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Gli incel frustrati, così simili alle “nazifemministe”

| 14 Ottobre 2021 | ATTUALITÀ

Leggendo i commenti sulle pagine frequentate da incel emerge una misoginia marcata in varie sfaccettature, un’invidia verso quegli uomini che hanno successo con le donne e una sentimento di rassegnazione. Queste posizioni stridono con i celibi involontari che ho avuto modo di frequentare di persona. La maggior parte di loro, pur non nascondendo il desiderio di trovare una partner, non disprezza l’altro sesso, mostrando in alcuni casi un atteggiamento “femminista”. Scrissi anni fa che “l’uomo femminista non piace alle donne”, quantomeno alle tante più attratte dal maschio alpha.

Questa considerazione darebbe ragione ai supporter della teoria redpill, per cui i veri “redpillati” non sarebbero gli incel, che avendo una vita sentimentale limitata non hanno ancora conosciuto il vero lato delle donne. I repillati, dall’alto del loro sbandierato successo in terreno di conquiste femminili, possono fare il punto della situazione. Indipendentemente dal giudizio che si può dare a chi si vanta delle proprie conquiste femminili, c’è da notare che i frequentatori delle pagine redpill spesso si dichiarano apertamente incel.

In apparenza, la maggior parte dei celibi involontari vive serenamente la propria condizione. C’è da domandarsi quanti di loro, una volta solo davanti a un PC o uno smartphone, celato dietro un nickname, mostri sui social l’esatto opposto di quello che lascia apparire alla luce del sole. Un incel femminista davanti ad amici e conoscenti, che si trasforma in odiatore di donne una volta rimasto solo.

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Se casi del genere fossero parecchi, si spiegherebbe come mai il movimento incel non sia ancora emerso alla luce del sole, ma resti nascosto nel web. Dovrà passare parecchio tempo prima che gli incel scendano in piazza per rivendicare le loro richieste? La minoranza rumorosa sul web non rischia di criminalizzare tutta una fetta di popolazione che semplicemente fa fatica a trovare una partner? Gli incel sarebbero strumentalizzati dalla loro fazione più ideologica, maschilista e a tratti reazionaria?

I messaggi misogini sparati su certi siti non fanno altro che dare pretesti al femminismo radicale più becero, quello che ha nel mirino non il maschilismo o la violenza maschile, ma il maschio in quanto tale. Gli uomini, non per forza eterosessuali, sono la vittima sacrificale di un ottuso femminismo a cui la redpill può far solo piacere, per alimentare il proprio vittimismo. Di queste tematiche si occupa il movimento MRA (Men’s Rights Activism), che si batte per i diritti maschili. Tanti uomini e tante donne si ritrovano tra i fuochi di questi due eserciti che vivono e si rafforzano disprezzando il sesso opposto.

I casi di cronaca nera finiscono per fare da pretesto a questa guerra tra opposti estremisti. Sulle pagine redpill sono comparsi messaggi di solidarietà e comprensione nei confronti di uomini che hanno ucciso la propria moglie o compagna. Nel caso della tragedia di Carvignano (TO), dove un padre di famiglia ha ucciso la moglie, le figliolette gemelle di due anni, il cane e infine si è suicidato, molti sostenitori della redpill hanno espresso ingiurie e offese alla donna assassinata, colpevole di voler lasciare il marito (questo, secondo gli inquirenti, la motivazione del folle gesto) per un altro uomo. In questi messaggi, da denuncia penale, emerge un livore contro la libertà della donna che non ha credito nemmeno negli ambienti politici europei più conservatori, dove comunque il consenso femminile è fondamentale. Nelle comunità redpill, nonostante non manchino commentatrici donne (circa un 20%, anche se alcuni profili potrebbero essere falsi e gestiti da uomini), il consenso femminile non è previsto, se non di provocatrici o antifemministe viscerali. Così come in ambienti “nazifemministi” l’opinione maschile non è gradita, se non in totale sottomissione ai loro diktat.

TAG: femminismo, femministe, incel, Marco Crepaldi, maschilismo, MRA, nazifemminismo, redpill, redpillatore, violenza di genere, violenza sulle donne
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