Ce lo chiediamo tutti insieme al povero Candido di Voltaire. Come nel suo caso, il nostro ottimismo, o quel che ne resta, deve scontrarsi con le brutture di cui veniamo quotidianamente a conoscenza (o che viviamo purtroppo per esperienza diretta). Chi di noi è sinceramente e onestamente pronto a dire che questo sia il migliore dei mondi possibili?
Attraverso le tragicomiche avventure dell’ingenuo Candido, Voltaire fa una critica spietata alla superficialità dell’ottimismo a tutti i costi (ricordate “Andrà tutto bene?”…) e in particolare a quello del suo maestro. Di fronte a qualsiasi disgrazia, Pangloss trova sempre il modo di dimostrare leibnizianamente che “tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili”.
Ma quando mai?
Guardiamoci intorno insieme a Candido. Malattie, cataclismi, corruzione, prevaricazioni, inganni, tradimenti, atti spietati.
La maggioranza degli uomini è guidata dalla stupidità, dal fanatismo e dal vizio. Sul palcoscenico letterario di Candido sfilano truffatori, assassini, feroci inquisitori. Una specie di bolgia infernale dove il forte vive sulle spalle del più debole e il furbo a spese dall’ingenuo. E pur ammettendo l’esistenza di un Dio buono e giusto, Candido non può non constatare l’affermazione del male e della sofferenza.
Voltaire si sofferma più volte nella descrizione delle barbarie compiute dalla Chiesa stessa: gente perseguitata perché di culto diverso; preti e frati che non rispettano i valori e i precetti dettati dalla religione (“Un frate francescano che era il mio confessore mi sedusse facilmente”).
Esiste un luogo diverso in questo mondo, che funziona diversamente? Si, è El Dorado. Un luogo difficilmente accessibile, in cui ognuno rispetta le opinioni degli altri e gli uomini non pregano Dio per farsi elargire doni, ma si limitano a ringraziarlo, consapevoli della sua esistenza
Troppa violenza e poca tolleranza in questo mondo. Candido ne viene a conoscenza durante i suoi viaggi. Ma Voltaire non cade mai nella disperazione e la conclusione del racconto contiene una perla di saggezza.
Le ragioni universali – in barba alle pretese dei grandi filosofi – sfuggono alla nostra intelligenza. Ma se il male esiste in natura, almeno l’uomo non deve aggiungervi le proprie colpe. Il consiglio di Voltaire è condurre un’esistenza semplice godendo delle gioie quotidiane che nascono dagli affetti e da un lavoro ben fatto.
Come impegnarsi nel coltivare il piccolo orto e gioire dei frutti che questo regala. Perché lamentarsi non serve a nulla, e non risolve i problemi.
Una ricetta semplice e alla portata di tutti. E allora, proviamoci.