Per i bonus d’ora in avanti non potrà più essere utilizzata l’opzione dello sconto in fattura o della cessione del credito al posto della detrazione. Lo prevede una bozza del dl sulla cessione dei crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali.
Dall’entrata in vigore del decreto, per i vari interventi edilizi (dalle ristrutturazioni all’efficienza energetica, dalle facciate alle colonnine) “non è consentito l’utilizzo” delle due opzioni previste al posto delle detrazioni fiscali, ovvero cessione e sconto.
Fanno eccezione, però, gli interventi per cui sia già stata presentata la Cila, cioè la Comunicazione di inizio lavori asseverata, “in data antecedente all’entrata in vigore” per interventi diversi da quelli effettuati dai condomini.
Nel caso di interventi effettuati dai condomini, oltre alla Cila, deve risultare adottata la delibera assembleare che ha approvato l’esecuzione dei lavori. Infine per gli interventi comportanti demolizione e ricostruzione degli edifici deve essere stata presentata l’istanza per l’acquisizione del titolo abitativo.
Come ricorda Il Messaggero, però, in questo caso è necessario tenere conto delle limitazioni dello scorso novembre, introdotte dal decreto 176 del 2022.
Nello specifico, il provvedimento stabiliva che, per poter usufruire del misura al 110% anche nel 2023, era necessario aver presentato la Cila entro il 25 novembre del 2022 e aver deliberato i lavori nell’assemblea condominiale entro il 24 novembre.
Lo sconto resterà anche per le villette, e anche in questo caso solo per chi ha già presentato la Cila. Da ricordare però che il bonus è sceso dal 110 al 90%. Possono inoltre usufruirne solo i nuclei familiari con reddito non superiore a 15mila euro calcolato con meccanismo di quoziente familiare.
Come si legge nel comunicato stampa emesso il 16 febbraio a seguito del Consiglio dei ministri, l’oggetto dell’intervento non è il bonus, ma la cessione del relativo credito, che – si legge nel testo – ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico.