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Nerone e i piromani della politica

| 7 Febbraio 2021 | CULTURA

Osservando lo scenario attuale nazionale e i tanti piromani della politica, viene in mente l’altrettanto incendiario Nerone (37-68 d.C.). L’Imperatore romano ultimo discendente della dinastia Giulio-Claudia, è passato alla storia per i suoi eccessi, come un folle e tiranno. Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, arriva al potere con l’aiuto della madre Agrippina Minore, sorella di Caligola, ambiziosa e priva di scrupoli, che nel 49 sposa lo zio l’Imperatore Claudio, spianando la strada al figlio verso il potere. Infatti, Nerone viene adottato da Claudio e  “imposto il fidanzamento con Ottavia, figlia di Claudio, di otto anni”, che sposa nel 53. Un anno dopo muore Claudio durante un pranzo, sembra per avvelenamento, e probabilmente con lo zampino di Agrippina favorendo la successione al figlio.

Nerone infatti, a soli sedici anni diventa Imperatore, restando al potere per quattordici anni. Muore anche Britannico il figlio di Claudio avuto da Valeria Messalina e  forse  non proprio per una crisi epilettica di cui soffre.

I primi cinque anni di governo, sotto la guida di Lucio Anneo Seneca, anche suo precettore, sono considerati un periodo buono, con molte riforme a favore del popolo.  Nerone introduce la riforma monetaria e fa costruire l’acquedotto neroiano, ma tante opere pubbliche restano incompiute.

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Comunque la felicità nell’Impero dura poco lasciando piano piano spazio a eccessi e deliri di potere, tanto da mandare a morte la stessa madre Agrippina, che sembra volesse detronizzare il figlio. Idea probabilmente suggerita da Seneca, che sembra fosse anche l’amante di Agrippina e ne conosca le intenzioni.  Nerone ripudia anche la moglie, prima allontanandola e poi per completare l’opera uccidendola.

Nerone sposa Poppea la sua amante, ritenuta una donna insidiosa e in competizione con Agrippina.  Ma dopo la condanna della madre, vive con i sensi di colpa, perseguitato dal suo spettro il suo equilibrio peggiora tra capricci e violenze, fino ad arrivare all’incendio di Roma. Nerone attribuisce l’evento del 64 d.C. ai cristiani, e sembra in realtà che non fosse neanche in città e che soccorra gli sfollati mettendo a disposizione i suoi giardini e derrate alimentari. Nelle persecuzioni cadono poi vittime della sua furia anche gli Apostoli Pietro crocifisso e Paolo decapitato.

Dopo la distruzione della città approva un nuovo piano regolatore che prevede case più basse in pietra e meno infiammabili e strade più ampie. Fa costruire un grande palazzo la Domus Aurea, la nuova dimora, usando i tesori dei templi, imponendo nuove tasse, che porta ulteriore malcontento.

In seguito, scopre una congiura per sostituirlo ed eliminarlo organizzata dal politico da cui prende il nome, nota come la Congiura di Pisone. E tra i nemici ci sono senatori, letterati, cavalieri, lo scrittore e politico Petronio, e anche lo stesso Seneca, tanto amato da Nerone, che lo obbliga a suicidarsi bevendo la cicuta.

Muore poi anche Poppea e si risposa, ma ormai è un uomo solo e dopo alcuni viaggi in Grecia, l’8 giugno del 68 d.C. viene deposto e lascia la città seguito da pochi fedeli. Il giorno dopo il 5° Imperatore si uccide aiutato da un liberto, sembra in una villa verso Vigne Nuove “sulle rive del Cecchina”.  Dopo la sua morte si diffonde la leggenda che lo descrive tra i più crudeli, tiranni megalomani.

In realtà secondo gli storici, Nerone non è tanto diverso dagli altri Imperatori e Governanti dell’epoca e di quelle successive. E che la fama attribuita sia dovuta dagli storici Tacito, senatore e nemico di Nerone e Svetonio. Non sembra neanche veritiero la sua instabilità mentale, l’incendio di Roma e la sua particolare crudeltà risulta al pari dei tanti, compreso il malcostume. Basta citarne alcuni nella storia da Erode, Attila, Diocleziano, Alessandro VI, Enrico VIII, che pure con Anna Bolena non è stato certo tenero, fino a Hitler e Stalin. Insomma, la crudeltà nella storia non è mai mancata, ma segue di pari passo l’uomo come un’ombra sinistra.

Nerone è noto anche per la sua passione per i giochi olimpici, l’arte, gli spettacoli, il canto e i versi poetici, che ama decantare annoiando i presenti costretti ad esultare invece di sbadigliare.

Di Nerone si racconta anche che, oltre la terza moglie Statilia Messalina, di cui si conosce poco, sposa anche due uomini: Sporo un liberto eunuco, che traveste da donna e Pitagora un bel giovane. Tanto per non tralasciare nulla e per alleggerirsi dopo le tante esecuzioni dei nemici o ritenuti tali.

Oggi non si eliminano fisicamente i nemici, ma si discreditano con altre forme di violenze, giochi di potere, subdoli e amorali, che fa dei nuovi Neroni i piromani della politica. Basti pensare ai tanti che girano nelle stanze di potere cinici e disinvolti, diversi e così uguali, persino i partiti a favore di un Italia viva, la uccidono infierendo il colpo finale. Sono tanti, troppi i piromani deliranti, che distruggono incapaci di costruire e senza neanche il fascino leggendario di un Imperatore. All’epoca di Nerone le fiamme divampano solo su Roma, oggi con l’aiuto dei leaders hanno invaso tutto il Paese, affetti da questo impulso ossessivo, convulsivo, distruttivo.

D’altronde Tacito racconta che quando alla nascita di Nerone ad Agrippina viene predetto di essere uccisa dallo stesso figlio, lei serenamente aggiunge: <<Che mi uccida pure purché regni!>>.

TAG: Nerone, politica
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