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Occorre una cultura diffusa

| 2 Marzo 2021 | L'OPINIONE

I tempi sono difficili e non c’è da meravigliarsi se la partenza del governo Draghi avviene in salita. Nessuno si permette di dubitare sulle qualità eccezionali del premier, che al momento registra un consenso notevole nei sondaggi, ma molti si lasciano andare a distinguo sulla qualità della squadra: anche in questo caso, nell’opinione pubblica sembra circolare un giudizio non proprio benevolo sulla composizione del nuovo esecutivo.

Sin qui siamo però alla normale fisiologia della vita politica. Preoccupa un po’ di più l’attività, neppure troppo sotto banco, di coloro che essendosi identificati con il passato “modello Conte” lavorano adesso per costruire l’arrivo dell’ex premier alla testa dei Cinque Stelle in crisi.

È inutile perdere tempo a spiegare che i mesi si sono persi per la tendenza di Conte a rinviare i problemi, per la pervicacia sua e dei suoi per tenere in vita la sua maggioranza, e via elencando. E’ chiaro che l’arrivo dell’ex presidente della BCE segnerà un ridisegno della geografia politica italiana, sia di quella dei partiti, sia, forse ancor più, di quella dei sottosistemi di potere burocratico che si collocano intorno al passato governo.

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Adesso il problema non secondario è come Draghi si rapporterà con questo contesto. Essendo un uomo molto “navigato” conosce bene queste dinamiche ed ha dovuto in passato misurarsi con esse più volte. La domanda che ci si fa è se la sua strategia sarà solo quella di limitarsi ad aggirare le resistenze e gli scogli che quelle componenti seminano sul suo terreno o se agirà affrontandole in maniera più diretta.

Al momento tutto fa propendere per la prima ipotesi. Da personaggio esperto delle dinamiche di governo, Draghi sa che i sogni di rivalsa degli spodestati si spengono da soli col tempo. Dunque l’importante è non concedere loro lo spazio per inserirsi nel dibattito accreditandosi come interlocutori per contrapposizione col nuovo equilibrio.

Giustamente Draghi ha voluto insistere sul fatto che l’Italia deve affrontare una vera e propria “seconda ricostruzione”. Si tratta di un’operazione non solo importante, ma difficoltosa, perché richiede un cambio di mentalità, una revisione dei modi non solo di funzionare, ma anche di interpretarsi della nostra comunità politica.

Questa impresa per avere successo ha bisogno di reggersi su due gambe:  Da un lato una classe di governo di qualità e di esperienza, dal lato opposto però c’è bisogno di quella che in altri tempi si sarebbe chiamata una grande mobilitazione delle coscienze.

Mi riferisco ad una “cultura diffusa” o “ideologia” o creazione di un “clima” che aiuti la gente a condividere lo sforzo gravoso che è necessario per uscire dalla contingenza attuale.

C’è dunque bisogno di investire nella creazione di un sentimento sociale diffuso non solo sulla pericolosità del momento, ma sulle grandi opportunità che questo passaggio può dare al nostro paese. Bisogna sconfiggere decenni di disillusione se non di frustrazione sulle possibilità di avere una buona politica che operi per il bene del paese e dunque di tutti, incluse le generazioni in formazione e quelle che verranno dopo.

TAG: Conte, Mario Draghi
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