fbpx
adv-76
<< CULTURA

L’arte libanese di Hayat Nazer: “Un cambiamento perpetuo”

| 10 Marzo 2021 | CULTURA

Hayat Nazer è un’artista libanese, nata a Tripoli nel 1987, conosciuta per dipinti e sculture e soprattutto per la statua della donna senza nome, che rappresenta Beirut. La città, che viene colpita con l’esplosione del porto il 4 agosto 2020 alle 18:08, orario riportato nell’orologio sotto la scultura e dove il tempo sembra si sia fermato per ricordare il tragico evento. Sempre ai piedi della Statua si trova un dipinto che ricorda “La liberté guidant le peuple” di Delacroix.

L’opera, alta circa tre metri,  viene creata con i detriti dell’esplosione e identificata in una donna, ferita e sanguinante. Ma che nonostante il dolore si rialza fiera con una forza viscerale e atavica, che solo una donna può avere. Diventa il simbolo di Beirut, dei suoi conflitti, e di un dolore sempre vivo, come la stessa ferita cruda sul volto della Statua.

adv-616

La Signora, minuziosamente assemblata con macerie e vetri rotti, troneggia nel porto e vigila con il suo scettro  tra le mani, una torcia di speranza verso il cambiamento. I capelli mossi dal vento, sembrano reali e rendono l’insieme un corpo sofferente e dinamico, “come se l’esplosione fosse ancora in corso”.

Hayat Nazer, prima di dedicarsi completamente all’arte studia Master in Media e Communications a Londra, si dedica al volontariato con le ONG, collabora al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e  l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). In seguito lascia queste attività per occuparsi delle sue creazioni, che in qualche modo si collegano alle questioni politiche e sociali del suo paese.  Crea la sua prima statua The Phoenix, con “tende distrutte dalle autorità”, nel 2019 e che viene collocata a Piazza dei Martiri, ma purtroppo demolita dai sostenitori del Governo.

Dopo l’esplosione del porto,  l’artista sofferente, sembra abbia raccolto molto materiale tra le macerie e ricevuto dagli stessi libanesi “oggetti preziosi”, che hanno poi dato vita alla nuova Signora del Libano frammentata, ma viva e combattiva, definita l’Amazzone del Libano. Un significato per Hayat e i cittadini “catartico”,  “trascendentale e significativo”. L’arte del recupero per testimoniare quello che tristemente rimane e quello che tenacemente può ancora diventare.

L’opera di Nazer è apparsa nel servizio del Giornalista Pietro Vernizzi per Mediterraneo su Rai3, utile per comprendere le difficoltà di una nazione ferita, che nella rivolta cerca un approdo verso un governo istituzionale, che dia dignità e riscatto al suo popolo.  E che attraverso l’arte, i graffiti attua la sua rivoluzione, esprimendo la rabbia, il dolore, per arrivare a uno Stato di legalità. L’arte come rivolta, una voce per chi solitamente non riesce a farsi ascoltare e prova a lasciare un segno tracciando un nuovo percorso.

Nazer racconta la sua opera come un modo per non soccombere agli eventi, mostrando il dolore, ma anche la forza di emergere, nonostante i frammenti e le tante vite spezzate, visibile dalla coperta rossa, che cinge il petto della statua. La torcia viene sostituita dalla bandiera libanese, ma resta poi solo un’asta simile a una spada, mentre il drappo si disperde nella forza del vento.

La statua è stata spostata dal porto nel timore che potesse essere distrutta come La fenice, e riprodotta una copia, simbolo di memoria e resistenza. Si spera che il Libano possa trovare la sua rinascita e l’arte essere la torcia che illumini e punti la meta.

L’artista, che sembra sia riuscita a completare l’opera in soli due mesi,  racconta la sua visione e ispirazione personale, intrisa e devota indissolubilmente alle sorti del Libano, Cedro Eterno.

L’arte è il mio modo di cercare la realtà, una realtà che trascende oltre un mondo di dolore e povertà che offusca il mio paese, il Libano. Venendo dall’altra parte della città, il mio volontariato nei “quartieri accidentati” ha impiantato una spinta perpetua al cambiamento. 

Un cambiamento che si riflette nei miei dipinti espressionisti astratti che aspirano a trasformare l’oscurità nella luce, a trascendere il bene in grande. Il mio nome Hayat, in arabo, significa “Vita”. Dipingo sulla fede nella vita, sulla speranza in un futuro migliore e sulle riflessioni del sé.  I miei dipinti acrilici aspirano a distruggere la realtà, incoraggiando l’Universo a cospirare per fare un cambiamento perpetuo”.

TAG: Arte, Esplosione porto, Hayat Nazer, Libano, Mediterraneo, Statua
adv-962
Articoli Correlati