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Donald Trump e la guerra dei dazi: Quali saranno i rischi per L’Unione Europea?

| 10 Dicembre 2019 | ECONOMIA

Il 15 Dicembre sarà per le potenze planetarie USA e Cina, il giorno del giudizio, quel fatidico giorno in cui Washington e Pechino dovranno dare il giusto equilibrio alla bilancia commerciale che dal 2018 dondola pericolosamente sotto le pressione di una guerra dei dazi di importazione voluta dal Tycoon americano nei confronti di quella spudorata esportazione di merci che da Pechino via via, sta conquistando molte economie del globo terrestre. Al di là dei numeri e delle aliquote applicate da entrambi i governi sulle merci importate dall’uno e dall’altra parte, la questione sembra ormai legata al quel braccio di ferro tra le due superpotenze ciascuna impegnata a mostrare la propria egemonia agli occhi del mondo contemporaneo.

Se in Europa le vie della seta sono la possibile salvezza per avviare scambi commerciali duraturi e proficui con Pechino per Donald Trump i dazi sono importantissimi sopratutto per frenare l’aggressività commerciale del dragone cinese. Non è un mistero che negli ultimi dieci anni i capitali cinesi sono sbarcati in Europa acquisendo importanti fette di capitali italiani con investimenti pari a decine di miliardi di euro.

Insomma l’economia cinese, per dirla breve non piace al tycoon americano che non fa mistero sulle applicazioni di dazi di importazioni anche ai prodotti made in Italy. Tutto avviene lontano da quel bipolarismo politico e militare che preoccupava sì l’occidente, in quanto il comunismo  Sovietico in  Russia militarmente costituiva una minaccia, solo militarmente, mentre  allo stato attuale le preoccupazioni sono maggiori perché oltre alle mire espansionistiche manifestate dalla Cina nel Mar Meridionale cinese c’è anche quell’aggressività economica e commerciale che stranamente fa della Cina comunista uno dei bastioni del capitalismo del Sud Est asiatico.

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La pianificazione centralizzata, il tentativo di condurre l’economia con una mano legata dietro la schiena e quello spietato comunismo agrario, tanto caro ai comunisti dell’est scompare con la presenza dei magnati cinesi e con le capacità di esportazione e di acquisizione di capitali che in Europa è sempre più frequente e al punto da costringere lo Zio Sam a tenere a bada il Dragone cinese.

Numeri alla mano secondo la Investment Bank indipendente Intermonte, i danni arrecati dall’esportazione cinese negli USA ammonterebbero a circa 25 miliardi di dollari più la svalutazione dello yuan decisa da Pechino per neutralizzare le applicazioni tariffarie Usa alle merci esportate, con un danno inferto per 80 miliardi di dollari. Dall’altra parte della barricata Washington avrebbe inferto danni per 81 miliardi di dollari, tassando merci cinesi con un tasso del 15% su 160 miliardi di merci provenienti da Pechino.

Entro il quindici Dicembre giorno in cui bisogna trovare un accordo, Intermonte stima i danni per un valore di 105 miliardi di dollari nei confronti di Pechino, con Donald Trump che minaccia l’Europa e le merci europee sulla via degli states e su quella della seta.

Non poco tempo fa, le vie della seta erano considerate un semplice specchio per le allodole  per il Presidente francese Macron che per per i settant’anni della NATO avrebbe anche criticato le scelte economiche di Donald Trump, eppure l’AIR BUS francese si ritrova a rifornire la flotta aerea civile cinese con nuovi velivoli, per un cifra pari a dieci miliardi di dollari.

Questo spiega che l’economia cinese nel lungo periodo tenta l’assalto economico a quelle economie europee impegnate a progettare decreti salva banche e a costringere le economie più deboli (vedi Grecia e Italia la prima a guardare con favore le vie della seta) ad aprire le porte ai cinesi stessi, provocando le ire di Washington in chiave di importazione di merci europee negli states.

Quel cavallo di Troia ben congeniato dalla Cina si è quindi incuneato nel ventre molle di quell’Europa che non ha la forza politica ed economica di contrastare l’ascesa al potere del gigante cinese, forte di una domanda interna  e di una capacità di intervenire con ingenti quantitativi di spesa per accaparrarsi le infrastrutture dei principali porti europei come lo scalo commerciale per container di Zeebrugge in Belgio di proprietà delle COSCO (China Ocean Shipping Company), insieme ai porti spagnoli di Bilbao e Valencia che contano un investimento pari a 8 miliardi di euro e una capacità di scarico merci su container di gran lunga superiore a quella passata.

Nel frattempo l’Europa si trova alle prese con un economia che ci vuole comprare, e un, altra economia quella americana che ci minaccia irritata dalla presenza costante del competitor cinese. Tutto questo accade nel ventunesimo secolo, dove il Sovranismo il salsa europea cede il passo ai nuovi padroni con la bandiera rossa( i nuovi comunisti) o con la bandiera a stelle e strisce.

TAG: dazi, Donald Trump, economia internazionale, UE, Usa vs Cina
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