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Il miglior spot per le destre: Michela Murgia

| 10 Maggio 2021 | L'OPINIONE

Michela Murgia non danneggia solo le donne, ma la sinistra italiana. L’autrice di “Accabadora” da anni ha abbandonato la scrittura di ottimi romanzi per fare l’influencer politica. Con ottimi risultati per le sue tasche, ma pessimi per la parte che dice di rappresentare: la sinistra. Con le sue boutade, la Murgia allontana dalla sinistra elettori.

Lo scrittore e manager Paolo Landi, già collaboratore delle campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani, ha criticato le posizioni della Murgia, consolidate in un “luogocomunismo” che serve solo a guadagnare like sui social (di cui lo stesso Landi è esperto) e a vendere banali libri che non arricchiscono il dibattito. La scrittrice ha tradito la sua missione di intellettuale e il suo talento per diventare influencer. E così dividere la massa degli utenti (e non dei lettori) in due fronti, appiattendo il confronto a dicotomie maschilista/femminista o buonista/razzista. Chiunque pone dubbi viene additato come maschilista dai femministi alla Murgia (o viceversa), pur essendo più dalla parte delle donne della stessa scrittrice sarda.

Ci sono tante persone di sinistra, o comunque anche solo democratiche e antifasciste che non si riconoscono nella banalizzazione messa in campo dalla Murgia e da altri intellettuali, come può essere anche Roberto Saviano. Lo scrittore Walter Siti ne ha parlato nel suo ultimo libro “Contro l’impegno”. Queste penne hanno abbandonato del tutto o in parte le loro coraggiose battaglie da cui hanno avuto la celebrità inziale (il precariato per la Murgia, la camorra per Saviano) per divenire una sorta di opinionisti comodi per salotti televisivi e imperi editoriali al cui vertice troviamo multinazionali.

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È il caso di ciò che resta della Fiat, ora Stellantis, con la famiglia Agnelli-Elkann ad avere in mano quotidiani come La Stampa e La Repubblica, settimanali come L’Espresso, siti da milioni di click come HuffPost Italia e radio come Radio Deejay. La Murgia è al servizio del suo padrone. Un padrone, John Elkann, che teme la lotta di classe, come la temeva suo nonno negli anni caldi delle lotte sindacali. Quindi Saviano e la Murgia, validi scrittori, diventano fondamentali per deviare la discussione dalla richiesta di stabilità sociale di tanti giovani precari, e portarla su tematiche diverse, come il sessismo o il razzismo. Che sono cancri da abbattere, ma non come fanno questi scrittori. E non con loro come testimonial, dato che negli ultimi dieci anni, con loro a spadroneggiare sui social come principali avversari del salvinismo e dell’indifferenza verso chi soffre, queste due criticità si sono espanse a macchia d’olio, toccando i cuori anche di tanta gente che votava a sinistra o che comunque disprezzava la Lega e la destra.

La scrittrice sarda gioca a fare la bastian contraria per ottenere critiche a cui ribattere. Lo ha fatto recentemente, dichiarando di non sentirsi sicura per il fatto che il commissario straordinario alla pandemia, il generale Figliuolo, gira l’Italia in divisa militare. Frase ad effetto per far incazzare non solo i militari, molti dei quali hanno risposto piccati, ma anche la destra e certa sinistra, che ha colto la palla al balzo per attaccarla. Se ti impaurisce un generale in divisa vuoi che una Giorgia Meloni non ti risponda via social? Ed ecco un nuovo teatrino divisivo, mentre in Italia si lotta contro una pandemia, tra gente che muore, lavoratori di diversi settori che non ricevono un reddito e fascismi vari che soffiano sul fuoco. Un intellettuale “con le palle” avrebbe molte cose più intelligenti da dire che imbastire polemiche sterili. Ma la Murgia non è nuova al chiacchiericcio sul nulla.

La Murgia stroncò durante una puntata di “Quante Storie” il libro “Storie della buonanotte per ragazze ribelli”, perché mostrava solo modelli vincenti di donne. Ma se si scrive brevi biografie di figure che hanno lasciato il segno, uomini o donne che siano, è normale che vengano selezionati dei modelli vincenti. Se prendo un libro sui campioni dello sport è più probabile trovarci Coppi e Bartali piuttosto che Malabrocca, a cui comunque sono stati dedicati libri in quanto “perdente di successo”. Tra le donne raccontate nel libro vi era Margaret Thatcher. Secondo la Murgia, la lady di ferro non avrebbe meritato di stare lì. Eppure, per quanto politicamente distante tanto da me quanto da lei, la Thatcher fu la prima donna a capo di un governo in una grande nazione democratica europea. Chissà che dirà la nostra scrittrice quando forse avremo la postfascista Giorgia Meloni prima Presidente del Consiglio o la ciellina Marta Cartabia prima Presidente della Repubblica donna.

Questa donna sarda indebolisce, probabilmente con consapevolezza, la sinistra. Lo fa perché lautamente pagata da un gruppo industriale e da un gruppo editoriale che non sono certo dalla parte dei lavoratori. Il gruppo Gedi per cui scrive su L’Espresso fa capo appunto alla famiglia Agnelli-Elkann; il gruppo Einaudi per cui pubblica libri è di proprietà di un certo Silvio Berlusconi (di fatto la figlia Marina). Una che vive grazie ai soldi degli Agnelli e dei Berlusconi come può rappresentare la sinistra?

La Murgia è uno degli esponenti che si colloca a sinistra ma fa il gioco della destra. Per Salvini e Meloni la scrittrice sarda è l’avversaria che fa più comodo per compattare il proprio elettorato e fare proseliti tra quelli che non condividono il suo pseudo femminismo. Sono diverse le occasioni in cui l’autrice di “Accabadora” ha dato un assist alle destre. Nei giorni del Festival di Sanremo si è scagliata contro la cantautrice Levante, la cui colpa era di essersi dichiarata contraria alle quote rosa per la competizione canora. Levante venne definita dalla Murgia “una donna funzionale alla continuazione del sistema misogino”. Credo che sia molto più funzionale ai conservatori la scrittrice sarda che la cantante siciliana.

Michela Murgia è un male per la sinistra. Se la sinistra vuole tornare ad essere attrattiva, non solo per il suo zoccolo duro di elettori, è tempo che si cerchi nuovi influencer (purtroppo fondamentali per quest’epoca storica). Qualcuno che si schieri dalla parte dei lavoratori, del popolo in difficoltà. Come fecero decenni fa Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini o Carla Gravina (donna di cui abbiamo oggi ancora bisogno). E che imponga alla Murgia di tornare a fare quello che sa fare meglio: l’autrice di romanzi, cosa che purtroppo non è più da anni.

TAG: #Espresso, donne, einaudi, femminismo, Generale Figliuolo, influencer, intellettuali, Levante, Michela Murgia, murgia, Roberto Saviano, scrittori, sinistra, Walter Siti
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