La maledizione delle banche

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la trasmissione Rai "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa. Roma, 15 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

La storia del PD si intreccia ormai abitualmente con quella delle banche, è stato così al tempo dell’assalto di BNL da parte di Consorte e soci, come nel 2013, quando il tentativo di Bersani di conquistare il governo, che appariva come una strada in discesa, è stato fermato dalla vicenda MPS, cavalcata con abilità e spregiudicatezza, dal M5S.

Nei giorni che stiamo vivendo, nonostante gli sforzi di Renzi, che ha fortemente voluto l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare, per distogliere l’attenzione morbosa dei media dagli anni della sua gestione, e scaricarla sulle inadempienze della Banca d’Italia, la maledizione torna a colpire, vestendo gli abiti di una piccola banca di provincia e di una giovane donna, ascesa a responsabilità ministeriali e rea di essere figlia di un malaccorto banchiere, pressoché sconosciuto agli addetti ai lavori.

Si sostiene da più parti, con argomentazioni non prive di fondatezza, ma obiettivamente gravate da manifesti intenti persecutori, che la Boschi avrebbe dovuto astenersi dal manifestare qualsiasi interesse per i destini di una banca nella quale operava suo padre e, non avendolo fatto, sarebbe tenuta a rassegnare le dimissioni da sottosegretario alla
presidenza del consiglio.

La strumentalizzazione politica è evidente, anche perché la vicenda riguarda un limitato numero di investitori, che il governo sta tentando di risarcire, almeno parzialmente, delle perdite subite, mentre non ha avuto alcuna ricaduta su correntisti e dipendenti, ma rischia di arrecare danni enormi al PD, fiaccato da scissioni e sottoposto a bombardamenti da destra e da sinistra, accerchiato e sospinto verso una deriva
di isolamento.
La storia ci insegna, da Giolitti in poi, che inciampare sulle banche può essere letale.