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Enrico Berlinguer: “Un uomo… di immacolata onestà”

| 19 Febbraio 2021 | CULTURA

Quando il presente decade e la visione si oscura, bisogna tornare al passato, a quelle figure nobili e integerrime, che hanno lasciato il segno con la loro onestà, l’impegno, la cultura e fatto la Differenza. E come non ricordare l’idealista e Grande Uomo Enrico Berlinguer, nato a Sassari il 25 maggio del 1922, da una famiglia borghese e antifascista e cugino tra l’altro del picconatore Francesco Cossiga. Berlinguer a soli quattordici anni segue il Partito Comunista iniziando la sua attività prima a livello locale, poi in Parlamento e  nella segreteria di Luigi Longo.  Fino a diventare dopo Longo, segretario del partito nel 1972, come uno dei più convincenti esponenti della sinistra, amato da tutti e conosciuto per il “ruolo pedagogico e di mediazione politica e sociale.

I suoi pensieri nobili lo portano al “Compromesso storico”, principalmente con il mondo cattolico, ma nonostante i suoi tentavi e la collaborazione con Aldo Moro, resta inattuabile. E al riguardo Berlinguer ammette: “Ci fu un’inversione di tendenza e gli accordi con noi non furono più rispettati ma furono violati.  Credevamo che la Dc potesse davvero rinnovarsi e modificarsi, cambiare metodi e politica, decidersi a porsi all’altezza dei problemi veri del paese. Non ho difficoltà a dire che abbiamo sbagliato”.

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Altro tema noto e che propone è la famosa “Questione morale”, in cui denuncia la corruzione dilagante nei partiti e le sue incongruenze, diventando meno credibili ai cittadini. Parla con il cuore nel suo idealismo di “austerità”, di “nuovi modi di governare”,“nuovi modelli di sviluppo”, intenzioni che non trovano spazio con personaggi ambigui, che mirano “all’immobilità” e si muovono per “tirare a campare”. Di certo lontani dalla sua visione politica più equa e umana: “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.”

Berlinguer si spegne l’11 giugno del 1984 a Padova per un’emorragia celebrale, qualche giorno prima viene colpito da ictus durante un comizio a Padova, lasciando un grande vuoto, che nessuno è mai riuscito neanche a tentare di colmare. Al suo funerale partecipano più di un milione di cittadini per onorare “L’ultimo idealista”, un Grande Uomo, rimpianto da tutti avversari e compagni, la moglie e i quattro figli e l’intero Paese.

Indro Montanelli di lui scrive: Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede”. 

Un Politico di contenuti e azioni concrete, non certo d’immagini e pose vincenti, ormai tanto diffuse e distanti da chi si sente  lontano o dimenticato dallo Stato.
Una personalità che ancora rincuora di esserci stata, di avere dato un esempio e proposto un’altra visione del potere nell’interesse del paese e non strettamente personale.

Le sue parole e le tematiche poste risultano straordinariamente attuali, come quelle riportate da Eugenio Scalfari nell’intervista del 1981, che aiutano a risollevare il morale, oltre che a porre la tanto nota e dibattuta questione.

Il piacere di rileggerlo per ringraziare l’opera di un uomo e il suo pensiero, illuminandosi d’immenso, per questo Straordinario connubio di Politica e Umanità chiamato Enrico Berlinguer, che è riuscito a convincere tutti con la sua alta e straordinaria moralità. Grazie!

I partiti non fanno più politica! La si faceva nel ’45, nel ’48 e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, scontri di idee ma illuminate da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. Oggi non è più così: i partiti hanno degenerato….I fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.
Gestiscono interessi, i più disparati, i più contradditori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun apporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si é ormai conformata su questo modello, non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica è fatta di nomi e di luoghi. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal Governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la RaiTv, alcuni grandi giornali.
Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se é utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi.
Molti italiani si accorgono benissimo del mercinomio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro é sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (ottenuti attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più…”. 

Eugenio Scalfari, Intervista del 28 luglio 1981

TAG: Enrico Berlinguer
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