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Ma l’Italia è ancora una Repubblica parlamentare

| 28 Febbraio 2018 | POLITICA

di Daniela Sacchi

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha detto a Floris (DiMartedi’) ieri sera che l’Italia è una Repubblica presidenziale. Il nostro Paese ha quindi cambiato volto senza che ce ne accorgessimo, passando da Repubblica parlamentare a presidenziale? Di questa eventualità si preoccupava Antonio Ingroia nelle pagine di MicroMega cinque anni fa: “Rischiamo di vedere realizzato l’antico progetto piduista di Licio Gelli, di concentrare nelle mani di uno solo un potere esecutivo senza controlli di fatto, né parlamentari, né di legalità”. http://temi.repubblica.it/micromega-online/ingroia-italia-repubblica-presidenziale-lo-decidano-i-cittadini/ Il lapsus di Gentiloni appare preoccupante se si considera che nella XVII legislatura sono state 106 le questioni di fiducia poste sui disegni di legge in discussione dai quattro esecutivi che si sono succeduti dal 2013 ad oggi (Monti, Letta, Renzi e Gentiloni).

In alcuni casi si è sfiorato il grottesco. La discussione sull’attuale legge elettorale, il Rosatellum bis, ha richiesto ben 8 voti di fiducia, 3 alla Camera e 5 al Senato. Altri 6 testi hanno richiesto almeno 3 voti di fiducia: Decreto competitività (3 fiducie, governo Renzi), Decreto lavoro – Jobs act (3 fiducie, governo Renzi), Decreto riforma Pa (3 fiducie, governo Renzi), Italicum (3 fiducie, governo Renzi), Stabilità 2014 (3 fiducie, governo Letta) e Stabilità 2015 (4 fiducie, governo Renzi).
Il governo Gentiloni per 31 volte ha fatto ricorso alla fiducia su disegni di legge (13 alla camera e 18 al senato) e il voto di fiducia è stato utilizzato in media 2,58 volte al mese. E’ il dato più alto della XVII legislatura.
Oltre i due terzi delle leggi approvate durante questa legislatura, sono state presentate dai diversi esecutivi che si sono succeduti. All’iniziativa parlamentare si deve invece solo poco più del 20% delle leggi approvate (78 testi). Marginale l’apporto dei cittadini.

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E qui sta il punto. L’art. 1 della nostra Costituzione afferma che in Italia la sovranità appartiene al popolo. Una delle forme di espressione della sovranità è uno strumento formidabile di democrazia diretta: l’istituto dell’iniziativa legislativa popolare (art. 71, co. 2), che per essere valida deve esser sottoscritta da almeno 50.000 elettori.
Degli oltre 260 testi presentati dal 1979, soltanto quattro sono diventati legge (nel 1983, 1992, 2000 e 2015). E questo è stato possibile solo perché sono stati accorpati in Testi Unificati con proposte d’iniziativa parlamentare o governativa.
Ma da poco più di due mesi è più semplice per i cittadini far ascoltare la propria voce. A seguito di una modifica dell’art. 74 del regolamento del Senato, infatti, le leggi d’iniziativa popolare devono essere votate entro tre mesi. Se l’esame in commissione non è concluso entro tre mesi, infatti, l’esame del testo presentato dai cittadini deve essere iscritto d’ufficio nel calendario dei lavori dell’Assemblea.
La riforma entrerà in vigore a decorrere dalla XVIII legislatura, ovvero tra pochi giorni.
Italiani, svegliamoci.

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