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Il Tiopentone è appropriato per il suicidio assistito del 44enne tetraplegico

| 12 Febbraio 2022 | CRONACA

Una commissione di esperti ha stabilito che è corretto utilizzare il Tiopentone per il suicidio assistito di Mario, un 44enne tetraplegico che mesi fa ha ingaggiato una battaglia legale con l’Azienda sanitaria Unica Regionale per l’applicazione della sentenza della Consulta Cappato-Dj Fabo.

Per l’associazione Coscioni è una svolta storica: “La validazione del farmaco e delle modalità di auto somministrazione creano finalmente un precedente che consentirà a coloro che si trovano e si troveranno in situazione simile a quella di Mario di ottenere, se lo chiedono, l’aiuto alla morte volontaria senza dover più aspettare mesi”.

Della storia di Mario si era iniziato a parlare lo scorso giugno quando il tribunale di Ancona aveva stabilito che l’Asur regionale dovesse verificare le sue condizioni per capire se sussistessero le condizioni che rendono l’aiuto al suicidio non punibile.

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Con questa sentenza, il tribunale applicava di fatto per la prima volta quella della Corte costituzionale del 25 settembre del 2019. In quel caso i giudici, chiamati ad esprimersi sulle responsabilità di Marco Cappato in relazione al suicidio di dj Fabo, avevano infatti stabilito che il suicidio assistito non è punibile se il paziente è “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale”, è “affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili” ed è “pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Dopo la sentenza del tribunale di Ancona, il comitato etico dell’azienda sanitaria delle Marche aveva quindi esaminato il caso di Mario e lo scorso novembre era arrivato il responso: le condizioni di Mario rientravano in quelle stabilite dalla Corte.

La scelta del farmaco e della modalità con cui somministrarlo erano gli ultimi aspetti da definire nel caso di Mario. Secondo quanto riporta il Corriere Adriatico, a decidere che il Tiopentone è appropriato è stata una commissione multidisciplinare di esperti istituta dall’Asur dopo il verdetto del comitato etico regionale.

L’associazione Coscioni ha parlato di questo caso come di una “svolta storica”, ma per esaudire la sua richiesta Mario ha dovuto ingaggiare una battaglia legale. In un primo momento l’azienda sanitaria aveva infatti respinto la sua richiesta, motivo per cui l’uomo aveva poi presentato istanza al tribunale. Non solo.

Come fa sapere l’associazione Luca Coscioni, che lo ha assistito in questi mesi, nelle scorse settimane Mario ha denunciato lo stesso Comitato e l’Asur Marche per il reato di tortura, oltre che per il reato di omissione di atti di ufficio e tutti gli ulteriori reati collegati che potessero configurarsi, “a causa dei continui ostruzionismi e omissioni, che si manifestavano sotto forma di mancate verifiche sul farmaco e le relative modalità di somministrazione”. Ora, però, le cose cambiano.

“Da oggi in Italia abbiamo non solo delle regole precise, stabilite dalla Corte costituzionale nella ‘Sentenza Cappato’, ma anche delle procedure e delle pratiche mediche definite che includono le modalità di auto somministrazione del farmaco da parte del paziente”, hanno dichiarato Filomena Gallo, co-difensore di Mario e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

“La validazione del farmaco e delle modalità di auto somministrazione crea finalmente un precedente che consentirà a coloro che si trovano e si troveranno in situazione simile a quella di Mario di ottenere, se lo chiedono, l’aiuto alla morte volontaria senza dover più aspettare mesi subendo la tortura di una sofferenza insopportabile contro la propria volontà. Sarebbe ora grave – sottolineano – se il Parlamento insistesse a voler approvare delle norme, come quelle in discussione alla Camera, che restringono, invece che ampliare, le regole già definite dalla Corte costituzionale. È a questo punto ancora più importante che si possa tenere il referendum sul fine vita, che consentirebbe di eliminare la discriminazione nei confronti di coloro che devono essere aiutati da un medico per ottenere di porre fine alla propria vita senza soffrire – una possibilità oggi vietata perché si configura il reato di ‘omicidio del consenziente'”.

“Sarà Mario a decidere come e quando procedere. La relazione del Comitato Tecnico Multidisciplinare dell’Asur (Azienda Sanitaria Unica regionale) Marche non prevede tempi”, ha detto Filomena Gallo. “Il ruolo del Servizio sanitario nazionale regionale, che ha verificato la sussistenza dei requisiti previsti dalla Consulta, è finito”, conclude.

TAG: Marco Cappato, Suicidio assistito
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