Richard Baldwin: il futuro della globalizzazione

A Bologna il professore americano di economia internazionale Richard Baldwin ha tenuto una lettura sulla globalizzazione del futuro e sui vantaggi e i rischi che essa produrrà.

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Sabato 10 novembre si è tenuta nell’aula magna di Santa Lucia nel centro storico di Bologna  la XXXIV lettura annuale della società editrice Il Mulino. La lettura di quest’anno cade nel decennale della scomparsa di Giovanni Evangelisti, tra i fondatori della società editrice di cui fu anche direttore editoriale e amministratore delegato per più di quarant’anni, dal 1965 fino alla sua morte.

La lettura è stata tenuta da uno studioso di grandissimo prestigio e fama internazionale, ovvero l’economista americano Richard Baldwin. Attualmente, egli insegna economia internazionale al Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra, è anche ex presidente del Centre for Economic Policy Research (Cepr), è tra i fondatori del sito Vox, ha insegnato alla Columbia University e ad Oxford e ha conseguito il suo dottorato di ricerca al Mit di Boston. Ha svolto consulenze per diverse istituzioni internazionali tra cui la Commissione Europea. Il suo ultimo libro è “La grande convergenza. Tecnologia informatica, web e nuova globalizzazione”. Baldwin è uno dei massimi esperti mondiali di globalizzazione e difatti la lettura che ha tenuto era intitolata “Il futuro della globalizzazione. Come prepararci al mondo di domani”.

Nella platea che ha ascoltato con attenzione la lettura di Baldwin sedevano alcuni personaggi di spicco tra cui il ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria, l’ex presidente del consiglio ed ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e l’ex ministro dell’economia e delle finanze con il governo Letta Fabrizio Saccomanni.

Baldwin ha parlato del futuro e di come, secondo lui, la globalizzazione cambierà ancor di più le nostre vite nei prossimi decenni. “In futuro la globalizzazione sarà estremamente diversa rispetto ad ora” ha detto in apertura. “Se adesso chiudete gli occhi e provate a immaginare la globalizzazione, scommetto che molti di voi penseranno a una nave cargo che trasporta dei container”. La globalizzazione che c’è stata negli ultimi decenni ha riguardato principalmente le merci, la delocalizzazione delle fasi produttive, oltre che le telecomunicazioni e lo scambio di dati. L’intreccio tra modalità di spedizione più efficienti, comunicazioni più veloci grazie ad Internet e la presenza di istituzioni che regolano il commercio internazionale, ha permesso di aumentare e velocizzare gli scambi di merci a livello globale.

“La globalizzazione in futuro riguarderà ciò che facciamo e non più ciò che vendiamo o acquistiamo”. In pratica, avrà a che fare con il nostro lavoro e come lo svolgiamo. Se la globalizzazione che stiamo vivendo riguarda lo scambio di merci, quella del futuro riguarderà lo scambio di servizi a livello globale. “La globalizzazione entrerà a gamba tesa nel settore terziario dei servizi. Ciò sarà reso possibile dall’avanzamento della tecnologia digitale”. L’elemento cardine attorno cui ruoterà la globalizzazione del futuro è, secondo Baldwin, la telemigrazione. Ciò consiste nel poter offrire la propria prestazione professionale in tutto il mondo grazie ad Internet. Stando difronte a un computer in Italia potremo lavorare in un “ufficio virtuale” a Londra o Nuova Delhi oppure vivendo a Pechino potremo svolgere un lavoro richiesto da un’impresa di New York o Singapore. In pratica, si tratta di un telelavoro su scala globale. “Chi lavora nel settore dei servizi dovrà vedersela con la concorrenza dei telemigranti”. Gli strumenti per mettere in contatto la domanda con l’offerta esistono già. Si tratta essenzialmente di piattaforme freelance online come i siti Upwork o Witmart. “Ebay ha permesso di vendere e acquistare facilmente beni in ogni parte del mondo. Upwork e altri siti internet di freelance faranno la stessa cosa nel settore dei servizi. Questa sarà la globalizzazione in futuro” ha rivelato Baldwin.

Freelancer stranieri lavoreranno negli uffici italiani e viceversa. La telemigrazione, che secondo Baldwin creerà “una forza lavoro globale”, ridurrà di molto i costi per le aziende le quali potranno scegliere tra una vastissima gamma di lavoratori, i quali a loro volta potranno fornire la loro prestazione a numerosissime imprese in tutto il mondo, con le piattaforme di freelance che faranno da tramite. Tutto ciò sarà possibile grazie all’avanzamento della tecnologia digitale a ogni livello, dall’intelligenza artificiale alle telecomunicazioni avanzate, mentre lo sviluppo della traduzione automatica eliminerà le barriere linguistiche tra i paesi. “Finora il settore terziario dei servizi è stato protetto dalla globalizzazione grazie alla presenza di barriere tecniche. Ma il progresso tecnologico sta abbattendo queste barriere” ha dichiarato l’economista. La tecnologia avanza con una velocità esorbitante e aumenta sempre di più anno dopo anno.

Secondo Baldwin, l’affermazione della telemigrazione avverrà in modo simile a quella degli smartphone. “L’infiltrazione degli smartphone nelle nostre vite è avvenuta in modo casuale, non pianificato. Non è stato deciso da nessuno, è accaduto e basta e ora questi dispositivi sono diventati indispensabili per le nostre vite. Lo stesso avverrà per la telemigrazione. Si imporrà senza che nessuno lo decida e a un certo punto ci chiederemo come facevamo a vivere prima senza di essa”.

L’economista americano offre qualche suggerimento per prepararsi alla globalizzazione del futuro. “Dobbiamo preparare noi stessi, le nostre famiglie e le nostre società ai cambiamenti radicali che avverranno in futuro. Bisognerà cercare di evitare quei lavori in cui ci sarà la concorrenza dell’intelligenza artificiale o dei telemigranti. Nel primo caso, bisognerà specializzarsi in compiti multitasking che non possono essere svolti meccanicamente dai robot. Nel secondo caso occorrerà specializzarsi in lavori che richiedono un’interazione faccia a faccia con le persone o con le cose”. Ad ogni modo, a prescindere dal lavoro che svolgeremo in futuro, “dobbiamo prepararci ad interagire quotidianamente con i telemigranti e l’intelligenza artificiale”.

In conclusione, Baldwin mette in guardia dalle possibili ricadute negative dal punto di vista sociale e politico che potrebbero scaturire da queste innovazioni. Secondo lui il problema è la velocità. “L’umanità ha una capacità incredibile di adattarsi ai cambiamenti epocali, ma questi cambiamenti se avvengono troppo velocemente producono ripercussioni negative nella società causando la reazione rabbiosa di chi non è riuscito ad adattarsi. Dobbiamo tenere sotto controllo la velocità del progresso tecnologico affinché la situazione non degeneri. I governi dovrebbero sensibilizzare l’opinione pubblica e assicurare l’inclusione nel sistema produttivo di chi è rimasto escluso da questi processi oppure non è stato in grado di adattarsi”.

La globalizzazione che è stata protagonista degli ultimi decenni ha prodotto una reazione da parte degli esclusi che ne hanno subìto gli aspetti negativi, ovvero coloro che hanno perso il  lavoro a causa di essa, complice anche la crisi economica. Questa reazione è organizzata a livello globale, in Europa, come negli Stati Uniti, come in Sud America, da numerosi partiti e personaggi politici. La rivoluzione del mercato del lavoro globale prodotta dalle nuove tecnologie e dalla telemigrazione che ha delineato Baldwin, produrrà inevitabilmente una reazione ancor più destabilizzante a livello sociale se non verrà gestita correttamente e con attenzione. La globalizzazione produce sempre degli sconfitti e bisogna fare estrema attenzione affinché le fratture sociali da essa prodotte non diventino troppo laceranti.

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