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Dal primo Settembre diciotto pescatori siciliani di Mazzara del Vallo sono sequestrati in Libia: un altro caso Marò?

| 4 Dicembre 2020 | CRONACA

Dal primo Settembre i pescherecci d’altura Antartide e Medinea e i relativi equipaggi per un totale di diciotto persone, tutti appartenenti alla prima marineria siciliana di Mazara del Vallo, si trovano sequestrati nel porto di Bengasi, con gli equipaggi in stato di fermo, accusati di chissà quale crimine nascosto. Da quasi tre mesi, i  marinai italiani, si ritrovano in stato di fermo con i natanti ormeggiati nel porto di Bengasi, con la fantomatica e deleteria accusa di traffico di droga.

Entrambe le imbarcazioni, al momento della cattura da parte dei militari della guardia costiera agli ordini del Generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, si trovavano in una zona che secondo gli esperti non era di competenza della marina libica. Il fermo dei pescatori italiani, fa pensare ad un atto da parte delle forze irregolari libiche, di assoluta arbitrarietà con la violazione dei trattati di diritto internazionale, in materia del limite delle acque internazionali che lo stesso governo libico, presieduto da Haftar ha occupato senza nessuna autorizzazione ed estendendo i limiti della acque territoriali da ventidue miglia a settanta miglia.

Una presa di posizione, quella del Generale Haftar che fa pensare molto su quale sia ormai da tempo, la situazione politica in Libia, che allo stato attuale risulta spaccata in due, dove a Bengasi il Generale Haftar reclama l’assoluta sovranità della Libia e a Tripoli, il Premier Al Serraij, riconosciuto dall’ONU e dalla UE, non intende -forte anche dell’appoggio da parte della  Turchia– arretrare di un solo millimetro le posizioni del governo regolare di Tripoli.

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In un clima, dove spiccano gli interessi di diverse nazioni, attirate anche dall’enorme serbatoio energetico di cui la Libia dispone, i pescatori di Mazzara del Vallo, risultano in stato di fermo, in quanto le fantomatiche autorità del posto, accusano con documentazione fotografica gli stessi pescatori, di traffico di droga.

L’Italia, dal canto suo non riesce a mediare la situazione, le puntuali richieste da parte delle autorità libiche, sarebbero quelle di uno scambio, tra i pescatori italiani, ed alcuni personaggi detenuti in Italia con il reato di immigrazione clandestina, dunque scafisti responsabili di un naufragio, che ha causato la morte di 49 migranti nel 2015 secondo le nostre autorità, e non dei giovani calciatori in cerca di fortuna nei paesi europei, quest’ultima sarebbe la versione dei familiari dei giovani in Libia.

Fatto sta, che i toni di Bengasi sembrano essere quelli di un ricatto che fa pensare al fermo continuato dei nostri pescatori in Libia. La Farnesina, porta vanti delle trattative? Fin ora le prese di posizione, appartengono solo e semplicemente alla mobilitazione dei normali cittadini, compresi i familiari dei pescatori che da tre mesi, non vedono i propri cari. Per il resto non è bastato l’appello del Papa, le posizioni del presidente dell’ANCI Leoluca Orlando in Sicilia, dove ha sensibilizzato tutti i primi cittadini e le amministrazioni comunali, sopratutto di quei paesi con flotte pescherecce annesse, ad esprimere solidarietà verso le famiglie e gli armatori.

Il Governo centrale a Roma, sembra troppo impegnato a studiare e varare, nuovi decreti e restrizioni con la oramai nota sigla, Nuovo DPCM relativo alle misure Anti Covid. Il Ministro degli Esteri Di Maio, sembra abulico e poco interessato alla vicenda dei pescatori Mazzaresi? A quanto pare, non esiste nessuna interpellanza parlamentare in aula, per risolvere una crisi con un gruppo di Guerriglieri che hanno preso di mira due pescherecci, che secondo le fonti vicine agli ambienti mazzaresi, operavano a Nord di Bengasi in acque internazionali, senza aver violato i limiti territoriali libici.

Non è la prima volta che i pescherecci italiani, siano stati fermati dalla Guardia Costiera libica e costretti a raggiungere i porti libici, ma questa volta il caso dei pescherecci Antartide e Medinea, lascia presagire ad un altro e tristemente famoso caso. Il Caso Marò.

Oltre ai Sit-In di protesta da parte delle famiglie dei pescatori e degli armatori stessi, la solidarietà da parte delle marinerie di Sicilia, non è mancata, così come le prese di posizione da parte del governo regionale in particolare dal Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci e dall’Assessore Regionale alla pesca e all’agricoltura Edgardo Bandiera, proprio quest’ultimo oltre ad esprimere solidarietà e vicinanza alle famiglie dei pescatori, attraverso il profilo social ha diramato un comunicato in merito alla delicata questione dei pescatori mazzaresi: “Continuiamo con forza a chiedere al governo nazionale di impegnarsi fattivamente, per far sì che i nostri marittimi possano tornare immediatamente a casa e poter riabbracciare, finalmente, i propri familiari”.

Nel frattempo, su proposta del Governo Musumeci, arriva anche un sostanziale aiuto derivante dalla rimodulazione dei fondi del dipartimento di Agricoltura, che ha stanziato una cifra pari a cento cinquantamila euro, di cui centomila euro destinati alle famiglie dei pescatori e cinquantamila destinati ai due armatori dei pescherecci, per far fronte alle spese di carburante e ai mancati introiti derivanti dal pescato.

“In questo delicato momento”, ha spiegato l’Assessore Regionale Bandiera(Fonte Cronaca di Sicilia), “abbiamo scelto la via della concretezza cercando di alleviare le criticità , non solo delle famiglie dei pescatori, ma anche degli armatori. Il Governo Musumeci“, ha continuato l’Assessore Bandiera, “mantiene alta l’attenzione verso questa delicata vicenda e oltre ad essere vicino e solidale alle famiglie dei pescatori e agli armatori, ha voluto intervenire con questa misura finanziaria nella speranza che il Governo centrale, si impegni per riportare a casa i nostri marittimi per poter riabbracciare le proprie famiglie”.

L’ultimo laconico comunicato da parte del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio è datato 15 Ottobre 202o, dove in una nota dello stesso Ministro si legge che une delle priorità del governo italiano sarebbe quelle di riportare a casa i pescatori di Mazara del Vallo. Ma la trattativa sembra arenata e pare non si a così semplice da portare avanti dove persino la diplomazia dell’isola di Malta, pare stia lavorando alla delicata questione.

Nella vicenda dei pescatori italiani, ruota attorno un vorticoso giro di accordi ed interessi tra le principali società armatrici di Mazara del Vallo, il Governo italiano e lo stesso Governo del Generale Haftar che forte dell’appoggio francese e degli Emirati Arabi, uniti all’Egitto e alla Russia di Putin, pare abbia fatto di questi accordi un enorme interesse commerciale sia per la pesca la Gambero Rosso che all’oro nero presente nel territorio libico.

Una società maltese pare si sia occupata della mediazione che doveva avvenire tra le società armatrici e il governo libico, che aveva imposto un dazio per ogni chilo di Gambero Rosso pescato e il rifornimento da parte dei pescherecci di carburante a basso costo nel territorio libico. Un Dazio voluto da Haftar  con un doppio guadagno sia sul pesce che sul gasolio.

Il Governo di Tripoli non ha visto di buon occhio quella trattativa e di conseguenza la Federpesca Italiana si è vista costretta ad indietreggiare. Una miscela di interessi e risentimenti su scala internazionale che ha messo alle corde lo stesso Haftar di fronte alle promessa fatta al popolo che sarebbe quella di riportare in Libia i giovani condannati in Italia e quindi da parte delle autorità di Bengasi la richiesta di uno scambio alla pari, in cambio della liberazione dei pescatori italiani.

In questo vortice di vicende legate agli interessi di diverse nazioni, qualcuno pensa che la Francia di Macron, possa essere l’alleata migliore per la liberazione degli ostaggi? Ma quale ruolo gioca l’Italia nel Mediterraneo Centrale? Forse la garanzia doveva essere legata proprio a quegli accordi siglati qualche anno e che la Federpesca ha dovuto ritirare di fronte al dissenso del Governo di Tripoli.

Risultato? Un altro “Caso Marò“, il fallimento totale della nostra diplomazia che soccombe di fronte ai capricci di un Signore della Guerra, ben voluto e accettato da certa UE, insensibile alle richieste e pressioni fatte dalle famiglie che reclamano i propri mariti e padri nella mani di gente priva di scrupoli.

TAG: Federpesca Italiana, Libia, pescatori, Regione Sicilia
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