ci sia, in qualche modo, l’influenza della sinistra. Sempre tra i commenti pubblicati sulla pagina del Festival si legge ad esempio: “A distanza di dieci mesi la sinistra torna a vincere, ma solo a Sanremo”, “Incredibile, questa volta è riuscito a vincere il PD…Il solo problema è che ci tocca pagare l’abbonamento per queste buffonate” e tanti altri ancora.

A tal proposito, molti si sono schierati dalla parte di Mahmood, come Ermal Meta, cantautore di origini albanesi, vincitore della scorsa edizione di Sanremo. Su twitter ha scritto: “A tutti coloro che dicono che la vittoria di Mahmood sia una vittoria politica: non buttate merda su una cosa bella. La musica non ha passaporti, ma se proprio ci tenete a “controllare” quello di Alessandro è un passaporto italiano”.

Scusaci Mahmood, se puoi

Alcuni dei commenti che sono stati scritti o letti sono, purtroppo, lo specchio di un’Italia livorosa che non conosce molto spesso la linea sottile tra l’esprimere il proprio parere e l’offesa e che confonde la libertà di pensiero con la libertà dell’odio. E purtroppo, Mahmood, oggi sei tu il capro espiatorio.

Caro Mahmood, scusaci se puoi. Scusa i commenti che sicuramente hai dovuto leggere, su chi mette in dubbio la tua cittadinanza italiana solo perché tuo padre è egiziano. Scusaci se alcuni criticano anche la scelta del tuo nome d’arte e alcune parole che hai inserito nel brano. Sì, perché ad alcuni i termini come Ramadan, narghilè o Waladi waladi habibi ta’aleena fanno paura. Stai tranquillo, però, perché sicuramente costoro da domani ritorneranno a parlare di immigrati, barconi e a dire frasi del genere “si stessero alla case loro” o “prima gli italiani”. Tu, invece, piaccia o non piaccia la tua canzone e il tuo sound, sei il vincitore del Festival della canzone italiana. E questo nessuno te lo toglie. Neanche i commenti razzisti e omofobi. Neanche i dubbi sul tuo essere cittadino italiano.