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Pnrr, decreti e riforme adesso rischiano lo stop

| 22 Luglio 2022 | ECONOMIA

Sono diversi i provvedimenti e i progetti che con la crisi politica in atto, che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi e lo scioglimento delle Camere, si trovano ad affrontare un percorso in salita o – in alcuni casi – uno stop.

Tuttavia questo potrebbe non riguardare le misure relative all’urgenza del momento, come il varo del decreto di fine luglio-inizio agosto che anche un governo che non è nella pienezza dei propri poteri – come quello attuale, che rimane in carica per gli affari correnti – potrebbe adottare per alleggerire il peso del caro energia sulle famiglie e sulle imprese.

La fine anticipata della legislatura dovrebbe mandare invece in soffitta tutti i provvedimenti ora in Parlamento: dal ddl concorrenza alla riforma fiscale. Ma il primo andrà in Aula alla Camera lunedì prossimo: dal testo verrà tolto l’art.10 sui tassisti.

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Ecco qual è la situazione

PNRR – La complessa macchina del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che per l’Italia vale complessivamente 191 miliardi di fondi, è in un momento delicatissimo. Varate le norme per molti progetti si entra nella fase operativa. Nel primo semestre è stato centrato l’obiettivo di 45 progetti, necessari per richiedere la seconda tranche da 24 miliardi. Ora ne mancano 55 per la fine dell’anno, ai quali si aggiungono i progetti di riforma richiesti per ottenere una nuova tranche di anticipo del Pnrr.

BENZINA – La sterilizzazione di 30 centesimi delle accise dei carburanti – dalla benzina al gasolio – è stata prorogata al 21 agosto, salvando gli esodi clou dell’estate. Poi il prezzo, se non ci sono ulteriori interventi, tornerebbe “pieno”.

BOLLETTE – Durano solo fino a settembre e quindi dovranno essere rinnovati per l’ultimo trimestre dell’anno gli interventi sulle bollette di gas e luce, che hanno bloccato gli oneri di sistema.

MANOVRA – Tra i nodi principali che un governo nella pienezza dei propri poteri deve affrontare c’è la messa a punto della Manovra, attesa dopo l’estate, che dovrà prevedere un decalage del debito pubblico. Il nuovo quadro di previsioni (la Nadef) deve essere approvato entro il 27 settembre, poi entro il 15 ottobre queste vanno inviate all’Ue mentre il governo ha tempo fino al 20 dello stesso mese per il varo della Legge di Bilancio nella quale può valutare gli interventi da mettere in campo.

PENSIONI – Le ipotesi di lavoro su taglio del cuneo o sulla flessibilità in uscita delle pensioni sono ora in salita: scade infatti Quota 102, oltre che l’Ape Sociale e Opzione Donna. L’attuale governo aveva ipotizzato di prorogare questi due ultimi meccanismi e stava studiando un nuovo regime per consentire una maggiore flessibilità in uscita.

CUNEO E 200 EURO – Il sostegno dei redditi, per salvaguardarli dall’erosione dell’inflazione che ha raggiunto l’8%, passa attraverso strumenti che il governo aveva ipotizzato di varare per la fine di luglio. Ma anche se venisse varato il decreto sembra difficile che vengano affrontati: ad esempio appare complicato che possa essere replicato per un secondo mese il bonus di 200 euro, previsto per dipendenti, pensionati e autonomi. Ancora più in salita l’ipotesi di una riduzione dell’Iva sugli aumenti dei beni di consumo più necessari.

RIFORMA TASSE – Con la chiusura del Parlamento potrebbero decadere alcuni provvedimenti di tipo economico, importanti anche ai fini degli obiettivi del Pnrr. Fra questi la delega fiscale per la riforma del sistema tributario che superato il nodo del catasto è ora in commissione al Senato.

IUS SCHOLAE E CANNABIS – Sono temi diversissimi ma accomunati da un identico destino, calendarizzati per luglio, senza fissare però una data, per la discussione in Aula alla Camera. Con il ritorno alle urne decadono. La maggioranza del governo Draghi sui due temi era divisissima: Lega e Fi da una parte, Pd e M5S dall’altra.

FINE VITA E DOPPIO COGNOME – Analogo destino per la legge sul suicidio assistito che ha incassato a marzo il primo ok della Camera e ora è in commissione al Senato. Addio anche alla possibilità di legiferare sul doppio cognome così come sollecitato dalla Corte costituzionale che è intervenuta per sancire la possibilità di aggiungere quello materno. Decadono anche le norme per rivedere l’ergastolo ostativo, ovvero il divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia.

TAG: legge di bilancio, manovra, Pnrr
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