Stampanti 3D: dall’Iperuranio al Concreto. A cosa porteranno?

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Il mondo delle Idee di Platone oggi non sembra così lontano: nuove tecnologie, sempre più all’avanguardia, hanno permesso di concretizzare nel mondo reale, ciò che la nostra mente desidera.  La tecnologia additiva si occupa proprio di questo: permette di stampare oggetti in 3D a partire da dati digitali.

Che cosa porterà questa innovazione al mondo modero? Siamo davvero pronti a questa rivoluzione? Prima di rispondere a queste domande faccio un passo indietro e spiego in cosa consiste questa tecnologia.

Cos’è la stampa 3D?

La tecnologia additiva, conosciuta più comunemente come stampaggio in 3D, realizza un oggetto tridimensionale a partire da un file digitale, attraverso una stampante di materiale (materials printer).

I comuni processi produttivi sia artigianali che industriali sono di natura sottrattiva, ovvero si realizza il prodotto finito raffinando un materiale grezzo. La stampa 3D, invece, si basa sull’addictive making, cioè sulla realizzazione degli oggetti sovrapponendo, strato dopo strato, polimeri di varia natura. In poche parole un oggetto ideato a computer, in due dimensioni, viene trasportato nel mondo reale, nelle tre dimensioni.

Gli impieghi

La stampa 3D è utilizzata prevalentemente nella prototipazione rapida, ovvero nella realizzazione di prototipi necessari per verificare se il prodotto, che a breve verrà introdotto sul mercato, è compatibile con gli standard di progetto. La successiva produzione in massa è affidata a metodi convenzionali: lavorazioni per asportazione di truciolo, stampaggio o fusione, poichè i tempi di produzione sono più ridotti.

Oltre all’ambito industriale, questa tecnologia sta consentendo grossi passi in avanti nel settore biomedico: sono state realizzate protesi di ogni genere e addirittura si sta iniziando a sperimentare la produzione di organi umani, utilizzando un liquido contenente cellule staminali.

È troppo presto per realizzare organi artificiali prodotti con queste stampanti, ma sicuramente il futuro sarà un’interazione sempre più profonda tra la medicina e l’ingegneria che porterà un grosso contributo alla sanità mondiale, permettendo di curare malattie fino a questo momento incurabili.

L’altra faccia della medaglia:

Con queste stampanti si può davvero realizzare di tutto ed è quello che fece Cody Rutledge Wilson, che sviluppò e pubblicò progetti di armi open source: le cosiddette “armi wiki”, adatte per la stampa 3D.

Chi è Cody Rutledge Wilson?

Cody Wilson è un cripto-anarchico americano nato il 31 gennaio 1988, che nel 2013 realizzò la prima pistola con una stampante 3D, chiamata “Liberador”, caricando i modelli sul proprio sito: Defcad.org, che ospitava anche le sue idee legate alla libertà di possesso di armi.

Pochi giorni dopo le autorità americane lo intimarono di chiudere il sito e rimuovere i file online, perché stava violando le norme che regolano il commercio di armi: in sostanza è come se Wilson le stesse vendendo senza avere una licenza per farlo. Wilson però non si perse d’animo e nel 2015 fece causa al governo americano per aver violato il diritto alla libertà di espressione, sancito dal Primo emendamento, impedendogli di condividere online informazioni utili su come realizzare un’arma stampabile.

La campagna legale che si aprì, sembrò risolversi a favore di Wilson, ma a poche ore dalla diffusione dei progetti, prevista per il primo di Agosto di quest’anno, un giudice federale degli Usa, supportato da otto Stati americani, bloccò temporaneamente la pubblicazione online di questi progetti.

I dubbi

Se i progetti fossero resi pubblici basterebbe: acquistare una stampante 3D, scaricare i file dal sito di Cody, “cliccare” il pulsante avvia, attendere che i componenti siano pronti, montarli e in poco tempo si avrà tra le mani un’arma da fuoco funzionante.

Il proliferare di “armi fai da te”, negli Usa e in tutto il mondo, potrebbe facilitare ancora di più il possesso di fucili o pistole da parte di squilibrati o malintenzionati, tutti infatti potrebbero produrre un’arma di questo genere in casa propria.

Quale sarà lo scenario possibile? Sicuramente si assisterà ad un aumento di sparatorie e di stragi che negli ultimi anni hanno già provocato numerosi morti.

Le stampanti 3D hanno un potenziale enorme e porteranno di certo benefici in tutti i settori, ma è chi le usa che ne determina lo scopo. La domanda resta: siamo davvero pronti a questa rivoluzione?