Il governo prende tempo e conta di poter chiudere nel fine settimana la trattativa con l’Europa per evitare la procedura d’infrazione, approfittando anche del rinvio, scontato, di sette giorni concesso da Bruxelles che deciderà martedì prossimo se procedere o meno con il cartellino rosso nei confronti dell’Italia.
Il verdetto finale non arriverà comunque prima del 9 luglio quando si riunirà l’Ecofin. Decisivi saranno i contatti a margine del G20 di Osaka dove il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, avranno incontri con i partner europei per presentare la proposta italiana anti-procedura con l’obiettivo di chiudere l’accordo per poi tornare a Roma e formalizzare in Consiglio dei ministri il via libera al ddl di assestamento, rinviato a lunedi’ proprio per questo.
A spiegare le ragioni dello slittamento è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti: “devono andare ad Osaka e preferiscono farlo dopo”. Trapela ottimismo sulla possibilità di arrivare a un’intesa ma, se sul 2019 la soluzione sembrerebbe ormai prossima, il nodo resta il 2020 e le garanzie che Bruxelles chiede sugli impegni per il prossimo anno che i partiti di maggioranza, Lega in primis, non sono disposti a concedere già ora poiché vincolerebbero l’azione dell’esecutivo.
L’Europa chiede un atto formale che impegni il governo ed è per questo che si valuta la possibilità di accompagnare la legge di assestamento di bilancio, che per prassi ogni anno viene varata entro il 30 giugno, e che può registrare solo variazioni a legislazione vigente, con una relazione al Parlamento che certifichi nero su bianco la revisione degli obiettivi programmatici indicati nel Def di aprile, e quindi la riduzione del deficit dal 2,4% al 2,1%, (ma si potrebbe puntare anche al 2%). Difficile invece, viene riferito, che si arrivi a indicare i target per il 2020 su cui si sta concentrando la trattativa con Bruxelles.
Sul piatto l’Italia può già offrire i 2 miliardi di tagli ai ministeri congelati previsti dalla clausola della spesa contenuta nella legge di bilancio. Ma per ridurre il rapporto deficit/Pil il governo italiano punta anche a contabilizzare le maggiori entrate derivanti dalla fatturazione elettronica, dai dividendi delle partecipate e della Cdp. Nella relazione potrebbero essere quantificati anche i risparmi di reddito e quota 100.
Martedì il ministro Tria aveva sottolineato che questi risparmi esistono e che si sta lavorando per dimostrarlo all’Europa. Risorse che al momento vengono cifrate in 2-3 miliardi. Il vero nodo ‘politico’ restano le garanzie chieste da Bruxelles per il 2020 su cui la maggioranza di governo deve ancora trovare la quadra.