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Il destino dell’Alitalia legato al referendum

| 19 Aprile 2017 | ECONOMIA

Giovedì 20 aprile si apre alle ore 6 il referendum sul pre-accordo firmato, nella lunga notte del 14 aprile, tra azienda e sindacati alla presenza del Governo. Un verbale di confronto che vedrà 12.500 dipendenti al servizio di Alitalia che, entro le ore 24 del 24 aprile, dovranno accettare o meno il pre-accordo attraverso il voto referendario. A tenere sospeso il destino della “Compagnia di Bandiera”, sono gli esuberi a tempo indeterminato che, in caso viene accettato il pre-accordo, scendono da 1338 a 980 unità.

A sostenerlo è il verbale di confronto firmato: il superamento dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazione; ricorso alla cigs entro maggio 2017 per due anni, attivazione di programmi di politiche attive del lavoro, con riqualificazione e formazione del personale, misure di incentivazione all’esodo, miglioramenti di produttività ed efficienza, con un rinvio in azienda per la definizione entro il mese di maggio.

Dunque come sostiene il segretario generale UIL dei Trasporti, Claudio Tarlazzi, i seggi sono 7 di cui 5 a Fiumicino, 1 a Milano Linate e 1 a Milano Malpensa. Una decisione secca che vede, appunto, i dipendenti Alitalia se condividere o meno il verbale sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico. Il segretario generale UIL Trasporti ribadisce, inoltre, che non essendoci il tempo materiale, tutte le sigle sindacali riuniranno i lavoratori tra le loro mura. Alla consultazione non è previsto il raggiungimento del quorum.

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Secondo il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calendola, una votazione negativa metterebbe in liquidazione l’Alitalia. Ma nonostante, il Ministro Calendola alla radio RDS, replica che il governo non intende più finanziare la “Compagnia di Bandiera” con i soldi pubblici, non si comprende come possa pretendere che diventi una compagnia competitiva…

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