giovedì, Settembre 24, 2020
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Governo a lavoro: bisogna ridurre dello 0,4% il deficit

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Continua, incessante, il dialogo tra governo e commissione europea per trovare una convergenza ed evitare le sanzioni che a detta del premier Conte: “non convengono né all’Italia né all’Europa”. L’incontro al G7 è stato un altro momento importante per poter discutere, nuovamente, e raggiungere alcuni punti di accordo. Secondo quando dichiarato da Conte, si dovrebbe ridurre il deficit previsto nella manovra dal 2,4% al 2%.

Per questo motivo, gli staff del governo e della commissione stanno lavorando ad oltranza anche se ancora non si conoscono i dettagli e non si sa quali saranno i tagli, da attuare, nella manovra economica per ridurre il deficit di quello 0,4% che poi è quanto il governo ha chiesto in più rispetto allo scorso anno.

È inevitabile, quindi, che rispetto agli anni scorsi saranno previsti meno investimenti e questo potrebbe essere un serio problema, soprattutto se ci si trova a fare i conti con un Pil che è ritornato in calo.

Per poter ridurre il debito, obiettivo sia del governo italiano che della commissione europea, è necessario produrre più ricchezza e questo lo si può fare solo ed esclusivamente aumentando gli investimenti. Inoltre lo spread eccessivo, dei Btp rispetto ai Bund, ha portato in questi ultimi mesi a bruciare molti miliardi di euro e questo non è un aspetto di poco conto.

Il braccio di ferro tra governo italiano e commissione europea non ha fatto altro che inasprire i mercati che, ovviamente, hanno preferito disinvestire dall’Italia attendendo che la situazione diventi più tranquilla e ragionevole; tutto ciò è facilmente verificabile dal fatto che appena il dialogo tra governo e commissione è cominciato e appena i toni si sono fatti meno aspri, lo spread è iniziato a scendere.

L’aspetto più preoccupante dello spread, però, è che più è alto e più le banche avranno costi elevati per prendere soldi e per tale ragione saranno più cauti nel concedere mutui oppure li concederanno con tassi d’interesse più alti. In questo modo a pagare il “braccio di ferro” saranno gli italiani che vorranno acquistare una casa o gli imprenditori che vorranno fare investimenti per le proprie imprese. Quindi abbiamo una doppia riduzione di investimenti sia pubblici che privati.

Gli staff (governo e commissione) sono quindi a lavoro e sicuramente quello 0,4% in meno di deficit lo si recupererà dalla riduzione della platea che beneficerà delle due riforme simbolo di questo governo: reddito di cittadinanza e quota 100.

Per il reddito di cittadinanza sicuramente si cercherà di ridurre la platea dei beneficiari, aumentando le condizioni richieste per aver accesso. Abbiamo già più volte contestato questa misura che teoricamente non è del tutto negativa anzi se costruita bene, su basi solide, come negli altri paesi europei, potrebbe aiutare di molto le persone che si trovano in uno stato di povertà o che avendo perso il lavoro si apprestano a cercarne un altro; nella pratica, però, così costruita e senza intervenire, ex ante, sui centri per l’impiego (in maniera seria però) e su cospicui investimenti per creare posti di lavoro, potrebbe solo rivelarsi un’ennesima politica inefficace e inefficiente.

Lo stesso discorso vale per la (falsa) quota 100 che in realtà non da’ la possibilità di andare in pensione a coloro che hanno raggiunto 100 come somma tra età anagrafica e contributi versati ma solo a coloro che hanno almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Peraltro è molto importante ricordare che coloro che avranno maturato questi requisiti potranno fare domanda di pensione ma avranno un assegno pensionistico ridotto perché il quantum della pensione è calcolato sui soli 38 anni di contributi. Quindi andare in pensione con un assegno misero o continuare a lavorare per poter ottenere una pensione dignitosa?

La quota 100 è quindi una misura che non risolve i problemi pensionistici degli ultimi anni ma sembra volta, solo, a pensionare un po’ di gente per liberare qualche posto di lavoro in più. (dichiarazioni rilasciate più volte da Salvini e Di Maio).

Vedremo alla fine cosa succederà davvero e cosa ci sarà scritto in questa (benedetta) manovra finanziaria anche perché gli italiani non ne possono già più di tutta questa “caciara” inconcludente.

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