Il Comune di Milano alza bandiera bianca di fronte alla malamovida e decide di passare la patata bollente agli esercenti delle aree maggiormente interessate dal fenomeno.
Così si potrebbe riassumere il contenuto della Determinazione Dirigenziale (atto DD. 5126) pubblicata il 23-06-2026 e che prevede lo stanziamento di 130000€ di fondi pubblici per finanziare progetti di vigilanza privata promossi da associazioni e consorzi di commercianti e gestori di pubblici servizi.
I fondi previsti avranno provenienza mista: 30000€ proverranno direttamente dalle casse del Comune, mentre i rimanenti 100000€ saranno fondi statali relativi al Fondo ex art. quater L. 113/2018 e smi – Decreto Sicurezza – Triennio 2024-2026 – Annualità 2026.
Le zone interessate dal provvedimento saranno 14, nel dettaglio si parla di: NoLo, Lazzaretto, Melzo, Isola, Sarpi-Cesariano, Arco della Pace, Como-Gae Aulenti, Garibaldi, Brera, Ticinese, Darsena, Naviglio Grande, Naviglio Pavese, Cinque Vie.
Tuttavia le risorse stanziate sembrano, ad un primo sguardo, insufficienti: per un’area quale Isola (attualmente colpita dalla ZTL più grande della città e dove gli esercenti lamentano pesanti cali di fatturato) il Comune ha deciso di destinare appena 8000€, troppo pochi per un’area così vasta.
Il Comune, purtroppo, veicola un messaggio chiaro e preoccupante: una netta ammissione di incapacità nel gestire il fenomeno della malamovida, da risolversi trasferendo la resposabilità addosso a commercianti ed esercenti.
Non è nemmeno la prima volta: già in passato il Comune ha approvato regolamenti che scaricavano la tutela dell’ordine pubblico sui gestori dei locali, imponendo loro il controllo della clientela. Ça va sans dire che l’esercente può esercitare un’autorità nel proprio locale, massimo nel proprio dehor, ma se qualcuno schiamazza a tre metri dall’esercizio la responsabilità è da considerarsi dell’Amministrazione, non certo del gestore.
Inoltre garantire l’ordine pubblico è un dovere delle istituzioni, cui il cittadino si affida per vivere serenamente e che lo Stato deve garantire onde evitare, come enunciato da Hobbes ne il “Leviatano”, il ritorno allo “stato di natura” e alla legge del più forte.
Un’autorità che non è in grado di garantire un così fondamentale diritto ai suoi cittadini dovrebbe, forse, rivedere il proprio operato.