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Attenzione alla Cina (Parte II)

| 22 Settembre 2018 | ECONOMIA, ESTERI

L’America Latina si sta rivelando una frontiera calda nella competenza tra gli Stati Uniti e la Cina. Mentre il Venezuela, il Nicaragua, Cuba e altri paesi rimangono fedeli alla Cina (grazie anche ai propri regimi autoritari protratti nel tempo), il Brasile e l’Argentina stanno tornando verso l’orbita americana.

In ambito commerciale si configura uno scenario dove i cinesi riescono a predominare senza che gli Stati Uniti possano reagire in maniera molto efficace. Negli ultimi anni, il commercio bilaterale tra la Cina e l’America Latina è salito a 500.000 milioni di dollari mentre i finanziamenti per le infrastrutture sono arrivati a 250.000 milioni. La Cina è diventata anche il primo creditore del Venezuela che accumula un debito di circa 70.000 milioni di dollari che vengono pagati attraverso le esportazioni di petrolio verso il paese asiatico.

A livello di infrastrutture invece, Pechino porterà avanti il progetto iberoamericano di una doppia ferrovia denominato TOR, che andrà dall’Atlantico verso il Pacifico attraversando il Brasile e il Perù. Mentre l’Europa e gli Stati Uniti erano indecisi, Pechino si è fatto avanti per finanziare l’intero progetto che costituirebbe un vantaggio per le Via della Seta.

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Mentre gli Stati Uniti fanno la guerra commerciale, la Cina estende il proprio dominio verso i paesi in via di sviluppo e non solo. Gli investimenti della Cina sono presenti anche in Europa dove, secondo quanto riporta Bloomberg News, Pechino ha già investito 318 miliardi di dollari. Una situazione non molto gradita alle economie più forti dell’UE ma accolta a braccia aperte dalle periferie.

Pechino è anche il primo creditore degli Stati Uniti e detiene il 10% dei buoni al tesoro, una quantità che equivale a 1170 miliardi di dollari (949,6 miliardi di euro). Anche gli USA devono andarci piano con la Cina che, a quanto pare, si sta rivelando la vera vincitrice nel gioco della globalizzazione.

Tutti investimenti che rendono possibile il “sogno cinese” provengono dall’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), una specie di Banca Mondiale parallela istituita dal governo cinese con l’autorizzazione di prestare 2,5 volte il proprio capitale.

L’espansione cinese è possibile grazie anche alla stabilità che gode il regime asiatico nell proprio interno. Infatti, il Partito Comunista concentra tutti i poteri dello Stato e, per mantenere in vigore la propria legittimità, Xi-Jinping governa al limite della legalità permessa dall’ordinamento giuridico cinese.

Inoltre, il leader cinese ha avuto la capacità di mescolare una dose di nazionalismo con il comunismo ereditato da Mao, mettendo in pratica un capitalismo di Stato nascosto dietro la retorica del socialismo reale. Questo neo-patriottismo con il quale il regime di Xi-Jinping riesce ad addomesticare le masse, rende stabile la realtà politica interna e permette a Pechino di espandere il proprio potere nel resto del mondo. Il dettaglio più sconcertante è che tra il capitalismo e il comunismo la Cina è sorta come una sintesi che separa il capitale dalla democrazia, relegando quest’ultima a un secondo piano nelle relazioni internazionali.

TAG: America Latina, Cina, commercio, Europa, USA
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