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Schengen: Simbolo di Società Aperta

| 22 Dicembre 2018 | ESTERI

Un Aneddoto Personale

Dopo un lungo volo Caracas-Aruba-Amsterdam, ho attraversato per la prima volta la zona di Schengen. Dovevo fare qualche chilometro di strada fino a Parigi. Nel tragitto avevo già superato i confini dei Paesi Bassi e del Belgio senza neanche accorgermene. C’erano soltanto i cartelli ad annunciare il passaggio da uno Stato all’altro, non c’erano i soldati con le mitragliatrici e non si vedevano punti di blocco all’orizzonte.

Si trattava di una sensazione senza precedenti per chi, come me, era abituato ai confini chiusi e custoditi dai militari. Mentre nel Venezuela c’erano (e ci sono) punti di blocco anche da un Municipio all’altro e il fatto di scendere dalla macchina per farsi perquisire da un soldato era già diventato un rito sociale, da Amsterdam a Parigi le persone, le merci e anche le idee, soprattutto le idee, potevano circolare liberamente.

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Schengen

Per quel che mi riguarda, Schengen rappresenta un ideale trasformato in realtà. Questo spazio geografico nel quale gli Stati hanno deciso di abolire i propri confini per porre la libertà di circolazione al centro della propria politica territoriale è un presupposto chiave per la formazione e la tutela di una vera e propria civiltà europea, ovvero, di quell’insieme di norme e istituzioni condivise che garantiscono la nostra convivenza sociale.

Limiti Pratici

Pur trattandosi di un privilegio, questo modello di società non è scontato. Schengen è il bersaglio preferito delle forze euroscettiche che prendono sempre più spazio all’interno dell’ambiente politico degli Stati membri e, in alcuni casi, qualche Stato membro ha deciso di ripristinare unilateralmente il controllo delle frontiere. Tal’è il caso del confine di Ventimiglia, nel quale – in questo stesso anno – la Francia ha deciso di ripristinare unilateralmente il controllo delle proprie frontiere.

Le norme

Nonostante, l’Accordo di Schengen resta in vigore e, di norma, non si può ripristinare il controllo sulle frontiere interne (cioè, i confini che dividono uno Stato membro dall’altro) se non per “circostanze eccezionali” secondo quanto dispone l’articolo 25 del Codice Frontiere. Tale sospensione può farsi con una durata massima di Trenta giorni oppure per la durata prevedibile della minaccia grave se questa supera i Trenta giorni. I motivi della sospensione vanno dalle minacce alla sicurezza, all’extrema ratio e la sospensione deve essere strettamente proporzionale alla minaccia per lo Stato che l’adotta.

Frontiere Esterne – Frontiere Interne

Un altro caso di violazione dell’accordo è stato il mancato ricollocamento degli immigrati sbarcati in territorio italiano. Se quando si parla di “frontiere esterne” s’intende parlare delle frontiere di tutta la Zona di Schengen, i confini dell‘Italia nel Mediterraneo non sono altro che i confini di tutta l’Europa. Questa disposizione alla quale hanno aderito 26 Stati Europei finisce per mettere in discussione la stessa Convenzione di Dublino. Nel Codice delle Frontiere di Schengen si ridefiniscono i rapporti tra frontiere esterne e frontiere interne facendo un eminente richiamo agli Stati membri come parte di un tutto. 

Dev’essere chiaro però, che al momento non esiste un’entità superiore che possa garantire il rispetto di tali norme indipendentemente dal consenso degli Stati membri che, al momento, sono gli unici soggetti tenuti a rispettare e a far rispettare l’accordo.

Prospettive

Pur avendo dato vita a un modello di società aperta, nel quale un’insieme di norme e di istituzioni condivise agevolano la libera circolazione dei cittadini europei, l’accordo di Schengen resta sempre una costruzione fragile che dipende dalle piccole porzioni di sovranità che gli Stati cedono nel formare ciò che chiamiamo Unione Europea.

Alla fine del gioco, l’efficacia della Zona Schengen non risiede nelle sue norme ma nel fatto che, in assenza di autorità centrale, gli Stati membri rispettano l’accordo la maggior parte del tempo ritenendolo conveniente e degno di valore.

Probabilmente un giorno si potrà andare oltre il presente stato di cose, ma stando le cose così, Schengen rimane il modello di società aperta più ampio ed efficace dei nostri giorni.

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