Il figlio del Socialismo Rivoluzionario Libico da oltre un decennio, cammina scalzo nello sconfinato deserto. Perfino gli antichi arabi del deserto, signori e padroni delle antiche comunità tribali della Libia, non lo riconoscono più.
Muammhad Gheddafi, ultimo baluardo della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, diventa un lontano ricordo, oscurato dalla crisi libica e dal “Capitalismo Colonico” delle potenze occidentali e orientali.
La Libia, diventa il palcoscenico delle dispute politiche territoriali, nazionali e internazionali senza nessuna forma di governo, ma solo alla mercé delle Nazioni Unite, dei signori della guerra, come il Generale Khalifa Aftar, uomo forte della Cirenaica ben voluto dalla Russia di Putin, dall’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti e dai Principi del Qatar sempre più interessati insieme ai francesi di Macron, all’enorme serbatoio energetico di cui, la Libia dispone.
Sarà il caso di dire che attualmente la Libia è un bel “Rebus Geopolitico” , soprattutto per la nostra Italia, amorfa, lassiva e poco incisiva sulle decisioni da prendere al tavolo internazionale. Come paese che si affaccia nel centro del Mediterraneo, con un importantissima testa di ponte come la Sicilia, a Roma sembrano più preoccupati a mantenere lo Status Quo nel campo energetico con il 21%, di prelievo di greggio da parte degli impianti ENI presenti nella ZEE libica a, 132 km dalle coste della Tripolitania.
Non preoccupa invece la presenza militare turca a, sostegno da qualche anno del GNA libico di Al Serraj che ha lasciato il posto al nuovo entrato in campo Al Dbeibeh, il traghettatore che dovrebbe pilotare il paese verso le elezioni del prossimo Dicembre, dove si spera in un governo di unità nazionale. D’altro canto l’ONU dovrà tener conto delle posizioni di Turchia e Russia, avverse nello scacchiere libico e interessate entrambi alle risorse energetiche del paese.
Nella sua prima visita ufficiale in un paese straniero, Mario Draghi il Premier italiano, (adottato dal patto Berlusconi-Renzi e patrocinato dal Movimento Cinque Stelle che con Gigi Di Maio è impegnatissimo nelle missioni diplomatiche in Libia) ha incontrato il nuovo premier libico- votato a Ginevra lo scorso Marzo sotto l’egida dell’O. N. U-e insieme hanno discusso del futuro della Libia sulle tematiche riguardanti gli interventi alle infrastrutture, l’energia e la gestione dei flussi migratori.
Come sempre, Roma non tiene conto dei fattori esterni che potrebbero minare, quello che riguarda le pretese delle Nazioni Unire. Il tanto osannato governo di Unità Nazionale, deve tener conto della presenza militare turca. Il Presidente Erdogan, il Sultano Ottomano che allarga le sue pretese Nell’area del Mediterraneo, vuole essere presente in campo energetico, con una quota di estrazione sua, localizzata nella ZEE libica di Buri, il più grande serbatoio energetico del Mediterraneo.
Nella Cirenaica, la, Russia guarda con interesse al “Network Energetico Green Stream” , un impianto che offre ottime capacità di estrazione che potrebbero aumentare i profitti di Mosca che a sua volta sostiene insieme alla Francia, (altro grande Competitor con l’eredità lasciata ai francesi da Nikolas Sarkozy) il Generale Haftar. E l’Italia?
La nostra Italia per bocca di Mario Draghi, dice solo che Erdogan è un dittatore. Da un lato finalmente c’è un po di fermezza in politica estera, dall’altro lato a Roma, c’è una flemma che preoccupa in politica estera. Il nostro governo in agenda ha, trascurato le attività di pesca che i nostri pescherecci effettuano a oltre 40 miglia dalle coste libiche, con il rischio per i nostri natanti, del sequestro da parte delle autorità libiche che arbitrariamente, hanno esteso il limite delle acque territoriali, oltre le venti miglia previste.
Il caso dei pescherecci Medinea e Antartide, sono un fulgido esempio, in quanto furono sequestrati indebitamente dalle fantomatiche autorità libiche, contro ogni norma di diritto marittimo internazionale. La Farnesina dal canto suo ha raccomandato in un comunicato, di evitare le operazioni di pesca in quello specchio d’acqua antistante, le coste libiche, senza puntare il dito ai libici che con le loro azioni compiono atti di pirateria. Un SOS, lanciato da un peschereccio in difficoltà con le autorità libiche, potrebbe essere obsoleto? Strano tutto ciò, il fatto sta che a pagarne le spese è la prima flotta di Sicilia, quella di Mazzara del Vallo con comparto pesca siciliano, danneggiato e come sempre dimenticato.
Nel frattempo, le petroliere, svuotano e puliscono i serbatoi in alto mare in attesa di riempirsi di greggio libico. Pirateria Ecosistemica? Ma certo, per noi comuni mortali sì, ma per i potenti di turno, no. Inoltre la presenza di naviglio militare turco, spiega tutto e cosa ancora più importante è da segnalare la presenza di navi russe nell’egeo e nei pressi delle coste egiziane. La Pesca italiana, subisce un altro torto dalla comunità internazionale e dagli stessi governanti italiani. Questo è il primo punto.
Il secondo punto, dovrebbe riguardare nell’agenda italiana la Gestione dei flussi migratori. Il disinteresse della comunità internazionale, meglio precisare e specificare, qualcuno potrebbe anche dimenticare che Bruxelles è la sede del parlamento europeo, dove l’Italia è sempre la principale osteggiata e imputata(chissà perché, lo chiediamo ai nostri politici). La gestione dei flussi migratori, riguarda semplicemente la tratta umana che le ONG convogliano verso le nostre coste. Un fatto meccanico, logistico, dove la Open Arms preleva capitate umano e fa rotta verso i nostri porti o Hot Spot. Fin qui, tutto chiaro, ma l’Italia è in grado di gestire questa emergenza umanitaria? In tanti anni, i nostri politici hanno affrontato il problema con i paesi che si affacciano nel Mediterraneo? In maniera chiara ed incisiva?
Enrico Letta, nuova guida del Partito Democratico (meglio sicuramente la Nave Fantasma), ha fatto visita all’equipaggio della Open Arms, forse vuole intraprendere una nuova politica di gestione dei flussi migratori, o forse vuole nominare Ammiraglio di Flotta il Capitano Carola Rackete? Attivista e eroico comandante della Sea Watch a spese dei nostri militari della Guardia di Finanza. Non vogliamo essere razzisti, etnocentrici, colonizzatori o conquistatori, ma dietro la questione libica l’Italia dovrebbe inserire nell’agenda geopolitica, alcuni importanti aspetti che dovrebbero riguardare un paese che al centro del Mediterraneo, si ritrova nella morsa di grossi interessi strategici, economici e politici.
L’ONU, agisce e dispone(lo stiamo vedendo in Libia), in contrapposizione alle pretese turche e russe, accompagnate dai paesi arabi e mediterranei, mentre l’Italia, resta non la Cenerentola di turno (la scarpa persa è ben nascosta), ma il paese dove tutto può essere gestito e assorbito senza render conto al popolo sovrano e ai diritti e alle esigenze di uno Stato Sovrano, Democratico e di Diritto. La buona politica, esiste in Italia o non esiste?