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Auguri a Gioacchino Rossini tra ironia, note e tartufi

| 1 Marzo 2021 | CULTURA

Il 29 febbraio ricorre l’anniversario della nascita di Gioacchino Antonio Rossini, compositore geniale, ironico e vigoroso di fama internazionale, definito Il Cigno di Pesaro. Le sue opere vengono rappresentate nei teatri più importanti del mondo e alcune già dai titoli si preannunciano ironiche e coinvolgenti, come L’equivoco stravagante, L’inganno felice, L’occasione fa il ladro. Appassionato anche di cucina e della buona compagnia e lontano dal genio tormentato, ma di buon umore e amante della vita.

Rossini a soli quattordici anni compone la prima opera e arriva al teatro giovanissimo nel 1810 con La cambiale di matrimonio, rappresentando e musicando commedie, tragedie, opere “serie e semiserie”. Si ritira prima dei quarant’anni e tra le sue opere  Il barbiere di Siviglia, La gazza ladra, L’italiana in Algeri, La Cenerentola, Il Turco in Italia, Otello e l’ultimo superbo lavoro Guglielmo Tell. Rossini rivoluziona  la struttura dell’opera, le vecchie regole, rendendo più dinamica e ricca la scena, l’orchestra, e usa con maestria il contrappunto. S’impongono i personaggi, il virtuosismo vocale “fortemente teatrale” e “regola il bel canto”.

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Nato a Pesaro da una famiglia umile, il padre trombettista in una banda provinciale e sostenitore della Rivoluzione francese e la madre cantante. Si spostano spesso in città diverse per le idee politiche del padre. Studia canto e pianoforte e a Bologna inizia a seguire il Liceo musicale.

Arriva giovane al successo a soli vent’anni, riuscendo a rappresentare alcune sue opere e viene considerato “tra i più grandi operisti della storia della musica per la precocità e la velocità di composizione”. Non è un caso che sia definito il Mozart italiano o il Napoleone della musica, che fa del suo “crescendo orchestrale” il marchio creativo rossiniano. Tanto da ricevere l’ammirazione di altri grandi come Beethoven, Wagner, Stendhal per l’originalità e la potenza. Stendhal scrive anche la sua biografia “Vita di Rossini“, e all’epoca Rossini nonostante i riconoscimenti ha solo trentadue anni. La sua particolare creatività e innovazione lo portano a una carriera fulminea.

Infatti, diventa Direttore del Teatro di San Carlo di Napoli dal 1815 al 1822, e sposa il soprano spagnolo Isabella Colbran, ma si lasciano intorno al 1830.

Nel 1824 a Parigi dirige anche il Théâtre de la comédie italienne e dopo la fine del rapporto con la Colbran si trasferisce definitivamente nella capitale francese. Qui compone Il viaggio a Reims “un’opera buffa”, poi Le Comte Ory e infine “Guglielmo Tell, capolavoro a cavallo tra classicismo e romanticismo”. Per opere buffe s’intende una “commedia musicale” comica, che fa riferimento a quella   d’arte, con temi comuni come la servitù. Mentre l’opera seria è priva di scene divertenti, si svolge sempre in tre atti ed è rivolta a  un pubblico elitario di nobili e sovrani.

Rossini comunque, dopo il suo ritiro a soli trentasette anni compone ancora musica, ma per diletto, gli amici e la seconda moglie Olympe Pélissier.  Negli ultimi anni sembra affetto da crisi depressive e appare molto umorale e meno creativo.

Le ultime composizioni sono quelle di musica da camera e sacra: Stabat Mater, Soirées musicales, e dei pezzi ironici Péchés de vieillesse, tradotti in Peccati di vecchiaia e definiti “semplici senili debolezze”.  Rossini in questo caso gioca con le parole e fra i titoli mordaci troviamo Mi lagnerò tacendo, Allegretto moderato, Scossa Elettrica, e quelli culinari  I ravanelli, Le acciughe, i Cetrioli,  Il Burro e i Fichi secchi. 

La sua passione per il cibo e le sue cene a Parigi diventano un evento, oltre che un luogo di scambio culturale. Banchetti anche con quattordici portate e tra i piatti preferiti i Maccheroni, il tartufo, i pasticci d’oca, il filetto, i zamponi, rognoni, dolci e i prodotti tipici italiani. Il piacere del cibo e le sue ricette  portano non solo goduria, ma anche problemi di salute all’apparato uro-genitale e sovrappeso. Sembra che fosse anche un discreto enologo e probabilmente la sua amicizia con il famoso chef dell’epoca Antonin  Carême è quasi scontata considerando i gusti. E come lui stesso ammette: “Non conosco un’occupazione migliore del mangiare… L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore”.

Inoltre,  tra le sue abitudini si ricorda quella di creare a letto e diventa proverbiale l’aneddoto riguardo a un foglio caduto dal talamo, in cui pur di non alzarsi e riprenderlo, preferisce pigramente riscrive la parte mancante. Il genio che dopo aver scritto per gli altri, ancora giovane sceglie di creare per se stesso, seguendo i suoi impulsi. D’altronde nel cercare l’ispirazione, scrive: “Sto cercando motivi, ma mi vengono in mente solo pasticci, tartufi e cose simili”.

Insomma, un personaggio unico, simpatico, creativo, goliardico, dedito agli scherzi “simpaticamente inaffidabile” e “amabilmente bugiardo”, che si spegne il 13 Novembre 1868 per un cancro al retto a Passy. Viene sepolto prima a Parigi e dopo alcuni anni la sua salma spostata a Firenze nella chiesa di Santa Croce, dove oggi è possibile onorarlo.

La morte non arresta il suo successo e le sue opere continuano a vivere nei teatri in periodi diversi anche con l’interpretazione di  Vittorio Gui, Maria Callas,  Claudio Abbado e altri nomi famosi. Per Giuseppe Mazzini resta: «Un titano. Titano di potenza e d’audacia […] il Napoleone d’un’epoca musicale». Rossini riesce con il suo estro a musicare di tutto e come lui stesso afferma: <<Datemi il conto della lavandaia e vi metto in musica anche quello>>.

Buon Compleanno al Maestro in un  crescendo dinamico e prorompente di Guglielmo Tell, per assaporare con la sua musica il piacere spumeggiante della vetta.

TAG: Gioacchino Rossini, musica
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