Si chiamano Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Asia Argento ed una teoria che si allunga man mano che passano i giorni, le attrici che hanno scatenato la bufera accusando il produttore di Hollywood Harvey Weinstein di molestie sessuali, di ricatti, di stupro.
La vicenda è nota a tutti e perciò evitiamo di tornare sui dettagli di cronaca. Weinstein, chi è dunque costui? Weinstein non è certo un modello di virtù anzi, stando alle accuse di queste donne, sarebbe un orco conclamato, ricattatore e stupratore.
Il punto è il seguente: questo produttore potente, idolatrato ed osannato ed ora accusato, è solo un maialino che ci prova con la sprovveduta di turno approfittando della sua potenza per distruggere o salvare, e già questo è inammissibile, oppure è un brutto orco oppure uno stupratore “seriale”?
E queste donne che lo accusano, oggi attrici affermate e famose, sono state stuprate secondo il significato vero e proprio di stupro, oppure sono state piegate alle sue volontà viziose, seppur col pieno consenso e la piena vertenza? Ed anche questo sarebbe inammissibile.
Innanzitutto, Weinstein non è un orco; questo termine orrendo lasciamolo agli orrendi ed aberranti casi di pedofilia o di qualsivoglia violenza subìta da un bambino.
Dunque, chi è Weinstein? E’ un ricattatore sfrontato oppure è un insaziabile stupratore, oppure tutte e due le cose? E nessuna attenuante merita in entrambi i casi. Perché un conto è il ricatto, di per sé sempre e comunque disdicevole, un conto è lo stupro bello e buono. Altro è ricattare: vieni a letto con me e farai l’attrice, non vieni a letto con me non farai l’attrice; altro è attuare uno stupro.
C’è chi dice che queste belle, ricche, rinomate signore potevano rifiutare le avances porcellonesche del produttore. Il fatto è che fare l’attore, fare l’attrice è un onorato mestiere come fare l’insegnante o il parrucchiere; che poi l’attore diventi ricco e famoso questa è una logica conseguenza e francamente non è questo che ci riguarda. Ma se per fare l’attore o per fare l’attrice implica il dover passare da questo e da quel letto importante, se questa cioè è la minestra che il povero/la povera giovane aspirante si trova davanti alle aspettative dell’agognata carriera, be’, non pare che questo sia onorevole, leale e legale.
E non tutti hanno la forza di dire no, come qualcuno sui giornali e nei salotti televisivi ha rivendicato, pontificato, sbraitato. C’è però chi lo ha fatto e lo ha anche raccontato. Bene. C’è chi invece come Asia Argento (che può essere simpatica o antipatica e questo francamente non ci riguarda) e le altre colleghe americane si è dovuta piegare per debolezza, per paura, per ricatto, per voglia di arrivare, e la storia è andata avanti…. Non si può dare la colpa a queste un tempo aspiranti sfortunate attrici, oggi alquanto fortunate, perché nessun lavoro può essere ottenuto col ricatto, secondo quella logica aberrante che trova la sua forza nel proprio potere.
Domanda: Perché queste attrici hanno denunciato solo ora? Risposta: Be’, non ci vuole mica una scienza per arrivare a capirlo: hanno denunciato ora perché ormai non hanno da temere nulla, la loro è oggi una avviata, consolidata e brillante carriera.
Vittorio Feltri, direttore di Libero, ha così dichiarato: “Certi uomini sono dei porci, ma basta dire di no. Per me darla via per la carriera è prostituzione e farsi fare un cunnilingus non è certamente violenza sessuale, mica le ha legate” – spiega Feltri – “Le donne denuncino e subito, non dopo venti anni. Non credo in Dio figuriamoci se credo in Asia Argento, una che per arte limona coi cani può fare di tutto per la carriera e io a una così non praticherei sesso orale”.
Francamente le dichiarazioni di Veltri appaiono tanto stupide quanto cretinamente ovvie e maschiliste, degne delle ovvie battute da osteria: Weinstein ha sbagliato di certo perché certamente è un molestatore, ed è giusto che un molestatore sessuale venga come minimo segnalato alla giustizia, che si tratti del produttore cinematografico o del capufficio di una comune azienda. Che poi ci sia stata la violenza sessuale, lo stupro per intenderci, questo lo decideranno le sedi opportune. Ma in nessun luogo di lavoro, che sia il salone dell’estetista o il set cinematografico si può tollerare il ricatto che va a colpire sempre e comunque la parte debole. E questo messaggio purtroppo non pare sia passato né dai giornali di turno né dai salotti di turno. E’ questo il fatto grave. Che ci sia di mezzo un nome che fa Angelina Jolie o un nome che fa Asia Argento, non ce ne dovrebbe fregare più di tanto.
Ad ogni modo il caso Weinstein rivela una situazione spregevole, prepotentemente presente negli ambienti di lavoro e non solo in quelli dorati del cinema e dello spettacolo ossia il ricatto e l’abuso di chi è più forte. E questo è intollerabile.