adv-771
<< CULTURA

Pop Art: l’arte del cambiamento

| 22 Novembre 2018 | CULTURA

La pop art nasce nella seconda metà del ventesimo secolo ed è chiamata così poiché deriva proprio dal termine inglese “popular art“, che tradotto in italiano, vuol dire arte popolare. Per “popolare” in questo preciso contesto, non si intende che tutto quello che viene catalogato sotto tale etichetta sia destinato al pubblico, bensì si fa riferimento all’oggetto che viene prodotto in serie, legato alla massa e non al singolo individuo. Come si può dedurre dal nome, questa nuova corrente artistica che si venne a diffondere negli anni cinquanta fu un qualcosa di completamente innovativo ed inaspettato, rispetto alla tradizionale arte che si era conosciuta e considerata tale fino a quel tempo. La differenza era così nota rispetto ad altri movimenti artistici, poiché si poneva in modo completamente differente rispetto ad altre correnti di pensiero, come ad esempio l’Espressionismo astratto.

L’arte di massa rappresentò gli oggetti appartenenti al mondo del commercio:  Coca-cola, lattine, riviste e molto altro non possiedono un vero e proprio volto, ma al contempo sono conosciuti da tutta la società consumistica, grazie alla costante e pressante pubblicità che li rendeva delle immagini ben stampate all’interno della mente della società di quegli anni. Elevando questi oggetti a delle vere e proprie opere d’arte, la pop art era sempre pronta a guardare ed assimilare stimoli provenienti dalla società esterna, mettendo completamente da parte lo studio introspettivo dell’individuo,il quale era stato, invece, un punto fondamentale di altre correnti artistiche precedenti. Dalla fusione dell’arte e la comunicazione dei mass media, nasce la popart. I nomi delle persone che molto spesso vengono associate al concetto di pop art sono davvero numerosi, ma tra quelli più importanti ci furono Roy Lichtenstein, il quale fece di questo semplice ma efficace strumento il centro della sua arte. Tra le sue opere più importanti possiamo ricordare alcuni spezzoni tratti da alcuni fumetti, come “Whaam!” o anche “In the Car”, piccole e semplici strisce fumettistiche che lo hanno reso celebre e senza dubbio uno dei migliori esponenti di questa corrente artistica.

Un altro nome fondamentale per questo mondo pop senza dubbio è quello di James Rosenquist, il quale, piuttosto che concentrarsi sul fumetto come fece Lichtenstein, scelse di far ruotare la propria arte attorno al mondo del piccolo e grande schermo e soprattutto della pubblicità. Rosenquist, con la sua pittura, riuscì a stravolgere completamente l’importanza di alcuni elementi emergenti nella società degli anni Cinquanta, poiché rappresentava quasi al limite del reale i dettagli di tali elementi, che poi trasformava in vere e proprie opere d’arte. Tra i suoi lavori più conosciuti al grande pubblico, non possiamo non citare “F-111”. Nella mentalità comune, la pop art viene spesso associata al nome di Andy Warhol. Questo artista viene considerato l’artista pop per eccellenza, se non addirittura il maestro indiscusso di tale movimento; Warhol fu senza dubbio un talento eccezionale, riuscendo a ritagliarsi un ruolo importante anche nel mondo del cinema diventando regista, e così ramificando la propria arte e lasciando l’impronta in diversi settori della stessa pop art. Sono diverse le opere con cui questo artista è passato alla storia, diventando il celebre “volto” della pop art: dobbiamo ricordare, in primo luogo, la popolare serie dei barattoli di metallo della minestra Campbell, un’opera che diede un’ulteriore prova del fatto che il mondo della pubblicità era riuscito ad elevarsi e a “contagiare” l’arte, il cui mondo ormai non era più così lontano e d’élite e quindi composto da oggetti provenienti dallo scenario quotidiano.

TAG: Arte, cultura
adv-831
Articoli Correlati