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La comunità gay russa è sempre in ansia

| 12 Maggio 2017 | ESTERI

L’attivista italiano per i diritti omosessuali Yuri Guaiana è stato liberato. Era stato arrestato nella mattinata di giovedì a Mosca, insieme ad altri ragazzi, per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata nella quale raccoglievano firme per una petizione contro il trattamento dei gay in Cecenia. La vicenda si è risolta anche grazie all’assistenza del Consolato italiano che ha favorito la sua liberazione ma la situazione per le persone omosessuali in Russia resta sotto il livello di guardia. A dirlo è il Report 2016 di Human Right Watch, che ha individuato i Paesi peggiori per i diritti Lgbt. Ad attuare politiche omofobe o repressive per i diritti gay sono, secondo l’organizzazione che si batte per i diritti umani, Russia e Uganda.

I leader politici di questi Paesi dipingono se stessi come guardiani dei valori tradizionali, ma l’azione contro i diritti Lgbt non fa che distrarre l’opinione pubblica dalla mala-politica ed è il preludio alla distruzione della società civile. Secondo l’organizzazione umanitaria queste sono le caratteristiche della politica di Vladimir Putin. Di recente il presidente russo, ricevuta la disponibilità del presidente ceceno Ramzan Kadyrov, ha garantito all’ambasciatrice di Human right watch, Tatyana Moskalkova, che prenderà misure contro la persecuzione omosessuale avvenuta in Cecenia.

In aprile il giornale di opposizione Novaya Gazeta documenta lo sterminio di omosessuali che sta avvenendo in Cecenia. Foto e video testimonierebero secondo il giornale la deportazione e la tortura di oltre 100 ragazzi e l’uccisione di almeno 3 di loro, ma potrebbero essere molti di più. In maggio, invece, la cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita a Sochi, chiede pubblicamente conto a Putin dell’ondata di persecuzioni omosessuali in Cecenia. Nonostante tutto, le persecuzioni e gli arresti di persone omosessuali continuano ancora ora nella repubblica caucasica. Uno degli ultimi casi è avvenuto pochi giorni fa, sempre in Cecenia. Un ragazzo di 17 anni viene spinto giù dal nono piano di un palazzo. La sua colpa era quella di essere gay. L’autore materiale del gesto è lo zio, con il supporto della famiglia del ragazzo.

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L’omosessualità è stata legalizzata nel 1993 dal presidente Boris Eltsin, su pressioni del Consiglio d’Europa. La legislazione russa riconosce come legale: omosessualità; atti omosessuali; cambio sesso; dono del sangue. Ma bandisce: leggi anti-discriminatorie; matrimonio; unioni civili; adozione; servizio militare, consentito ma non accettato; libera espressione, reato di propaganda.

Nel 2013 è entrata in vigore la legge anti propaganda, che limita fortemente i diritti Lgbt in Russia. Il provvedimento ha puntato in particolare sulla protezione dei minori dalla propaganda di valori e relazioni sessuali non tradizionali. Questa legge consente che la maggior parte delle manifestazioni pubbliche per i diritti gay in Russia sono fuorilegge. Un esempio su tutti è la decisione presa dalla Corte Suprema nel 2012 che a Mosca ha vietato il Gay Pride per 100 anni.

Secondo il Report 2016 di Human right wacth, uno dei fatti più gravi e che ha avuto notevole risonanza nei media internazionali, è stata la campagna diffamatoria e di dossieraggio condotta da Timur Bulatov che ha portato alle dimissioni di medici e docenti accusati di fare propaganda gay all’interno di università e istituti sanitari russi. Fra tutti i fatti accaduti nel 2016, quello del licenziamento del sessuologo Dmitry Isayev e la conseguente chiusura della clinica universitaria di San Pietroburgo, guidata dallo stesso Isayev, che effettuava operazioni chirurgiche per il cambio di sesso, ha avuto un’ampio eco nei media internazionali.

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