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Il presidente del Comitato di Vigilanza della Bce commenta lo stato di salute delle banche

| 11 Febbraio 2022 | ECONOMIA

“Non posso commentare banche individuali. Quello che le posso dire è che le banche che hanno sperimentato un grosso impatto della crisi passata, e che ancora stanno gestendo l’eredità di quella crisi, sono riuscite a fare progressi, non solo in Italia, anche in Grecia, in Portogallo, in Spagna in Irlanda”. Così Andrea Enria di fronte alla domanda se ritiene che le banche italiane in crisi – Monte dei Paschi e Carige su tutte – siano da considerare fuori dalla crisi più dura.

Il Presidente del Consiglio di Vigilanza della Banca Centrale Europea poco dopo aver presentato i risultati annuali dello Srep, il processo di revisione e valutazione prudenziale sul sistema bancario europeo, commenta così lo stato di salute del sistema del credito europeo: “Senz’altro la situazione è molto migliore di quanto temessimo solo un anno fa. La posizione patrimoniale delle banche è migliorata. Mentre un anno fa temevamo il materializzarsi di perdite a seguito della pesante recessione che è seguita alla pandemia. La redditività delle banche è rimbalzata a livelli pre-crisi, va detto che rimane debole strutturalmente, ma c’è stato un rimbalzo notevole”.

Anche il rialzo dei tassi di interesse potrebbe contribuire a migliore la condizione: “il rialzo dei tassi di interesse graduale dovrebbe essere un elemento positivo per le banche, grazie ai maggiori margini sui prestiti”. Ma un’uscita troppo repentina dagli aiuti della Bce e una salita troppo rapida dei tassi “potrebbero influenzare negativamente i settori con alta leva, concentrazione delle posizioni finanziarie, dove ci sono livelli di rischio più elevati”.

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Enria ha commentato anche la situazione dei crediti deteriorati: “Il miglioramento che è stato ottenuto sulla qualità del credito è notevole. Ma non possiamo abbassare la guardia: la pandemia non è finita e alcuni settori sono stati duramente colpiti dalla crisi”. Cerved nel suo ultimo outlook in effetti aveva stimato un leggero rialzo degli Npl (non-performing loans), ma su livelli comunque più più bassi rispetto a quanto visto prima del 2016.

“Le valutazioni di mercato sulle banche europee sono ancora insoddisfacenti: le banche devono rivedere la sostenibilità del loro modello di business e migliorare la propria efficienza dei costi”. E per farlo Enria ha indicato le fusioni e acquisizioni, che “sono il modo più diretto per rivedere il modello di business: ecco perché per noi c’è spazio per altre concentrazioni”. Evidentemente – viste le trattive in corso tra Bper e Carige la necessità di vendere Mps – anche in Italia.

Il presidente del Consiglio di Vigilanza ha commentato anche la condizione delle banche italiane, negli ultimi anni meno performanti e più fragili della media europea. Ma qualcosa potrebbe essere cambiato: “Con la pulizia di bilancio che è stata fatta negli ultimi anni, la redditività è ormai perfettamente in linea con la media europea e lo stesso si può dire del livello di patrimonializzazione”.

Secondo i dati riportati da Credit Suisse le banche italiane sarebbero tra le più esposte in Europa verso la Russia, assieme a quelle francesi e austriache. In Italia sarebbe in particolare Unicredit ad avere interessi a Mosca. Per la Bce “le esposizioni dirette non sono un grosso elemento di preoccupazione, ma se si fossero sanzioni internazionali ci potrebbero essere rischi per i mercati finanziari internazionali”.

TAG: Andrea Ernia, Banche, Bce, Mps
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