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Case Igloo a Milano

| 25 Maggio 2021 | CULTURA

Milano passeggiano per il Quartiere Maggiolina,  vicino al Villaggio dei Giornalisti in una zona residenziale della città è possibile ammirare le Case a Igloo, incredibili abitazioni di cemento costruite dall’architetto Mario Cavallè (1895-1982). Vengono progettate nel 1946 dodici case, inizialmente per accogliere gli sfollati del dopoguerra e ispirate al modello americano, che prevedono un seminterrato e un piano terra circolare di cinquanta metri quadrati. Il seminterrato viene usato per cantine o ripostigli e si accede dall’esterno e il piano rialzato come abitazione.

Oggi restano otto delle abitazioni in via Lepanto, vicino alla ferrovia Milano-Monza, che ricordano  le casette degli Inuit”, ma rese ancora più originali e belle per l’uso dei mattoni rossi e la caratteristica forma. Fortunatamente le case, pensate come dimore provvisorie non vengono abbattute, come prevede l’intento iniziale.

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Gli interni delle Case a Igloo comprendono un ingresso, due camere, una cucina e un bagno, ma nel tempo subiscono delle modifiche e sono ampliate, solo due hanno mantenuto la divisione originaria. Cavallè è noto anche per molti progetti come il Cinema Marte e Istria, i teatri e Villa Perelli. Le abitazioni sono un esempio di architettura fantasiosa e innovativa, sembrano una favola materializzata, lo scenario giusto per evadere. E nella sperimentazione vengono aggiunte dall’architetto anche due Case Fungo, simili all’Amanita Muscaria, su due livelli con un gambo nella parte bassa e quell’alta simile a una cappella. Ma purtroppo, nel 1965 poi abbattute dal nipote di Cavallè.

Sempre nell’area ci s’imbatte in un’altra creazione bizzarra la Palafitta Figini, nascosta tra gli alberi. La villa, viene progettata dall’architetto Luigi Figini tra il 1934-1935, in stile Razionalista e comprende due piani sospesi. E proprio con l’intervento di Figini  le case a igloo non vengono demolite e salvate dai Beni Culturali. Oggi comunque la Palafitta è abitata dai suoi eredi. L’architetto ha preso parte a tanti progetti collaborando con Gino Pollini per la Casa elettrica, la sede Olivetti a Ivrea, il quartiere Harar a Milano, la Chiesa della Madonna dei Poveri e altre opere.

Nella zona residenziale comunque, si possono ammirare anche la storica Villa Mirabello del Quattrocento e la Chiesa di Sant’Angela Merici. Il villaggio viene realizzato dal 1909 al 1912, per la piccola e media borghesia dall’ingegnere Evaristo Stefini e una cooperativa di giornalisti, avvocati e pubblicisti. Sembra che l’idea abbia preso forma dopo un articolo di Mario Cerati, caporedattore per Il Secolo, nel 1911, che lamenta la mancanza di quartieri adeguati per la media borghesia e un’attenzione solo per il ceto operaio. Con il suo intervento e l’acquisto di un edificio del Corriere della Sera e altri pubblicisti viene denominata l’area il Villaggio dei Giornalisti.

L’insieme oggi lascia incantato qualsiasi visitatore tra il verde, le villette d’epoca in stile gotico, vittoriano, liberty, le case a igloo e altre stranezze in muratura. Sembra di assistere alla realizzazione di un sogno, sopraffatti  dal desiderio d’intrufolarsi e vivere in un nido. Una fuga fiabesca per ritirarsi nel proprio mondo. La tentazione guardando quella miniatura di ostinarsi come un bambino capriccioso quando vuole un gelato o  un gioco e gridare: La voglio! Puntare i piedi per terra con tutte le forze e calmarsi solo quando si è sicuri di essere dentro e ancorare radici!

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