Quanto piace l’horror del terror? Quei 27 magistrati uccisi in mezzo secolo (4)

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Negli ultimi 50 anni in Italia terrorismo e criminalità hanno ucciso 27 magistrati. Un numero senza precedenti nella storia delle democrazie occidentali e spesso tralasciato, mentre, secondo Fabio Massimo Gallo, presidente della sezione civile della Corte d’appello, Il terrorismo in Italia non è del tutto morto. 

L’occasione per trattare dei Ritratti del coraggio. Lo Stato italiano e i suoi magistrati, è stata la presentazione dell’omonimo libro, edito, presso Nuova Scienza, da un gruppo di togati come il giudice Stefano Amore, Gallo ed altri. Gli autori hanno voluto rendere omaggio alla memoria di chi ha sacrificato la vita per fare il proprio dovere, ricostruendo le vicende umane e professionali  di ognuno di loro, senza scordare gli altri caduti, le scorte e le altre persone innocenti, legati a questi coraggiosi magistrati.

Sono, nel ’69, Agostino PIANTA, nel ’71 Pietro SCAGLIONE e Francesco FERLAINO, nel ’75 Vittorio OCCORSIO, nel ’76 Riccardo PALMA eFrancesco COCO, nel ’78 Fedele CALVOSA ed Emilio ALESSANDRINI,nel ’79 Cesare TERRANOVA e Nicola GIACUMBI, nell’80 Girolamo MINERVINIGuido GALLIMario AMATO e Gaetano COSTA, nell’83 Gian Giacomo CIACCIO-MONTALTOBruno CACCIA e Rocco CHINNICI, nell’88 Alberto GIACOMELLI Antonino SAETTA, nel ’90 Rosario Angelo LIVATINO, nel ’91 Antonio SCOPELLITI, nel ’92 Giovanni FALCONEFrancesca MORVILLO e Paolo BORSELLINO, nel ’93 Luigi DAGA, nel 2015 Fernando CIAMPI. Per 24 anni una media di più di un caduto l’anno, il doppio pensando ai 29 morti delle scorte.

Il dibattito, ospitato dalla Fondazione Alleanza Nazionale, ha messo a confronto operatori di giustizia – Giuseppe Bianco, sostituto procuratore del Tribunale di Roma, l’ex consigliera del Csm Paola Balducci ed il presidente della Fondazione,  Giuseppe Valentino, con quelli della comunicazione e show, come Gennaro Malgieri, già consigliere Rai, Roberto Rosseti, già vicedirettore Tg1 e la regista teatrale Manuela Metri.

Ripercorrere alcune vicende legate ai magistrati coraggiosi ha condotto ovviamente alla riflessione sul ruolo dello Stato nella lotta al terrorismo e al crimine organizzato, presente nel volume. Amore ha ricordato Questi uomini hanno difeso la loro comunità ed erano consapevoli che sarebbero potuti morire, così come lo è un ragazzo per parte volontario per il fronte: si sacrifica per gli altri.

Molto interessante l’intervento di Gallo, che ha sottolineato gli scopi delll’opera, dalla lode al coraggio di questi magistrati al monito alle giovani generazioni, verso le quali lo Stato ha l’obbligo morale ed il primo compito dell’educazione scolastica, assieme alle famiglie. Ancora ai nostri giorni, in occasione della morte naturale di un magistrato, i No Tav hanno gioito con una scritta forte sui muri, Un nemico di meno.

Resta però perplessità ed amaro in bocca pensando che se l’istituzione Giustizia è stata unita nel cordoglio di fronte alle bare, si è invece clamorosamente disunita, di fronte alle organizzazioni omicide, sia nell’analisi che nella strategia della risposta. E che quelle 27 morti sono state spesso strumentalizzate ai fini di opposte politiche.