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Si riaccendono le luci al Circuit de la Sarthe: torna la 24h di Le Mans, la più iconica e leggendaria gara su pista.

| 12 Giugno 2026 | SPORT

Oggi è Venerdì e come vuole la tradizione i motori si fermano al Circuit de la Sarthe a Le Mans. Archiviate le qualifiche e l’Hyperpole oggi i piloti avranno la possibilità di riposarsi in vista dell’impegnativa gara che partirà domani alle 15:00 per protrarsi fino alla stessa ora di Domenica.

C’è obiettivamente qualcosa di incredibilmente affascinante in questa particolare tappa del Campionato del Mondo di Endurance, capace di attirare l’attenzione degli appassionati di motorsport di tutto il mondo da oltre un secolo.

La competizione: le edizioni, le auto in gara, il circuito e le caratteristiche

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La prima edizione della competizione risale infatti al 26-27 Maggio 1923, per essere successivamente spostata nel mese di Giugno tranne che in sole 4 occasioni: nel 1956 quando fu disputata a Luglio, nel 1968 quando fu spostata a Settembre a causa dei tumulti del Maggio Francese, nel 2020 quando fu disputata fra il 19 e il 20 Settembre a causa delle restrizioni per la pandemia da Covid-19 e nel 2021 quando si disputò il 21-22 Agosto per lo stesso motivo. La gara fu anche annullata nel 1936 per mancanza di fondi economici e dal 1940 al 1948 a causa della Seconda Guerra Mondiale e dei suoi effetti nell’immediato dopoguerra.

Il circuito ha subito moltissime variazioni negli anni, per migliorarne la sicurezza e adattarne le caratteristiche a macchine sempre più performanti e spinte al limite. Il layout attualmente in uso misura oltre 13 chilometri di lunghezza unendo una parte di tracciato permanente ad un’ampia sezione stradale.

Come per il circuito anche la tipologia di macchine impegnate nella corsa ha subito grandi cambiamenti negli anni, rappresentando a pieno la continua ricerca e impegno nello sviluppo dell’automotive. A concorrere oggi nella competizione sono auto divise in 3 categorie ben distinte: la classe regina Hypercar, la LMP2 e la LMGT3.

Le Hypercar sono l’apice dello sviluppo: in questa categoria coesistono due sottocategorie, ovvero la LMH che comprende prototipi con motore endotermico, ibridi ma non realizzati interamente dal costruttore (omologate FIA) e le LMdH realizzate con telai e motori ibridi comuni (omologate sia dalla FIA che dalla IMSA).

Le LMP2 potrebbero essere definite le “sorelle minori” delle Hypercar: parliamo ancora di prototipi, ma stavolta alimentati da un motore endotermico e telaio comuni a tutte le auto, omologate esclusivamente per questa gara.

Le LMGT3 sono la classe più numerosa del paddock: comprendono auto derivate di serie di vari produttori. Fino a qualche anno fa questa classe prevedeva un’ulteriore divisione al suo interno, identificando i team in GTPro (costituiti da squadre di soli piloti professionisti) e GTAm (costituiti da piloti sia Pro che Amateur): esempio lampante di quest’ultima categoria era il team di Patrick Dempsey, con cui gareggiava lo stesso attore.

Esiste poi una sorta di quarta categoria, denominata Garage 56, dove viene ammessa una vettura che non concorre per la vittoria, ma viene accettata alla luce di soluzioni innovative come vetrina tecnologica: nel 2023, ad esempio, fu ammessa una vettura NASCAR modificata appositamente per l’evento.

Peculiare è poi la modalità di assegnazione della vittoria: in questa competizione a vincere non è necessariamente la prima macchina al traguardo, quanto l’auto che ha percorso la maggior distanza allo scadere delle 24 ore di gara. Emblematico fu il caso del 1966: Ford, orchestrando un arrivo in volata con le sue due GT40 Mk.II si aspettava una vittoria pari merito di ambo le macchine, tuttavia alla luce della regola sovracitata a vincere fu la macchina con il peggior tempo di qualifica, essendo partita in una posizione maggiormente arretrata della griglia.

La partenza è un’altra caratteristica di questa gara: le auto infatti sono schierate a spina di pesce su un lato della pista invece che alle tradizionali caselle. Fino al 1970 la procedura di partenza prevedeva la modalità nota come “partenza Le Mans”, con i piloti schierati dal lato opposto rispetto alle auto pronti a scattare al segnale, tipicamente lo sventolare della bandiera francese. Con l’introduzione delle cinture di sicurezza i piloti si trovavano costretti a impiegare più tempo per allacciarle prima della partenza e ciò portò molti a non allacciarle affatto per risparmiare tempo, guidando così tutto il primo stint senza protezioni. 

Questa procedura fu teatro di una delle proteste più plateali della storia del motorsport quando, nel 1969, Jacky Ickx decise di non correre verso la sua vettura come tutti gli altri: decise invece di camminare tranquillamente e prendersi il tempo necessario per allacciare le cinture mentre i rivali partivano per la corsa, che riuscì comunque a vincere anche se per soli 120 metri. A contribuire tragicamente alla decisione di abolire la “partenza Le Mans” fu anche la morte di John Woolfe, britannico pilota privato vittima di un incidente nella prima tornata di gara.

Dal 1970 la procedura di partenza è stata rivista, prevedendo che i piloti si trovino già all’interno delle auto con le cinture allacciate per evidenti questioni di sicurezza.

Le auto iconiche che hanno fatto la storia della 24h

Sono innumerevoli le auto che hanno gareggiato alla 24h di Le Mans in oltre un secolo di storia, ma alcune più di altre sono rimaste nel cuore degli appassionati per i motivi più vari.

In ordine cronologico la prima che mi sovviene risale al 1928, quando il costruttore britannico Bentley si presentò con una nuova vettura in sostituzione della 3 litre Super Sport: la 4 ½ Litre, che vinse la competizione con alla guida gli inglesi Barnato e Rubin. 

Successivamente vi fu un tentativo di sovralimentarla con un compressore al fine di schierarla alle edizioni successive creando la cosiddetta “Blower”, ma il progetto fu abbandonato a causa degli elevati consumi (102 l/km contro i soli 16 l/km della versione standard).

3 anni dopo sarà Alfa Romeo a interrompere il dominio Bentley grazie alla 8C del team di Earl Howe, con alla guida lo stesso Howe affiancato da Henry Birkin, in precedenza uno dei Bentley Boys e parte del progetto della 4 ½ litre. L’Alfa Romeo 8C entrerà così nella leggenda divenendo la prima auto italiana a vincere la prestigiosa competizione. Il successo sarà ripetuto anche negli anni successivi, con le vittorie del 1932 (Sommer/Chinetti), 1933(Sommer/Nuvolari) e 1934 (Chinetti/Etancelin) ad aggiungersi alla prima del 1931.

Nel 1949 abbiamo la prima vittoria per Ferrari con la 166 MM, la prima “barchetta” della storia: al volante troviamo ancora Luigi Chinetti (stavolta sotto bandiera americana) affiancato da Mitchell-Thompson.

Due anni dopo un’altra autentica leggenda taglierà per prima il traguardo: la Jaguar XK120C, iconica vettura del brand britannico guidata da Walker e Whitehead.

Sempre Jaguar sarà protagonista delle edizioni 1955-1956-1957 con la D-Type, entrata nella storia per la peculiare pinna centrale stabilizzatrice, sconfitta infine da quella che è forse la più iconica delle Ferrari che abbiano mai impegnato il circuito de La Sarthe: la 250 Testarossa, indimenticabile in tutte le sue varianti.

Facendo un salto avanti di circa una decina di anni troviamo la sopracitata Ford GT40 Mk.II del 1966, protagonista di agguerriti duelli con le Ferrari dell’epoca.

Nel 1970 troviamo la prima vittoria di Porsche con la 917K: quest’auto è stata il primo sport-prototipo Gruppo 5 a vincere la competizione dopo l’introduzione del regolamento volto a ridurre le velocità raggiunte dalle Gruppo 6. Altra auto sicuramente degna di essere ricordata fra i modelli della casa di Stoccarda è la Porsche 956, vincitrice per 4 edizioni consecutive dal 1982 al 1985 (le prime due con l’iconica livrea Rothmans).

Nel 1991 invece vi fu la nascita di un’autentica leggenda: la Mazda 787B, con l’iconica livrea arancio-verde del team Mazdaspeed. Quest’auto detiene più di un primato: innanzitutto è stata la prima auto asiatica a vincere la competizione e anche la prima a farlo con un motore rotativo Vankel quadrirotore. Certo, la vittoria fu anche ottenuta grazie ai molti problemi avuti dai diretti concorrenti, ma questo non riesce comunque a scalfire l’amore degli appassionati per questa vettura.

Nel 2003 poi vi fu il ritorno al successo di Bentley grazie alla Speed 8 (categoria LM GTP) dopo 73 anni di assenza. C’è stata anche un po’ d’Italia in questo traguardo: infatti fra i piloti schierati dal team britannico figurava anche Rinaldo “Dino” Capello.

Tre anni dopo avvenne qualcosa che ai tempi sembrava impossibile: Audi decise di schierare la R10 TDI come erede della R8, equipaggiandola di un motore turbodiesel V12 da 5500cc. Quello che fu accolto da molti come un azzardo insensato si dimostrò invece una scommessa vincente, portando la R10 per tre volte sul gradino più alto del podio, di cui due consecutive con il tridente Biela, Pirro e Werner.

Ad interrompere il dominio Audi (macchiato solo da una sconfitta nel 2009 subita dalla Peugeot 908 HDI FAP) penserà Porsche, che torna alla vittoria nel 2015 con la 919 Hybrid dopo quasi 20 anni (il precedente successo risaliva al 1998 con la 911 GT-I del team Porsche AG).

Infine l’era moderna è stata caratterizzata dal dominio Toyota per 5 edizioni consecutive, interrotto da Ferrari nel 2023 con la 499p affidata alle cure di Pier Guidi, Giovinazzi e Calado che hanno riportato la Rossa di Maranello al successo dopo quasi 60 anni di digiuno.

L’edizione 2026

L’edizione di quest’anno prenderà il via domani, Sabato 13 Giugno, come di consueto alle ore 15:00 per terminare alle 15:00 di Domenica 14 Giugno.

A partire in testa sarà la BMW numero 15 del team BMW M Team WRT davanti alla Cadillac Hertz Team Jota numero 12 e alla vettura numero 35 dell’Alpine Endurance Team. 

Male Ferrari, solo 8° con la 499p numero 51 di Guidi, Calado e Giovinazzi, annullato invece a causa di una penalità il miglior tempo della Cadillac numero 38, che era valso loro l’Hyperpole, che quindi partirà ultima fra le Hypercar.

Miglior tempo in LMP2 per il team Forestier Racing mentre la migliore delle LMGT3 in pista è stata la Aston Martin Vantage del Heart of Racing Team con al volante il “nostro” Mattia Drudi.

TAG: 24h di Le Mans, Bentley, Bmw, Circuit de la Sarthe, Ferrari, Ford, Le Mans, Mazda Alfa Romeo, Motorsport, Porsche, Toyota, WEC, World Endurance Championship
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