La velocità delle trasformazioni e dei cambiamenti che si producono all’interno della nostra società sta andando oltre i ritmi umani lasciandosi non poche conseguenze alle spalle. Le nostre certezze vengono messe in discussione da un costante bombardamento di informazione che annulla la nostra capacità di reazione.
I nostri valori, le istituzioni, associazioni, partiti, sindacati e altri raggruppamenti non riescono più a rappresentare l’interesse generale ormai volatile, disordinato e imperscrutabile.
…E sorge l’Anomia
La fine dei valori condivisi comporta la svalutazione delle relazioni e ci trascina all’anomia, ovvero, alla “relativa assenza di regole nel comportamento dei singoli come diretta conseguenza del venir meno di un quadro istituzionale capace d’integrare le diverse attività e i diversi valori”. Senza tali valori scompare la visione trascendente, senza la quale non insistiamo nel superamento degli ostacoli che impediscono il nostro pieno sviluppo, lasciando il nostro futuro nelle mani di un’altro mentre ci occupiamo timidamente del presente.
Panem Et Circenses
Mentre si perde il senso e il sapore del mondo reale, un’uso sbagliato delle nuove tecnologie obbliga l’individuo a ripiegarsi su sé stesso. Attraverso i social network e altre innumerevoli distrazioni, l’individuo costruisce attorno a sé piccoli mondi paralleli, i quali, incentivando il narcisismo sociale lo distaccano dal mondo reale riuscendo più o meno ad affievolire il malessere generale.
I social e tutte le altre distrazioni diventano il “Panem et circenses” concessi da un potere che non riesce più a legittimarsi attraverso i grandi racconti. Finiti i grandi racconti e arresi di fronte a uno scenario di relativismo culturale che ci è sfuggito dalle mani, la stabilità e la normalità astratta in cui viviamo dipenderà dai piccoli piaceri, consumi e soddisfazioni che intrattengono la società e la mantengono sedata.
Verso il dispotismo suadente…
L’anomia, dunque, apre le porte a un nuovo dispotismo nel quale le persone girano spensieratamente con l’obiettivo di procurarsi i piaceri, anche volgari, che dal potere gli vengono concessi. Già Alexis de Tocqueville, nella sua opera “La Democrazia In America”, aveva descritto questo assetto sociale
“(…) Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente all’infanzia; ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi.”
Il rischio
Nello scenario immaginato da De Tocqueville, non resta altro che un insieme di individui la cui stabilità non è tanto garantita dall’esercizio dei diritti quanto dai consumi. Nel frattempo, si erige un dispotismo tollerabile che promuove la distrazione spegnendo nell’individuo la sensibilità verso tutto ciò che succede ai suoi simili.
Il dispotismo suadente, infine, rende le persone incapaci di provare quelle emozioni che, di volta in volta, turbano la società ispirando cambiamenti e aprendo le porte alla stagione dei diritti. Tale appiattimento serve oggi più che mai a separare la politica dai cittadini trasformandola un’affare privato.
Se si continua sulla strada dell’indifferenza e del disinteresse verso la sofferenza dei nostri simili e i problemi sociali, rischieremo di perdere molti di quei diritti essenziali che oggi diamo per scontati. Lasciamo da parte lo smartphone e le distrazioni che ci mantengono sedati, e guardiamoci attorno, sta già succedendo…