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Caso Tap: tre manager indagati per scarico abusivo

| 18 Novembre 2018 | ATTUALITÀ

I tre manager Michele Elia (country manager Tap Italia), Gabriele Paolo Lanza (project manager Italia) e Clara Risso (ex rappresentante legale di Tap) sono indagati dalla procura di Lecce per inquinamento e scarico abusivo di sostanze pericolose: cromo esavalente, nichel, manganese e arsenico. Queste sostanze da alcune rilevazioni effettuate risultano essere superiori alla soglia di concentrazione, aspetto, ovviamente, molto grave se dovesse essere verificato. Per questo motivo si sono subito attivati i carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) che hanno effettuato perquisizioni e sequestri di numerosi documenti presenti nelle sedi Tap di Melendugno, Lecce, Milano, Roma e Villafranca Padovana.

I carabinieri non si sono fermati solo lì ma hanno anche sequestrato «una corposa documentazione ed in particolare tutti i rapporti di prova, le analisi ed altri documenti, dal novembre 2017 ad oggi, collegati ai campionamenti Tap effettuati sulle acque di falda sottostanti il cantiere Tap di San Basilio» presenti nella sede di “Sg Italia Spa”, nel centro Veneto dove vengono effettuati i controlli ambientali.

Alcune fonti Tap, però, evidenziano la piena disponibilità a collaborare con la magistratura per cercare di risolvere questo spiacevole equivoco il prima possibile, anche se si è già ammessa la presenza di eccessive sostanze pericolose a San Basilio ma queste erano già presenti quando è stato costruito il pozzo di spinta e per tale ragione non possono essere attribuite alla su citata costruzione.

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Nel frattempo, però, tutta la documentazione sequestrata è stata trasferita a Lecce per essere studiata e valutata dalla procura e dai carabinieri. San Basilio a Melendugno è la zona nevralgica del Tap, dove è stato costruito il pozzo di spinta nel quale sarà calato il mezzo meccanico che servirà per la costruzione del tunnel sotterraneo che passerà sotto la spiaggia di Melendugno.

Intanto, come ormai noto, continuano le contestazioni dei notap e di alcuni sindaci dei comuni interessati, in particolare del sindaco di Melendugno, Potì, soprattutto, dopo le decisioni del “governo del cambiamento” di non bloccare l’opera per presunte penali da pagare. Effettivamente l’opera è già stata costruita per l’80% e già conclusa in Albania e Grecia e molto probabilmente una possibile retromarcia sul suo completamento avrebbe potuto portare al pagamento di risarcimenti per alcune decine di miliardi di euro. Intanto il ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, salentina doc, molto contestata nella sua terra, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «C’è un’inchiesta della Procura di Lecce che mi auguro che faccia chiarezza»; il ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli aggiunge: «Se fossimo stati noi al governo anni fa, Tap non l’avremmo mai realizzato».

Su quest’opera, oltre alle tante contestazioni, si aggiungono anche inchieste giudiziarie; vedremo alla fine come si concluderà tutta questa vicenda, di certo c’è solo che il Tap sarà portato a compimento nonostante tutto.

TAG: gasdotto, Melendugno, scarico abusivo, sostanza nocive, Tap
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