L’energia costa cara. I prezzi dell’energia rimangono molto elevati, con il petrolio che resta sopra quota 80 dollari al barile e il costo del gas ostaggio, come osservato da alcuni analisti, del “braccio di ferro” tra Mosca e Bruxelles. Quale soluzione? “Accelerare sulle rinnovabili”, afferma Paolo Merli, CEO di Erg. Una strada che l’Unione ha intrapreso da tempo, come dimostra l’obiettivo ambizioso di porsi come leader globale della transizione energetica, riducendo le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.
Un appuntamento a cui l’Italia, però, si presenterà in ritardo: “Per centrare gli obiettivi del Pnrr” – continua l’esperto – “nei prossimi dieci anni dovremmo installare 70mila megawatt di energie rinnovabili, prevalentemente eolico e solare, che vuol dire 7000 megawatt all’anno. Negli ultimi anni siamo andati a un ritmo inferiore ai 1000 megawatt all’anno e il 2021 non sarà diverso. Quindi “a questo ritmo “non raggiungeremmo questi obiettivi nel 2030, ma nel 2070 o 2080”.
Occhi puntati sulle fasi autorizzative, che Merli definisce “il vero collo di bottiglia di questo sviluppo”: un’accelerazione sarebbe possibile “nella misura in cui ci fosse un sistema di regole che permetta un’autorizzazione di un parco eolico in un anno, anziché nei 5/6 anni che oggi sono necessari”.
Intanto, dieci Paesi europei chiedono alla Commissione di prendere in considerazione anche il nucleare per la transizione energetica, visto che si tratta di una tecnologia che in effetti non emette CO2. Qualcosa di impensabile per il numero uno di Erg: “La strada intrapresa dall’Ue mi sembra netta”. E poi, “il nucleare di nuova generazione richiede anni e una maturità tecnologica”.