«Una notizia che non avrei mai voluto leggere. Provo rabbia , ma allo stesso tempo una profonda incredulità». Lo afferma l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni, commentando il caso di positività al letrozolo che ha coinvolto la biatleta azzurra Rebecca Passler, primo caso emerso alla vigilia dei Giochi di Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
«La prima domanda che mi sono posta è semplice: Rebecca non avrebbe avuto alcun motivo per doparsi. Avrebbe gareggiato alle Olimpiadi in casa sua, ad Anterselva, con uno zio, Johann, ex campione di biathlon oggi impegnato nel coordinamento dell’impianto, e con un padre medagliato olimpico. Un contesto familiare, sportivo e simbolico che rende questa vicenda ancora più difficile da comprendere», sottolinea Magoni.
L’eurodeputata richiama anche l’aspetto tecnico della disciplina: «Rebecca non era tra le favorite e, con obiettività, difficilmente avrebbe potuto puntare a una medaglia. Nel biathlon contano sia lo sci di fondo sia il tiro a segno con la carabina: ogni errore al poligono comporta una penalità. Anche da questo punto di vista, doparsi non avrebbe avuto alcun senso».
Magoni ribadisce quindi una posizione di prudenza: «Spero e auspico fortemente che possa fornire la sua legittima motivazione. Voglio essere garantista. Di certo non parteciperà all’Olimpiade e questa è già una prima condanna che, se la vicenda dovesse risolversi positivamente, resterà per sempre un grande rimpianto».
Il caso riguarda la positività al letrozolo, principio attivo inserito nella categoria S4 del Codice Antidoping tra i modulatori ormonali e metabolici, la stessa sostanza che in passato aveva coinvolto la tennista Sara Errani. «Parliamo di un farmaco antitumorale molto specifico, con potenzialità anabolizzanti modeste, e le rare positività registrate in archivio sono spesso legate a contaminazioni o ad assunzioni incautamente avvenute», osserva Magoni.
Passler, nata a Brunico nel 2001, dopo una brillante carriera giovanile non era mai entrata nelle prime dieci in Coppa del Mondo, ma era stata comunque convocata tra le cinque biatlete per le gare di Anterselva. Il suo nome è stato rimosso dall’elenco ufficiale.
Sotto il profilo procedurale, l’atleta può presentare ricorso urgente alla sezione olimpica del TAS attiva a Milano, ma i tempi per predisporre una linea difensiva sono molto stretti. Un’eventuale decisione negativa potrebbe precludere un esame completo davanti al tribunale di Losanna, come avvenne nel caso Errani, conclusosi con una squalifica di dieci mesi dopo l’accoglimento della tesi difensiva.
ph. Gazzetta dello Sport