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Il Cimitero degli Inglesi con le sue tombe artistiche e monumentali fa sembrare anche la morte più bella e soave

| 22 Novembre 2020 | CULTURA

Passeggiando per Roma “nel rione Testaccio, vicino a Porta San Paolo, a lato della Piramide Cestia”, ci si trova vicino al Cimitero acattolico, detto anche inglese, dove riposano grandi personalità tra cui poeti, pittori, scultori, protestanti, ebrei. In tutto vi risiedono in pace e comodamente distesi circa quattromila persone, o almeno quello che resta di loro.

Il luogo nasce dalla necessità di seppellire fuori dalle mura i non cattolici, come studenti benestanti stranieri, inglesi, tedeschi, che con il Gran Tour diffuso tra il Settecento e Ottocento arrivano per ammirare le bellezze della città. Per un periodo molti di loro vengono seppelliti vicino all’attuale Muro Torto, insieme a criminali e prostitute e proprio per evitare l’ambiente desolante, si pensa a una nuova costruzione per i “Signori”.

Infatti, il Sant’Uffizio approva nel 1671 <<che ai “Signori non cattolici” cui toccava di morire in città fosse risparmiata l’onta di trovare sepoltura assieme alle prostitute e ai peccatori>>. A Roma all’epoca, vi sono tanti piccoli cimiteri e per il famoso Campo del Verano bisogna aspettare il 1837. Intanto, anche per gli ebrei la sepoltura avviene nell’attuale Roseto comunale, che oggi è particolarmente in fiore forse proprio per le antiche e fertili ceneri disperse.

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Invece, il nucleo originario del Cimitero acattolico sembra risalga all’acquisto del terreno di una “piccola comunità di stranieri”, come luogo di sepoltura. In seguito  “nel 1716 Papa Clemente XI concesse ai membri della Corte Stuart in esilio di essere sepolti di fronte alla Piramide di Caio Cestio”, a cui si aggiungono poi altre sepolture.

E nello stesso anno inizia la costruzione del Cimitero e viene aperto l’11 ottobre del 1821, per poeti, politici, pellegrini, attori e suicidi non ammessi dalla “comunità cristiana” in terra consacrata. Infatti, devono essere seppelliti fuori le mura e di notte in sordina per evitare possibili manifestazioni.

Il posto tra il 18.-19. secolo è anche conosciuto come “I prati del popolo romano”, usato per il pascolo e qualche passatempo.  Il cimitero negli anni viene anche ampliato due volte fino al 1894 e con il Sindaco Ernesto Nathan definito “Zona Monumentale d’interesse nazionale”, dichiarandolo “culturalmente importante”.

Nel luogo vengono seppelliti molti inglesi, prendendo tale denominazione, ma in realtà sono presenti anche altre nazionalità come tedeschi, russi, greci, americani e orientali. Inoltre appare come uno dei posti rari, dove la convivenza religiosa viene sancita in perfetta pace e armonia tra ortodossi, protestanti, islamici, buddisti e altri ancora, come dimostra anche la varietà linguistica delle iscrizioni tombali. Inizialmente le sepolture sono prive di “memoria sepolcrale”, che poi si diffonde a metà Settecento e tra le prime quella di uno studente inglese George Langton.

Nel tempo il cimitero degli artisti e dei poeti,  dominato dai cipressi secolari, fiori e prati, diventa “un museo a cielo aperto”, con le sue sculture, gli angeli, le poesie. Un posto sereno, di cultura,  bello da vedere,  nonostante la morte non abbia mai avuto un bell’aspetto, fa pensare a una buona collocazione per un Eterno riposo. Per quanto sia possibile e impossibile da evitare come scrive Arthur Schopenhauer non essendoci “rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo”.

Tra i grandi personaggi storici la tomba di Antonio Gramsci, con i versi di Pier Paolo Pasolini. Lo scrittore Carlo Emilio Gadda, il poeta John Keats morto nel 1821 di tubercolosi e Percy Bysshe Shelley annegato un anno dopo e poi cremato e seppellito nel luogo. La moglie Mary autrice di Frankenstein, sembra che riesca a recuperare il suo cuore e a farlo seppellire insieme con lei alla sua morte. Alcune tombe sono definite delle vere opere d’arte, come quella della moglie dello scultore William Wetmore Story, che riposa con il figlio e che lui ha scolpito, morendo e aggiungendosi dopo averla completata. “L’opera, Angel of Grief, raffigura un angelo gemente disteso sul sepolcro”, una vera e toccante meraviglia.

E tra loro a farsi compagnia in tacito silenzio, altri nomi illustri come Bruno Pontecorvo, Antonio Labriola, Gregory Corso, Ursula Hirschmann,  Belinda Lee, Hendrik Christian Andersen, Arnoldo Foà… Persino il gatto Romeo, che insieme ai suoi amici felini popola il cimitero, giace sotto una pietra dal 2006. E tra gli ultimi arrivati nella nuova casa riposo, amati e sottratti purtroppo all’umanità Andrea Camilleri e da poco il Grande Gigi Proietti, cremato e in attesa di sepoltura, che continua ad allietare con la sua immensa bravura.

Grandi artisti che condividono una cornice romantica, rara, dove ancora aleggiano parole e opere nobili e pensanti, sperando che per loro l’atmosfera renda  “il sonno della morte men duro”. Non essendo la fine gradita a nessuno e considerando che nell’assentarsi, come ricorda la buonanima di Oscar Wilde:

“Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra.”

TAG: Cimitero degli Inglesi
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