L’indagine mafia e appalti dei Ros affossata dalla Procura di Palermo: l’ombra sulla sentenza trattativa Stato Mafia

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Chissà se, mentre i pm pronunciavano la loro requisitoria al processo trattativa Stato-Mafia come i giudici che hanno emesso la sentenza di colpevolezza nei confronti del Gen Mori e del Cap. De Donno, hanno mai pensato a quell’indagine su mafia e appalti affossata tanti anni fa dalla Procura di Palermo. Sì perché il 20 febbraio 1991, il Capitano De Donno ha consegnato al Giudice Giovanni Falcone la conclusione delle indagini su mafia e appalti, indagine sottoscritta anche dal Gen. Mori.

Il rapporto consegnato riportava 44 nomi tra imprenditori e uomini politici comprese aziende di rilevanza nazionale. Nel rapporto, inoltre, erano indicati nomi di soggetti legati ai magistrati siciliani. Un fascicolo scottante che avrebbe portato alla luce tutti gli interessi in ambienti politico-imprenditoriale-mafioso e, per tale motivo, in molti premevano per affossare l’indagine mentre, il giudice Falcone prima e Borsellino poi, avrebbero voluto approfondire sull’argomento.

Di quella indagine si è parlato durante i processi sulle stragi del 1992, quando sia il Generale Mori, il Capitano De Donno ed i pentiti Angelo Siino e Giovanni Brusca, avevano riferito riguardo alla gestione illecita del sistema di aggiudicazione degli appalti in Sicilia. Siino, inoltre, ha dichiarato che quella indagine creava molti malumori sia tra la mafia che nell’ambiente politico imprenditoriale, perché sicuramente, il giudice avrebbe compreso la rilevanza strategica del settore appalti.

Sia tra i colleghi magistrati, sia tra i politici, era nota l’integrità morale del giudice Falcone che mai avrebbe relegato quella indagine in un cassetto per compiacere a questo o quel politico. Sapevano altresì, che tra lui e Borsellino non esistevano segreti e ciò che seguiva uno lo proseguiva l’altro. Il dossier dei ROS firmato Mori-De Donno, dopo che Falcone accettò la carica a Direttore Generale degli Affari Penali, passerà a Guido Lo Forte, Giuseppe Pignatone e Roberto Scarpinato, l’attuale Procuratore Generale di Palermo.

Il rapporto passa nelle mani di Giammanco, Procuratore Capo di Palermo, il quale fa una mossa del tutto irregolare: invia il fascicolo al Ministro Martelli il quale lo restituisce al mittente con tanto di lettera indirizzata per conoscenza, al Consiglio Superiore della Magistratura. Con questo gesto Giammanco aveva passato la patata bollente alla politica per evitare di effettuare le dovute indagini. Relegava quindi il problema alla politica lavandosene le mani.

L’indagine mafia e appalti era strettamente collegata alle indagini milanesi di Mani pulite come testimoniato da Antonio Di Pietro durante il processo Borsellino ter, infatti i nomi delle imprese implicate erano le stesse: in primis il gruppo Ferruzzi (quello di Gardini) e la De Eccher. Falcone e Borsellino ne parlano con Di Pietro in tempi diversi. Le dichiarazioni di Di Pietro dimostrano che  Borsellino, poco prima di essere ucciso, si occupava proprio del dossier del ROS e per questo incontrò Mori e De Donno in Procura.

Quando Falcone pronunciò la frase: “La mafia è entrata in Borsa” – si riferisce proprio a questo e, molto probabilmente, anche questa indagine è stato un motivo per cui fu ucciso il 23 maggio 1992 a Capaci. Stessa sorte ha subito Borsellino 57 giorni dopo. Nonostante avesse chiesto più di una volta di occuparsi di quella indagine, Borsellino non ricevette mai quella delega di indagi e che fu inevitabilmente affossato non dai ROS ma dalla magistratura.

Forse anche Borsellino è stato ucciso per lo stesso motivo? I vertici dei ROS avevano indizi pesanti su molti personaggi del mondo politico imprenditoriale italiano e, sia Lo Forte che Scarpinato, hanno richiesto l’archiviazione dell’indagine il 20 luglio 1992 a camera ardente di Borsellino aperta. – Che tempestività! A seguito  dell’archiviazione sono iniziati gli attriti tra Mori e la Procura di Palermo con pesanti scambi di accuse.

Nel processo trattativa Stato-Mafia nessuno ha tenuto conto di questo scenario; hanno quindi condannato tre carabinieri due dei quali sono gli artefici di quella indagine. Quindi per la Procura di Palermo, mentre i vertici del ROS indagavano su i rapporti scottanti tra mafia e politica, contemporaneamente facevano da tramite tra lo Stato e la mafia. Chiudere quella indagine in un cassetto ha dato la possibilità di continuare a gestire gli appalti in Sicilia e non solo, in modo illecito.

Scarpinato su questo non ha mai dato una spiegazione ed intanto Mori e De Donno sono stati condannati mentre quella indagine è stata affossata dalla politica in combutta con la Magistratura. Forse nel rapporto mafia-appalti ci sono i nomi dei politici che non compaiono nella sentenza trattativa Stato-Mafia che ha condannato tre carabinieri due dei quali entrati in contrasto con la Procura di Palermo proprio per quell’indagine archiviata?

L’indagine mafia e appalti ha portato alla morte Falcone e Borsellino e condannato i suoi autori, il colonnello Mori e il Capitano De Donno con 20 anni di processi a loro carico e una condanna in primo grado.

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