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Fondi europei e sviluppo locale, da Bergamo un confronto sul futuro della coesione. Magoni: «L’Europa deve essere uno strumento concreto per i territori»

| 30 Maggio 2026 | EUROPA, POLITICA

Dalla capacità di intercettare le risorse europee alla difesa della politica di coesione, passando per il bilancio del PNRR e le prospettive della nuova programmazione comunitaria. È stato questo il filo conduttore dell’incontro “Dall’Europa ai territori: come utilizzare i fondi UE per lo sviluppo locale”, promosso dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Lara Magoni in collaborazione con il Parlamento europeo in Italia e la Rappresentanza della Commissione europea in Italia, ospitato all’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo e realizzato con il supporto di ANCI Lombardia, Cassa Depositi e Prestiti, Università degli Studi di Bergamo e Regione Lombardia. 

Una sala gremita ha accolto amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e accademico. Accanto a Lara Magoni presenti il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il sindaco di Bergamo Elena Carnevali, il presidente di ANCI Lombardia Mauro Guerra, il vicepresidente della Provincia di Bergamo Umberto Valois, il vicepresidente della Regione Lombardia Marco Alparone e oltre 300 tra sindaci e amministratori del territorio. 

Ad aprire i lavori è stato proprio l’eurodeputato Lara Magoni, che ha spiegato come l’iniziativa sia nata dal confronto quotidiano con amministratori, imprenditori e professionisti incontrati durante i primi due anni di mandato europeo. 

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«Quasi tutti mi hanno rivolto la stessa domanda: i fondi europei esistono davvero e, soprattutto, come si fa ad accedervi?». Una domanda che, secondo Magoni, racchiude esigenze concrete: migliorare i servizi comunali, sostenere la crescita delle imprese, creare occupazione e offrire opportunità alle nuove generazioni. Da qui la necessità di accorciare la distanza tra Bruxelles e i territori. «L’Europa non può essere soltanto regole e burocrazia. Deve essere uno strumento capace di aiutare i territori a crescere, sostenere chi investe e trasformare idee e progetti in realtà». Magoni ha inoltre sottolineato come il territorio non chieda assistenza, ma strumenti e competenze per competere, evidenziando che la grande partecipazione all’iniziativa dimostra una forte domanda di informazioni e opportunità. 

Nel corso dei saluti istituzionali, il sindaco di Bergamo Elena Carnevali ha richiamato il valore dell’iniziativa per gli enti locali, sottolineando l’importanza di comprendere le opportunità offerte dalla programmazione europea e di fare tesoro dell’esperienza maturata attraverso il PNRR. Un percorso che, secondo il sindaco, ha consentito ai Comuni di sviluppare una nuova capacità progettuale e amministrativa, fondata sulla programmazione per obiettivi e sulla trasformazione delle risorse in interventi concreti per le comunità. 

A raccogliere il testimone è stato il presidente di ANCI Lombardia Mauro Guerra, che ha definito il confronto bergamasco particolarmente tempestivo in una fase cruciale per il futuro delle politiche europee. Guerra ha posto l’attenzione non solo sull’utilizzo delle risorse comunitarie, ma anche sulla loro salvaguardia e sulle future modalità di governance. «Oggi non si tratta soltanto di capire come utilizzare i fondi europei, ma anche come conservarli e come indirizzarli». Il presidente di ANCI Lombardia ha quindi richiamato la necessità di costruire una programmazione condivisa tra tutti i livelli istituzionali, evitando eccessive centralizzazioni e valorizzando il ruolo dei territori. Particolarmente significativo anche il suo richiamo alla difesa delle politiche di coesione. Guerra ha espresso preoccupazione per il dibattito europeo sull’eventuale utilizzo delle relative risorse per finanziare altre priorità emergenti, a partire dalle esigenze legate alla sicurezza e alla difesa. «Occorre fare tutto il possibile perché a pagare il prezzo delle crisi internazionali e della guerra in Ucraina non siano le politiche di coesione che tengono insieme i territori e sostengono lo sviluppo delle comunità locali».

 A portare una testimonianza concreta dell’utilizzo delle risorse europee è stato il vicepresidente della Provincia di Bergamo Umberto Valois. Il rappresentante di via Tasso ha ricordato come i fondi del PNRR abbiano consentito di realizzare interventi per circa 60-70 milioni di euro sul patrimonio scolastico provinciale, interessando 82 edifici e 52 istituzioni scolastiche attraverso opere di adeguamento sismico, efficientamento energetico, prevenzione incendi e messa in sicurezza.

«Abbiamo sempre messo al centro i ragazzi e le scuole, perché rappresentano il nostro futuro», ha sottolineato Valois, evidenziando però come il percorso sia ancora lungo. Una recente ricognizione ha infatti stimato in circa 700 milioni di euro il fabbisogno necessario per completare la riqualificazione dell’intero patrimonio scolastico provinciale. Da qui la necessità di individuare nuove risorse e nuovi strumenti finanziari per proseguire il lavoro avviato. 

Sul tema della gestione delle risorse è intervenuto anche il vicepresidente della Regione Lombardia Marco Alparone, che ha invitato a guardare con realismo alla fase conclusiva del PNRR. «Stiamo già discutendo della programmazione successiva quando abbiamo ancora una partita fondamentale da chiudere», ha osservato. Secondo Alparone, il principale insegnamento lasciato dal Piano è il metodo di lavoro introdotto nella pubblica amministrazione: obiettivi chiari, responsabilità definite e capacità di collaborazione tra istituzioni. «Ha insegnato a lavorare insieme e ha insegnato che ognuno deve assumersi la propria responsabilità», ha spiegato, ricordando come il raggiungimento dei target previsti sia determinante per la credibilità del Paese. Il vicepresidente lombardo ha quindi invitato tutti i soggetti coinvolti a concentrarsi sul completamento dei progetti e sul rispetto degli impegni assunti. «Abbiamo ancora una partita da giocare e da portare a casa: si chiama PNRR»

Le riflessioni sul futuro delle risorse europee sono state riprese dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha espresso forte preoccupazione per le ipotesi di revisione della politica di coesione attualmente in discussione a Bruxelles. Secondo il governatore, destinare una parte dei fondi ad altre finalità rischierebbe di compromettere strumenti essenziali per la crescita dei territori. «La coperta è estremamente corta e il rischio è che, nel tentativo di risolvere un problema, se ne creino altri ancora più gravi». Fontana ha ricordato come attraverso i fondi europei vengano sostenute molte delle principali politiche regionali, dal supporto alle imprese alla formazione professionale, fino agli interventi per l’occupazione e la competitività. Il presidente lombardo ha inoltre criticato l’ipotesi di una gestione più centralizzata delle risorse, sostenendo che le politiche industriali e formative debbano continuare a nascere dal confronto diretto con imprese, territori e associazioni di categoria. 

Nel corso della giornata sono intervenuti anche Laura Miccichè di Cassa Depositi e Prestiti, Folco Ciulli della Rete Europea delle Regioni Chimiche (ECRN), la professoressa Annalisa Cristini e Giacomo Copani dell’Università degli Studi di Bergamo, Francesco Rossi Salvemini, consigliere economico della Commissione europea e membro della Recovery and Resilience Task Force, e l’eurodeputato Giovanni Crosetto, componente della commissione ECON del Parlamento europeo. 

A moderare il confronto è stato Fabrizio Spada, responsabile delle Relazioni istituzionali del Parlamento europeo – Ufficio di collegamento in Italia. 

Le conclusioni sono state affidate al ministro Tommaso Foti, che ha raccolto molte delle sollecitazioni emerse nel corso della giornata. Dopo aver ringraziato Lara Magoni per l’organizzazione dell’iniziativa e il Generale Cosimo Di Gesù per l’ospitalità, il ministro ha sottolineato come il successo del PNRR sia stato possibile grazie a un lavoro condiviso tra istituzioni nazionali e territoriali. «I risultati non piovono dal cielo, ma sono il frutto di un lavoro straordinario svolto da tutti i livelli istituzionali». Foti ha rivendicato la credibilità conquistata dall’Italia nei confronti dell’Unione europea, ricordando che il Paese è riuscito a rispettare impegni e scadenze in un contesto particolarmente complesso. «Se ognuno fosse andato per la propria strada non avremmo ottenuto neppure la prima rata», ha osservato. Entrando nel merito della futura politica di coesione, il ministro ha condiviso la necessità di difendere queste risorse, annunciando di aver sottoscritto il documento promosso dalle Regioni europee a sostegno dei fondi. «Sulla coesione non dobbiamo commettere l’errore di pensare che un taglio delle risorse non abbia conseguenze pesanti sui territori». Allo stesso tempo ha invitato a una riflessione sui criteri di ripartizione dei fondi, sostenendo che il Prodotto interno lordo non possa essere l’unico parametro utilizzato per determinare la distribuzione delle risorse europee. Foti ha inoltre ricordato come il PNRR abbia destinato una quota rilevante delle risorse alle regioni meridionali, superando persino il vincolo del 40 per cento previsto inizialmente. Un risultato che, a suo giudizio, dimostra come gli strumenti europei possano contribuire concretamente alla riduzione dei divari territoriali. Il ministro ha poi richiamato l’attenzione sulla natura finanziaria del Next Generation EU, ricordando che accanto ai circa 72 miliardi di euro a fondo perduto vi sono oltre 120 miliardi di prestiti che rappresentano un debito per l’Italia. Risorse ottenute a condizioni favorevoli, ma che dovranno comunque essere restituite. Infine, Foti ha affrontato il tema della semplificazione amministrativa e delle future trattative sul bilancio europeo. Da un lato ha rivendicato il lavoro svolto per alleggerire alcune procedure burocratiche legate all’attuazione del PNRR; dall’altro ha messo in guardia rispetto alle richieste avanzate da alcuni Paesi membri per una riduzione significativa del prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. «Stiamo giocando una partita difficile fin dall’inizio», ha avvertito, invitando territori e istituzioni a fare fronte comune per difendere gli strumenti che sostengono lo sviluppo locale. 

A chiudere i lavori è stata nuovamente Lara Magoni, che ha ribadito la necessità di rendere l’Europa più vicina ai territori e più accessibile per amministratori, imprese e cittadini. Un messaggio che ha attraversato l’intera giornata bergamasca e che sintetizza la sfida dei prossimi anni: non soltanto reperire risorse, ma garantire che continuino a tradursi in opportunità concrete di crescita, innovazione e coesione sociale.

TAG: ANCI Lombardia, Attilio Fontana, Bergamo, Elena Carnevali, Fratelli d'Italia, Lara Magoni, Marco Alparone, Mauro Guerra, Regione Lombardia, Tommaso Foti, Umberto Valois, Unione Europea
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