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“La Tachipirina spezzata sul petto”: non si placano le polemiche sul San Raffaele di Milano

| 16 Dicembre 2025 | CRONACA
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Sembra non riuscirsi a placare la tempesta che ha investito il San Raffaele di Milano che ha portato ad un ribaltamento del suo CDA.

A parlare ora è un uomo di 45 anni, dichiaratosi paziente della struttura, che ha denunciato una serie di presunte irregolarità avvenute durante il suo ricovero al San Raffaele di Milano, dove tra il 7 e l’8 dicembre era stato trasferito nel reparto di medicina ad alta intensità con diagnosi di mononucleosi.

Secondo quanto riferito, le criticità riscontrate avrebbero esposto il paziente a rischi evitabili, anche in considerazione della sua condizione clinica.

“La Tachipirina spezzata sul petto”

Tra gli episodi segnalati, uno riguarda la somministrazione di un farmaco. “È arrivato un infermiere con una pastiglia di tachipirina tra le mani nude, senza guanti. Me l’ha messa sul petto e l’ha spezzata in due. In quel momento stavo molto male, poi ho messo a fuoco i rischi per un paziente immunosoppresso come me”. Sull’accaduto la Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo, al momento senza ipotesi di reato né persone indagate. Il paziente riferisce però che non si sarebbe trattato di un caso isolato.

La sera dell’8 dicembre, racconta, un’infermiera gli avrebbe somministrato paracetamolo e antibiotico, invitandolo a chiamare al termine della terapia. Dopo quella somministrazione, però, nessun operatore sarebbe tornato fino alle 20. Quando due infermieri specializzandi si presentano per il giro dei controlli, gli comunicano la necessità di somministrare nuovamente il paracetamolo. L’uomo riferisce di averlo già assunto circa un’ora prima, ma dai registri non risulta alcuna annotazione.

Il clima di tensione, secondo il suo racconto, era percepibile già la notte precedente al ricovero, in pronto soccorso, dove avrebbe sentito alcuni infermieri commentare notizie interne all’ospedale. Nei giorni successivi, una volta migliorate le condizioni generali, il paziente afferma di essersi informato online, trovando testimonianze di altri degenti che segnalavano errori nella gestione delle terapie.

Il 9 dicembre mattina si verificano ulteriori criticità. Per oltre un’ora, riferisce, nessuno sarebbe intervenuto per sostituire la flebo. All’arrivo di due infermiere, una non riuscirebbe ad avviare il dispositivo per la misurazione della pressione. L’altra lo rassicura sui valori, ma il paziente continua ad avvertire febbre e decide di misurarsi la temperatura autonomamente. Gli viene però chiesto di rimuovere il termometro perché “ha suonato”. “Le ho spiegato che quel tipo di termometro non suona”, racconta, aggiungendo di essere molto provato.

Dopo l’uscita del personale, il misuratore della pressione resta attivo e continua a gonfiare il braccio a intervalli regolari. Il paziente riesce a spegnerlo autonomamente. Poco dopo arriva l’infermiere che spezza la tachipirina sul petto e, a breve distanza, altri operatori tentano nuovamente di somministrargli il paracetamolo. Solo in seguito emerge che la dose precedente non era stata registrata.

Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, il paziente segnala un miglioramento nell’assistenza. “Arriva Francesco, il primo infermiere italiano”, racconta. Un professionista a gettone con vent’anni di esperienza che, secondo quanto riferito, gli avrebbe confidato l’intenzione di lasciare l’ospedale per lavorare in una RSA. Il giorno successivo si verifica però un nuovo episodio: gli infermieri si avvicinano al letto accanto per somministrare il paracetamolo, ma il paziente interessato chiarisce che la febbre non è sua.

I letti invertiti

Secondo il racconto, i letti dei due degenti erano stati invertiti. L’11 dicembre, giorno delle dimissioni, l’uomo matura una decisione definitiva: “Sono nato e cresciuto qui, col culto del San Raffaele, ma non mi vedranno mai più”.

Nonostante l’esperienza negativa, il 45enne riferisce di aver instaurato un rapporto di amicizia con il vicino di letto, tuttora ricoverato. “Ci siamo promessi che saremo amici per la vita”, racconta. La scelta di rendere pubblica la sua testimonianza, spiega, nasce dall’intenzione di stimolare una riflessione sulle condizioni della sanità italiana in alcune strutture ospedaliere, precisando che esistono anche realtà virtuose in cui episodi simili non si verificano.

Intanto la procura ha aperto un’inchiesta. Decine di carte e fascicoli sono al vaglio degli inquirenti per identificare eventuali responsabilità.

TAG: ospedale san raffaele, San Raffaele milano, Tachipirina San Raffaele, Tachipirina spezzata, Tachipirina spezzata sul petto
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