L’anoressia viaggia su social, 3000 decessi in un anno

354

Sono i segnali, gli squilibri di una società che basa la sua identità nell’apparire. Non bastano gli omicidi, la droga, l’alcol, la violenza di ogni genere. Un altro elemento sta bruciando altre vite: l’anoressia. Siti web e blog, ma sempre più spesso anche chat whatsApp e gruppi sui social media, che inneggiano ad anoressia e bulimia, un problema sempre più diffuso che nel 2016 ha portato a oltre 3.000 decessi tra i giovani. Sono alcuni degli aspetti emersi in una conferenza stampa in Senato sul disegno di legge sui disturbi alimentari. “Online si trovano oltre 300.000 siti ‘pro Ana’ e ‘pro Mia’, che danno consigli pratici su come perdere peso ricorrendo a pratiche di restrizione alimentare prolungata e ossessiva”, ha spiegato Maria Rizzotti (FI), promotrice del ddl adottato come testo base del provvedimento all’esame della Commissione Igiene Sanità del Senato. Si tratta, ha sottolineato la senatrice, “di veri e propri manuali di istruzione per eliminare l’appetito o procurarsi il vomito. Ma anche strategie per ingannare i familiari, evitare di attirare l’attenzione sulla propria magrezza, o fingere intolleranze per motivare il rifiuto del cibo”.

Blog e siti, così come i post che utilizzano hashtag come #thinspirathion e #boneinspiration, “sono relativamente facili da identificare da parte della polizia postale”, spiega Lisa Guidi, presidente della Società italiana per lo studio dei disturbi alimentari Toscana Umbria Marche. “Più complessa – prosegue – è invece la ricerca sui gruppi Facebook e sulle chat via telefono, che possono essere individuati solo con la collaborazione di pazienti e familiari”. A fronte di questo problema, che riguarda ragazzi e ragazze sempre più giovani, anche di 9 o 10 anni, scarseggiano sul territorio i percorsi di cura. “Mia figlia era anoressica – ha ricordato Stefano Tavilla, presidente dell’associazione ‘Mi nutro di vita’ – ed è morta 7 anni fa mentre era in lista d’attesa per essere ricoverata in struttura.

Pochi mesi fa è stata la volta di una ragazza deceduta dopo che le era stata rifiutata la proroga del ricovero. Questo mostra che c’è ancora molto da fare”. In Italia sono esplosi alla fine degli anni Novanta e ne soffrono più di tre milioni e mezzo di persone, con 8.500 nuovi casi all’anno, di cui il 10 per cento sono maschi. E si muore. Gli ultimi dati Sdo (Scheda di Dimissione Ospedaliera) riferiscono che nel 2016 l’anoressia ha fatto 3240 vittime, e in questo numero sono ricompresi molti casi di bulimia perché in oltre il 50 per cento dei pazienti c’è una compresenza dei disturbi e perché si può arrivare a un grave sottopeso utilizzando anche il metodo bulimico. Il rischio, poi, aumenta dello 0,5 per cento per ogni anno di malattia. Inoltre ci sono gravissimi danni all’organismo e alle relazioni sociali, e non è detto che riprendere un po’ di peso coincida con la guarigione. L’iter del provvedimento è già iniziato e sono due i ddl in discussione in Commissione, quello della senatrice Maria Rizzotti (FI), adottato come testo base, e quello della senatrice Caterina Bini (PD). Elemento qualificante, chiarisce Rizzotti, è “l’introduzione del reato di istigazione a pratiche che provocano anoressia e bulimia, così da mettere a tacere blog e siti che fanno propaganda online ai disturbi alimentari. Riconoscerlo come reato è come ‘imbavagliare’ chi cerca proseliti attraverso la rete”. Prevenzione e formazione sono gli altri punti cardine del testo. Avere medici di base, pediatri e insegnanti qualificati per riconoscere e affrontare i disturbi alimentari è fondamentale, tanto quanto l’informazione di genitori e giovani. A ricordarlo sono state le associazioni dei pazienti che “hanno avuto un ruolo di primo piano nella stesura del testo”, sottolinea Rizzotti. Risale a dieci anni fa il primo disegno di legge in materia ma stavolta l’intento bipartisan è quello di inviarlo presto in Aula. “Alcuni provvedimenti, come questo, – ha spiegato Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Sanità – non hanno colore politico. Va approvato il prima possibile perché i disturbi alimentari possono causare morti o conseguenze che durano tutta la vita. Per questo, cercheremo di licenziare il testo entro gennaio 2019”.

A dettarne l’urgenza sono i numeri. “Anoressia e bulimia – ha ricordato Bini – sono un fenomeno in aumento, di cui si registrano 8.500 nuovi casi ogni anno e che rappresentano la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, tra i giovani. E’ arrivato il momento di intervenire e speriamo di riuscirci in tempi rapidi”.