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Il picco dell’influenza, 52 morti dall’inizio dell’epidemia

| 10 Febbraio 2019 | IL FORMAT

Testa pesante, stanchezza, dolori diffusi, mal di gola, tosse, starnuti, raffreddore e brividi. La sintomatologia è inequivocabile: è il virus dell’influenza. Sono 282 i casi gravi e 52 i decessi a causa dell’influenza – 13 dei quali nell’ultima settimana – registrati dall’inizio della stagione epidemica. Questo il bilancio della rete di sorveglianza Influnet dell’Istituto superiore di sanità.Il numero di casi gravi e decessi ha registrato un aumento negli ultimi 7 giorni monitorati, che hanno segnato il picco dei contagi con 832.000 casi in una settimana. L’80% dei casi gravi e l’85% dei decessi presentano almeno una patologia cronica preesistente.

I dati del Sistema nazionale di sorveglianza InfluNet evidenziano che nella quinta settimana del 2019 (28 gennaio – 3 febbraio), molto probabilmente, la curva epidemica delle sindromi influenzali ha raggiunto il suo picco stagionale. In linea con i dati degli ultimi anni, anche questa stagione influenzale ha interessato soprattutto le età pediatriche. In particolare, emerge che l’incidenza per i bambini sotto i cinque anni ha superato quella della stagione 2017-18. L’influenza ha colpito tutte le Regioni italiane, anche se “in modo particolare – rileva la rete di sorveglianza – quelle del Centro e Sud”. Dall’inizio della sorveglianza sono stati stimati 4.780.000 casi di sindrome influenzale in tutto il Paese.

L’igiene, insieme ad alcune accortezze, rimane il modo migliore di prevenire l’influenza. Lavarsi con cura le mani e coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o si tossisce sono le azioni raccomandate per evitare il contagio. Secondo le indicazioni del medico e in base alla gravità della patologia, si ricorre ai farmaci, ma vi sono tanti rimedi naturali che aiutano non solo nella prevenzione, ma anche nella guarigione. Se il miele e i suffumigi aiutano le vie respiratorie, vitamine e integratori sono ottimi alleati per tornare in forze. Per quanto riguarda gli anziani, il rischio di avere un attacco di cuore aumenta fino a sei volte quando si ha l’influenza.

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Lo afferma uno studio canadese pubblicato dal New England Journal of Medicine, (pubblicato lo scorso anno) secondo cui il rischio, che cessa una settimana dopo la fine dei sintomi, è maggiore per gli anziani, per le persone colpite dal virus B e per chi è al primo infarto. L’associazione tra influenza e infarti era già stata osservata in precedenza, ma lo studio è il primo che ha lavorato su casi confermati da test di laboratorio. I ricercatori dell’Institute for Clinical Evaluative Sciences di Toronto hanno analizzato i dati di oltre 20mila persone. In 332 casi i pazienti hanno avuto anche un attacco cardiaco nel periodo che va da un anno prima a un anno dopo la diagnosi. La maggior probabilità di attacco cardiaco è stata vista anche per altre malattie respiratorie, spiegano gli autori, ma in misura minore rispetto all’influenza. I più vulnerabili sono gli anziani e chi ha già dei fattori di rischio. “Le persone che sono a rischio di attacco cardiaco devono prendere tutte le precauzioni per prevenire le infezioni respiratorie, specialmente l’influenza – concludono quindi gli autori -, con tutte le misure possibili dal vaccino al lavaggio delle mani”.

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